Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Cultura » Libri&Recensioni » L’io allo specchio nell’ultimo romanzo di De Luca

L’io allo specchio nell’ultimo romanzo di De Luca

L’io allo specchio nell’ultimo romanzo di De Luca
Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli, 2018
di Luigi Zampoli

Giro_Oca_DeLucaCos’è magia, la gente del Sud lo sa bene: una scena improvvisa, un’invenzione, un incontro sospeso tra immaginazione, sogno e coscienza.
Nel suo ultimo libro, Il giro dell’oca, Erri De Luca innerva di parole tutto questo e ci racconta di un dialogo impossibile, con il figlio mai avuto, in una sera invernale di buio naturale, il fuoco da un camino, leggendo la favola di Pinocchio.
Ci si può sentire padri nel breve lampo di una notte?
Sì, se il figlio, che l’autore descrive ormai adulto, resta lì ad ascoltare i racconti di vita del padre, in silenzio, per poi prendere la parola e squarciare il flusso di ricordi, inaugurando un dialogo talmente denso e quasi ossessivo da assumere il senso di una confessione dell’io narrante Erri, genitore spiazzato da quella improvvisa paternità. Da dove nasce tutto questo?
Un’immaginifica presenza che, nello spazio di una sera poi sfociata nell’intera notte, mette un uomo di fronte alle convinzioni e alle scelte di una vita, tutto ciò in cui ha è creduto, combattuto, dagli ideali della giovinezza alle scelte dell’età adulta. La vita di Erri raccontata a un figlio che ha appena preso forma in una notte d’inverno, ora conosciuto, sfiorato e mai venuto al mondo per una decisione di una madre troppo giovane.
È tutto immaginato e, tuttavia, talmente reale che la narrazione ben presto si emancipa dal suo prologo e il lettore si ritrova in un confronto serrato tra un uomo, ciò che è stato ed un figlio mai nato; un figlio che non fa sconti al padre, dopo aver assistito muto al suo fluire dei ricordi, del passato: entra in scena, prende la parola e dà libero sfogo alle proprie curiosità, interrompendo la narrazione con osservazioni e rilievi, sulle scelte fatte in una vita, le fasi dell’esistenza, la politica, i libri, l’amore … tutto.
È il figlio, a un certo punto, che di rimando tesse la vita del padre, le cui parole via via sembrano offrirsi alla ricerca incessante del suo “ospite” improvviso…: è il figlio o semplicemente un altro da sé?
Il reale lascia il passo al vero, come in ogni incanto che si rispetti.
L’invisibile e l’impossibile diventano il vero; in fondo, con uno stratagemma, Erri De Luca si emancipa dal reale per raccontarsi sin dall’infanzia: la madre, il padre, il ’68, gli anni della contestazione e della lotta armata, fino all’impegno da volontario a Sarajevo e Mostar, durante la guerra civile nell’ex Jugoslavia.
Tutte le sensazioni, gli stati d’animo, che l’esistenza ha elargito sono restituiti al figlio, che nell’incedere delle pagine acquista sempre più personalità, da immagine sbiadita si fa uomo, un uomo che riesce parlare di tutto con il padre.  Troppo forte l’eco del Pinocchio di Collodi per non citarlo, come d’altronde lo stesso autore fa all’inizio del dialogo.
Le parole sono l’unico rimedio per non far sbiadire quella conversazione di una sera, una sola sera che vale una vita, un’occasione unica per una profonda riflessione sul passato e sul futuro possibile, una dimensione che da personale e familiare giunge a un orizzonte collettivo, universale.
Le ultime pagine del libro descrivono il congedo. Il figlio ha compreso chi è il padre, si affida alla metafora “so che sei giostraio….sei vagabondo da una storia all’altra…” e lo saluta quando ormai la brace sta per spegnersi e con essa il fuoco che gli ha dato vita.
“Rientro nel tuo spazio, dal quale sono uscito perché mi hai fatto posto. Rientro nel tuo corpo…”.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3640

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto