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L’inutile festa del teatro dimenticato

L’inutile festa del teatro dimenticato
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

Sabato 22 ottobre, il Ministero dei Beni Culturali ha invitato i teatri italiani a festeggiare “il teatro” aprendo le sale gratuitamente agli spettatori. Una iniziativa per promuovere un’arte che tanto lustro ha dato alla nostra cultura e che in questi ultimi tempi non vive certamente una delle sue migliori stagioni. Infatti, la prosa ormai viene vista, soprattutto dalle generazioni più giovani, come qualcosa di datato che poco si accorda alle nuove e più veloci sensibilità metropolitane tutte orientate sui media digitali. Quest’ultimi sono diventati, diciamo la verità, così pervasivi e, spesso, anche un po’ tossici e patologici dai quali si fa fatica a staccarsi. E poi, il teatro costa; costa, a volte, molto di più di una serata passata nelle varie “movide” cittadine che da diversi anni animano le nostre città e che promuovono un facile divertimento per tanti giovani che preferiscono passare così il loro tempo libero. Se così stanno le cose, si capisce bene che per il teatro non c’è molto spazio. È bene ricordare che in teatro è privilegiato il rapporto diretto e non virtuale tra spettatori e attori, un impegno più forte d’attenzione sui contenuti dell’ azione performativa come atto comunicativo, un tempo e ritmo meno frenetico e più lento che chiede d’andare in fondo alle questioni poste. Detto questo, la festa che vorrebbe tirar su le sorti del teatro (e che quindi risponde ad una nobile causa), in realtà, si scontra con la gravissima crisi economica in cui versano la maggior parte delle imprese teatrali italiane, compagnie e teatri. Non si può nascondere che l’intero settore è in ginocchio. Spesso per problemi propri di incapacità legate ad un’organizzazione e distribuzione sbagliata, ad incapacità di promuovere nuovi repertori e di ricerca di nuovi pubblici, ma anche perché lo Stato, le Regioni e gli Enti locali non hanno fatto fino in fondo il loro dovere. Quando, insomma, le risorse che le leggi mettono a disposizione delle imprese dello spettacolo vengono erogate con enorme ritardo e quando si cambiano le regole col treno in corsa cercando di favorire sempre e comunque i più forti, allora c’è poco da festeggiare. Tanti sono i teatri e le compagne che in questi ultimi tempi hanno dovuto interrompere il loro lavoro e molte sono fallite. Che si venga a chiedere d’essere ancora una volta in prima linea per difendere “il teatro”, mi sembra davvero troppo. Lo difendano, allora, chi in questi anni ha avuto sempre e comunque corsie privilegiate, coloro che da anni e anni vivono comodamente seduti sotto l’ombrello protettore di uno Stato “padrino”, e lascino in pace chi ancora con gran fatica cerca, nonostante tutto, di tener desta “quella passione” che è stata, dopotutto, la propria vita.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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