L’Italia dei non lettori in mano ai grandi editori. Web compreso

L’Italia dei non lettori in mano ai grandi editori. Web compreso

di Francesco Prisco*

Francesco Prisco
Francesco Prisco

«Nei Paesi totalitari d’Oriente c’è la censura politica e i mezzi di comunicazione di massa sono controllati dallo Stato. Nelle democrazie d’Occidente c’è la censura economica e i mezzi di comunicazione di massa sono controllati dalle élite al potere. Certo, la censura che si esercita alzando i costi e concentrando i mezzi di comunicazione nelle mani di poche grosse imprese è meno ripugnante della proprietà statale e della propaganda governativa; ma è sempre una cosa che un democratico jeffersoniano non approverebbe».
Sono parole di Aldous Huxley, un grande intellettuale britannico. Risalgono al 1959 ma potrebbero essere state pensate mezzora fa. Questo perché il genio visionario che immaginò “Il mondo nuovo” aveva compreso con grande anticipo in che direzione stava andando la cosiddetta industria culturale del cosiddetto mondo libero. Dall’età di 16 era quasi totalmente cieco, eppure il suo sguardo arrivava molto più lontano di quello tanti suoi contemporanei: «Costano troppo – scriveva -, per l’Uomo piccolo, polpa di legno, macchine moderne, agenzie di stampa». Il ritratto dell’editoria nell’epoca della grande crisi non è affatto dissimile dal quadro desolante tracciato da Huxley. Scrivi libri e devi confrontarti con un mercato che qui in Italia è tutto in mano a sei grandi gruppi: Mondadori, Rcs, Messaggerie, De Agostini, Giunti, Feltrinelli. Pubblicano i testi, li distribuiscono, li commercializzano coprendo l’intera filiera di settore. Hanno bisogno di fatturare grandi numeri e allora, in un questa barzelletta di Paese che non legge più, si stanno specializzando nella pubblicazione di libri che parlano a un pubblico di non lettori: costruiscono casi editoriali fondati sulla spendibilità mediatica degli autori. Creano il “personaggio” e gli fanno scrivere o gli scrivono il libro. Il successo del secondo sarà garantito dal primo. Fai il giornalista e devi confrontarti con un mercato che qui in Italia è altrettanto monopolizzato da pochi grandi gruppi che in alcuni casi coincidono con quelli che controllano il mercato dei libri. Di editori puri non ne esistono ecco perché nel nostro Paese non esiste un grande giornale che non sia portavoce di interessi di parte. Politici ed economici. Grandi gruppi che si tollerano, si confrontano secondo le logiche di una blanda concorrenza e finiscono per fare cartello. E la cosiddetta editoria indipendente? Nessuno sarà mai disposto ad ammetterlo, ma è concepita come un lusso, tollerata a conferma delle garanzie costituzionali e di fatto resta marginale. Pensateci ogni volta che un giornale indipendente chiude, ogni volta che una casa editrice non imparentata con le “sei sorelle” fallisce o si ritrova acquistata da un grande gruppo. Non vi costerà troppa fatica: succede abbastanza spesso coi tempi che corrono. E internet? I blog, il self publishing, i social network sono davvero quel sopraffino strumento di democrazia che ci raccontano? Danno davvero voce a chi non ne ha? Forse è proprio così che stanno le cose. Poi ti colleghi a Facebook e, chissà come mai, ci ritrovi la pubblicità dei cantanti e degli scrittori che ti piacciono. Cantanti e scrittori prodotti dalle solite major. Perché Internet  è uno strumento potente. Ma diventa ancora più potente quando a usarlo sono i  grandi gruppi.

*Giornalista e scrittore (foto). Il suo ultimo romanzo è “Bomba carta. Processo al  sistema delle concentrazioni editoriali” (Guida, €19,00, pp. 331)

redazioneIconfronti

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