“L’Italia è un paese di m…”, dirlo è vilipendio alla nazione

“L’Italia è un paese di m…”, dirlo è vilipendio alla nazione

CASSAZIONEDire “l’Italia è un paese di merda” è reato, più precisamente: vilipendio alla nazione italiana. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che lo scorso tre luglio ha confermato la condanna a mille euro di multa (pena condonata) inflitta a un uomo di Campobasso.
Il protagonista della storia si era particolarmente arrabbiato con due carabinieri che tempo fa lo avevano fermato perché viaggiava a bordo della sua auto con un solo faro acceso. L’uomo, nella circostanza, aveva inveito contro i due militari, contestando loro che “invece di andare ad arrestare i tossici di Campobasso” perdevano tempo in “queste stronzate”, cose che “capitano in questo schifo di Italia di merda”.
Prima il Tribunale e poi la Corte di Appello di Campobasso hanno assolto l’uomo dal reato di vilipendio all’Arma, condannandolo invece per il reato di vilipendio alla nazione italiana previsto dall’articolo 291 del Codice Penale.
L’imputato ha presentato ricordo in Cassazione, affermando la non rilevanza penale della frase detta in un momento di rabbia, con la quale non intendeva affatto disprezzare lo Stato italiano. Per l’imputato quella frase rappresentava solo un “esercizio di libera manifestazione del pensiero”.
La Suprema Corte, con la sentenza numero 28730, ha condannato l’imputato con la seguente motivazione: il diritto di manifestare il proprio pensiero “non può trascendere in offese grossolane e brutali prive di alcuna correlazione con una critica obiettiva”. Inoltre – precisa la Cassazione – perché si configuri il reato in questione, “è sufficiente una manifestazione generica di vilipendio alla nazione effettuata pubblicamente”. In particolare – ritiene la Suprema Corte – il reato di vilipendio “non consiste in atti di ostilità o di violenza o in manifestazioni di odio: basta l’offesa alla nazione, cioè un’espressione di ingiuria o di disprezzo che leda il prestigio o l’onore della collettività nazionale”. In conclusione, il comportamento dell’uomo che, “in luogo pubblico, ha inveito contro la nazione”, “sia pure nel contesto di un’accesa contestazione della contravvenzione”, integra per la Cassazione il delitto di vilipendio: ciò “sia nel profilo materiale, per la grossolana brutalità delle parole pronunciate pubblicamente, tali da ledere oggettivamente il prestigio o l’0nore della collettività nazionale, sia nel profilo psicologico, integrato dalla coscienza e volontà di proferire, al cospetto dei verbalizzanti e dei numerosi cittadini presenti sulla pubblica via, le menzionate espressioni di disprezzo”.

(b. r.)

Barruggi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *