L’insostenibile pesantezza della burocrazia

L’insostenibile pesantezza della burocrazia

di Giuseppe Foscari *

Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Ci avevano promesso un mondo con una burocrazia più leggera. Il web, la globalizzazione, ci hanno ripetuto più volte, ci avrebbero permesso di velocizzare tutto, le pratiche, i certificati, ci avrebbero evitato le odiose file; un mondo di opportunità e spensieratezza si sarebbe aperto ai nostri piedi in un rapporto sinergico tra istituzioni e cittadini. Sarebbe stata la nuova rivoluzione copernicana delle pubbliche amministrazioni.

E noi a crederci.

Con la posta certificata, poi, tutto sarebbe diventato più agile e agevole, i plichi ponderosi con ammassi di carte sarebbero stati consegnati al passato, alla memoria storica. Nulla sarebbe stato più come prima. Quanta carta avremmo risparmiato, quanti alberi salvati, quanto spreco evitato! Quante gare d’appalto rapide e tutte facilmente controllabili!

Così ci hanno sempre detto. E noi a crederci.

In fondo, tutto sembrava assolutamente plausibile. Internet ci avrebbe sicuramente facilitato, perché è nella sua natura semplificare e velocizzare, i due verbi del millennio.

Ma non tutto sta girando nella giusta direzione.

Intendiamoci, molti passi in avanti ci sono stati, molte procedure si sono davvero velocizzate. Molte, ma non tutte, soprattutto nel rapporto con la pubblica amministrazione. Sta qui il vero problema.

Già perché in varie istituzioni dello Stato all’atavica elefantiasi della burocrazia hanno fatto seguito procedure informatizzate che invece di essere sostitutive, hanno finito per sommarsi a quelle cartacee. Col risultato che il lavoro di molti funzionari e dipendenti si è addirittura raddoppiato invece di semplificarsi. E, cosa altrettanto inopportuna, le stesse procedure informatiche si sono rivelate sovente più complesse di una buona biro e di un foglio di carta.

Per carità, nessun desiderio di ritorno al passato, a penne e fogli ingialliti, che continueremo ad usare quando avremo nostalgia del contatto fisico con la carta, cosa che abitualmente facciamo ancora, pur considerandoci parte integrante dell’homo tecnologicus della nuova specie.

È possibile individuare le cause dell’aggravio di cui parlavo?

Credo che una certa resistenza al cambiamento duri ancora nelle pubbliche amministrazioni; è vero che una parte del personale pubblico non viene messo in condizione di aggiornarsi e comprendere tutte le procedure tecniche e legali per affrancarsi definitivamente dalla carta e dal peso della burocrazia farraginosa. C’è anche da considerare il fatto che non pochi dipendenti continuano a basare il loro potere, che è un potere di portare avanti o meno determinati progetti, di realizzare o meno determinate innovazioni, proprio sul guazzabuglio e l’inefficienza burocratico. Senza considerare che appare innato nella tradizione burocratica italiana il desiderio di leggi concepite per appesantire il lavoro di funzionari e dipendenti, per non parlare di quello di noi docenti, costretti oramai a seguire pastoie burocratiche svariate e completamente inutili, se non addirittura dannose.

Internet è una conquista, ma occorre che sia accompagnato da norme che riducano all’osso l’insostenibile pesantezza della burocrazia e che siano chiare, semplici, rapide ed efficaci, altrimenti diventerà una falsa e illusoria conquista.

Sarebbe come legare un masso di trecento chili al collo di Usain Bolt.

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

redazioneIconfronti

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