Liste pulite, ecco chi potrà candidarsi e chi no

Liste pulite, ecco chi potrà candidarsi e chi no

Conto alla rovescia per il varo delle regole sulle «liste pulite» che proveranno a esordire già per il voto nel Lazio, in Lombardia e Molise a fine gennaio. E’ davvero a buon punto il testo per riempire la delega al governo sulla incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva. Sarebbe praticamente ormai definito e mancherebbe solo l’imprimatur dei ministri interessati che arriverà entro il fine settimana. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari bene informate. Nel testo, su cui proseguono gli incontri dei vari tecnici, sarebbe incluso anche il reato della concussione per induzione, quello contestato a Silvio Berlusconi nel processo cosiddetto Ruby, e che il Pdl tentò al Senato, con gli emendamenti del senatore Compagna, di riformare.
Neanche una ventina gli articoli del decreto delegato che l’esecutivo sta mettendo a punto. Nessuna deroga ai principi della delega e, dunque, nessun riferimento a coloro che, condannati, non abbiano una sentenza passata in giudicato. Spetterà ai partiti, semmai, stabilire se includerli o meno nelle liste da presentare agli elettori. Il “divieto” ad accedere ad incarichi elettivi sarebbe modulato sulla pena accessoria stabilita dal giudice e sarebbe pari al doppio di questa. I reati contemplati sono indicati dai principi della delega approvati da Camera e Senato. Riguarderebbero quindi quelli di grave allarme sociale come terrorismo, 416 bis, reati contro la P.A. e la personalità dello Stato. La concussione per induzione introdotta nel ddl anti-corruzione cui la delega fa riferimento è nell’articolo 319 quater: l’induzione indebita a dare o promettere utilità. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da 3 a 8 anni”. Appena ieri il procuratore per i minori nel processo Ruby, nella sua relazione ha sostenuto che quanto avvenuto nella questura di Milano si è svolto secondo la prassi abituale.

m.amelia

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