L’irriducibile sentimento tedesco di unità nazionale

di Beatrice Benocci

La sera del 9 novembre del 1989, 28 anni dopo la sua drammatica costruzione avvenuta nell’agosto del 1961, cadeva il Muro di Berlino. Kennedy l’aveva definito il male minore, mentre Kruscev la cosa buona. La costruzione del Muro chiudeva, infatti, un lungo capitolo della storia tedesca, europea e internazionale. Soprattutto eliminava, in tempi di guerra fredda, un pericoloso focolaio in centro Europa. Proprio la collocazione geografica di Berlino, a est in pieno territorio tedesco-orientale, il suo essere divisa – come del resto la Germania – in quattro zone di occupazione, la rendevano ad un tempo strumento di pressione e elemento di debolezza dell’azione di Washington e Mosca. Come non ricordare quindi la crisi di Berlino del 1948, che aveva portato al completo isolamento della città, e la successiva crisi del 1958 conclusasi solo con la costruzione del Muro. In realtà il Muro non escludeva Berlino dalla contrapposizione est-ovest, esso la trasformava. Va ricordato, infatti, che il Muro era stato voluto tenacemente dal leader tedesco-orientale Ulbricht per porre fine alle continue fughe di cittadini tedesco-orientali verso ovest, per poter finalmente costruire un secondo stato tedesco efficiente e competitivo. Ancora nel 1962 in piena crisi di Cuba, in occasione di un colloquio con il Borgomastro di Berlino Ovest Willy Brandt, Kennedy avrebbe sottolineato come gli americani non si sentissero liberi di agire su Cuba a causa di Berlino. L’osservazione del presidente americano racchiudeva in sè tutto il dramma tedesco. Così come nel 1962 la Germania era divisa in due stati tedeschi, la stessa Berlino in quattro zone di occupazione e i tedeschi erano in attesa di un trattato di pace dalla fine della seconda guerra mondiale, così lo sarebbero stati ancora nel 1989. E Washington, come del resto Londra, Parigi e Mosca, in quanto potenze di occupazione, ne erano responsabili. Ora occorre chiedersi, come ha potuto il sentimento di riunificazione rimanere immutato nel corso di questi decenni, fino a rendere il momento della caduta del Muro un momento memorabile, di una gioia incredibile, in grado di perdurare mesi e mesi e accompagnare il popolo tedesco in uno sforzo immane di ricostruzione e nuova condivisione. Nel 2004, nel quindicesimo anniversario della Caduta del Muro, commentando le difficoltà sociali ed economiche vissute in quel momento dai cittadini tedeschi a causa della riunificazione, Kohl dichiarava: «abbiamo vissuto separati per quarant’anni e le conseguenze della spaccatura erano più profonde di quanto pensassi […] per me è chiarissimo che sta crescendo una nuova generazione comune, per la quale le categorie Est e Ovest non contano più nulla e che vuole costruire insieme il suo futuro». Il sentimento di riunificazione ha finito col vincere sul tempo. E lo si deve, soprattutto, al socialdemocratico Willy Brandt e alla sua Ostpolitik. Nell’estate del 1965 Brandt era giunto alla conclusione che non fosse più possibile attendere: una nuova generazione di tedeschi che non aveva conosciuto l’unità, ma che riconosceva l’esistenza di un secondo stato tedesco, stava crescendo. Occorreva quindi una nuova azione politica in grado di restituire ai tedeschi dell’ovest la chiave del dialogo con i tedeschi dell’est, che accettasse il prezzo della sconfitta (rinuncia ai territori dell’Oder/Neisse, riconoscimento del trattato di Monaco come non valido ab initio e rinuncia all’utilizzo dell’arma nucleare). Solo così Bonn avrebbe potuto porsi a capo di un processo di rinnovamento che avrebbe visto la Repubblica Federale Tedesca quale paese leader del processo di integrazione europea, sostenitore di una politica di distensione e disarmo e fautore di una politica di riconciliazione con i paesi orientali. Solo attraverso il pagamento di quel prezzo l’azione tedesco-occidentale sarebbe stata credibile e solo nel quadro di un’Europa allargata la riunificazione sarebbe stata possibile. Il rischio insito nella nuova strategia tedesco-occidentale era alto: la Germania Occidentale avrebbe pagato il prezzo, ma avrebbe potuto perdere, se il popolo tedesco non avesse dimostrato nel tempo di desiderare ancora la riunificazione, l’obiettivo più ambito.

La citazione:J. Quoos, U. Vetterick, I giovani cancelleranno la ferita del Muro in Corriere della Sera, 9 novembre 2004

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *