Lun. Ago 19th, 2019

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Lirica allo stremo, i fenomeni Oren non incantano più nessuno

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Si incentivino le iniziative locali come i laboratori di scenotecnica e costumeria
di Pasquale De Cristofaro

In tante istituzioni liriche italiane stanno, ormai, venendo i nodi al pettine. Repliche che saltano per mancanza di fondi; spettacoli che, addirittura, vanno in scena senza l’intera orchestra, con in buca soltanto uno o due pianoforti, nel tentativo vano di non fermare la “serata” (teatro Petruzzelli di Bari). Anche a Salerno, a quanto pare, le cose stanno volgendo al peggio. Leggo su un quotidiano della città che nei giorni scorsi si è verificato un vero e proprio ammutinamento da parte dei coristi del Verdi. Essi ritengono di essere sfruttati con paghe bassissime e ritmi di lavoro intensissimi. Spero che l’aspra vertenza si ridimensioni ma, di fatto, la miccia si è accesa e nulla sarà più come prima. La programmazione del nostro Massimo cittadino è stata fino ad ora considerata un “miracolo”. Tanti titoli in cartellone con ottimi interpreti e con una spesa, tutto sommato, modesta. Gli spettacoli, per la verità, sono stati sempre ordinari, almeno nelle scene e nelle regie, senza punte di particolare originalità; eppure, hanno riacceso la “passione” in molti melomani assopiti dai troppi anni in cui era venuta a mancare una proposta del genere. Da sempre puntando su titoli consolidati e sicuri, si è però, a mio parere, trascurato l’elemento che poteva far scattare intorno all’operazione un reale interesse nazionale: l’esecuzione di opere nuove o mai rappresentate. Il “fenomeno” Oren da solo non è bastato. In realtà, un interesse nazionale c’è stato ma generico. Detto questo, occorre prendere atto che la situazione è cambiata, la crisi economica morde ferocemente e la fase recessiva non ci abbandonerà tanto presto. Queste considerazioni ci portano a concludere che Salerno, forse, anche in questo campo ha fatto il passo più lungo della gamba. Ora, per non essere tacciato di catastrofismo, se da una parte penso che bisognerà ridimensionare il tutto, certamente, dall’altra auspico un cambiamento radicale. Niente più promesse impossibili, parlare un linguaggio di verità e abbandonare questo virus della “straordinarietààà” che ha contagiato tutti i salernitani, dal primo cittadino all’ultimo. Non abbiamo bisogno di cose straordinarie, ci accontenteremmo di cose ordinarie a patto, però, che funzionino. Non è più tempo di proclami ma di rimboccarsi le maniche e tenere in vita solo ciò che è scrupoloso tenere in vita. Per tornare alla Lirica, meno titoli, magari, e più lavoro; incentivando e professionalizzando, per esempio, l’iniziativa locale con laboratori di scenotecnica e costumeria. In questi anni oltre i tanti maestri e i tanti cantanti che si sono succeduti sulle scene, troppo poco è restato, in termini di crescita culturale e musicale, sul territorio.

1 thought on “Lirica allo stremo, i fenomeni Oren non incantano più nessuno

  1. ragionamento limpido.
    ma il ridimensionamento si annuncia ormai totale, per l’intera città e per la completa sua amministrazione.
    un ridimensionamento che non è in prima battuta economico, ma mentale.
    di questo, fondamentalmente, salerno ha bisogno.
    sentir dire frasi come “siamo secondi solo alla scala” o “siamo secondi solo al metropolitan”, non soltanto denotano palesemente la non conoscenza di quelle realtà, ma si stanno rivelando per quello che sono: sciocchezze!

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