L’Italia di Prandelli non passerà per la tagliola dei play-off

di Nino Ruggiero
Foto: repubblica.it

La classe è classe, non si discute. Bastano due lampi di genio di un Pirlo non al meglio della condizione atletica per dare il “la” a due splendidi gol: il primo messo a segno da De Rossi con un’incornata da due passi su cross pennellato dalla destra; il secondo segnato da un rigenerato Balotelli innescato da un lancio millimetrico da centrocampo sempre del metronomo juventino.
Intuizioni, lampi, bagliori di un grande e incommensurabile campione seguiti a ruota – come da copione di ordine fisico – anche dall’immancabile tuono rappresentato da atleti che si chiamano De Rossi, insostituibile e infaticabile nel suo movimento a centrocampo, ma presente anche, quando occorre, sottorete; e da Balotelli, una spina costante e perciò fastidiosa nel fianco della difesa danese. In questa specie di festival dei valori tecnici non va sottaciuta la prodezza balistica di Montolivo, un atleta che sembra rinato in un centrocampo che gli consente tatticamente la licenza di puntare anche a rete.
Ma è tutta la squadra nel suo insieme che ha giocato una partita all’altezza delle aspettative. La difesa ha presentato la novità De Sanctis, al posto dell’infortunato Buffon e il portiere napoletano non ha fatto rimpiangere il più titolato compagno. Buone anche le prestazioni dei due terzini d’ala Abate e Balzaretti che non hanno fatto mancare il loro apporto anche alla fase offensiva, specie nella prima parte della gara. Su livelli di guardia anche la coppia centrale Chiellini-Barzagli che hanno concesso pochissimo spazio ai rispettivi avversari. E’ il reparto di centrocampo che ha convinto di più. Attorno a Pirlo, faro indiscusso della manovra, catalizzatore di ogni iniziativa offensiva, hanno girato come meglio non potevano i vari De Rossi, Marchisio e Montolivo. Un reparto veramente con i fiocchi che riesce a interpretare bene sia la fase difensiva che quella di proposizione.
Tre gol all’attivo consegnano a Cesare Prandelli un mezzo passaporto per le finali di Brasile 2014. Ci sono altre gare impegnative in programma nel prossimo anno, ma è impressione comune – soprattutto alla luce dell’esibizione contro i danesi – che la squadra possa centrare direttamente, al primo posto del suo girone, il bersaglio della qualificazione senza passare per la tagliola dei play-off.
La partita con la Danimarca è stata bella; non è facile che una squadra possa vincere e convincere al tempo stesso. L’Italia lo ha fatto. Si è presentata con un’inquadratura tetragona, con una difesa ben protetta da un centrocampo che non ha mai difettato in quantità e qualità e con due attaccanti con l’argento vivo addosso, sguinzagliati su tutto il fronte offensivo.
Peccato per l’imperdonabile fallo commesso da Osvaldo a inizio ripresa che ha costretto l’Italia a rinserrare le fila; pur in inferiorità numerica per oltre quarantacinque minuti, la squadra ha saputo interpretare tatticamente il difficile momento e addirittura con uno scatenato Balotelli è poi riuscita a mettere il suggello definitivo alla gara.

 

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