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L’Italia fuori dal tunnel? Attenti, ci “preparano” alle elezioni

L’Italia fuori dal tunnel? Attenti, ci “preparano” alle elezioni
di Alfonso Liguori

Foto: ilsole24ore.com

A leggere stamane, mercoledì 22 agosto, h 7.00, i grandi titoli dei quotidiani veniva veramente da ridere.
Le tanto famigerate agenzie di raiting, Moody’s e Fitch, dopo mesi di denigrazione, hanno improvvisamente promosso l’azione del governo italiano, ed il Bel Paese nel 2013 potrà considerarsi fuori dalla crisi. E i sottotitoli rincalzavano con la notizia che le borse volano e l’incubo spread pare dissolversi nei fumi dell’oblio mattutino.
A scavar dentro gli articoli, non è proprio così: per prima cosa ci piacerebbe conoscere il ‘quando’ del 2013, a gennaio o a dicembre? Gli articoli non lo dicono, ma forse per un operaio o un cassaintegrato sapere quanto ancora deve penare fa differenza, non foss’altro che per organizzarsi; ma sopra tutto, le agenzie si limitano a dire che il percorso che il Governo italiano sta compiendo è buono, ma va portato a compimento con una serie di riforme dalle quali, a lor dire, non si può prescindere; ciliegina sulla torta: lo spread è in verità sempre sopra i 400 punti.
Viene da ridere… perché in realtà non c’è niente da ridere!
Semmai dovremmo domandarci come mai questa improvvisa euforia.
La si può imputare al caldo che ha mandato in tilt i neuroni dei più, oppure alla consapevolezza, tutta dei “gestori” dell’informazione, che la maggior parte degli italiani si limita alla lettura dei soli titoli, un po’ per pigrizia e molto perché con la crisi i quotidiani non li compra più accontentandosi delle rassegne stampa televisive.
E le notizie si incrociano con altre notizie, di ieri e di oggi: prima la Fornero, poi Monti, poi Passera, ci raccontano che grazie al loro operato la crisi va spegnendosi, quasi se la suonassero e se la cantassero; la politica tradizionale continua ad annaspare e ad aggrovigliarsi; di nuove leggi elettorali nemmeno l’ombra; Georges Soros avverte i mercati che stanno esagerando; Draghi ripete come mantra che l’euro è irriversibile; Monti usa sempre più spesso, chissà quanto incosciamente, la parola ‘guerra’; la Grecia entra e esce dall’Euro un giorno sì e uno pure; gli economisti di mezzo mondo si scontrano sulla filosofie; la ‘contro-informazione’ replica i suoi urli scandalistici; e il Presidente Napolitano, tra una problema telefonico e l’altro, continua a chiedere nuove leggi elettorali, nonché equità, salvo però rinunciare in toto al suo emolumento, unico atto che gli ridarebbe un po’ di credibilità, vista la situazione generale e visto che la sua posizione di imprescindibile privilegio gli consente di vivere senza un solo euro in tasca.
Dato tutto questo, e molto altro ancora, dunque, cosa ci sarebbe da pensare?
Forse, molto semplicemente, che la voglia è di andare a rivotare con il ‘porcellum’, fare la grande coalizione, e rimettere Monti e i suoi sodali dove sono adesso perché portino a compimento il ‘grande progetto’ di riduzione drastica dei diritti conquistati dai cittadini negli anni. E perché quegli stessi i cittadini avallino ciò, necessita consenso e credibilità. Facile, quindi, pensare che il Sistema si muova, metta in atto e plauda al lavoro dell’esecutivo, spingendo a fare altrettanto. È un gioco sulle parole, dove non contano i fatti, ma l’innestare un dubbio che domani, così procedendo, diviene un’interiore certezza, poiché come c’insegna Roland Barthes la parole sono una chimica impalpabile che ci entra dentro e ci modifica senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
In fondo, come risposta può funzionare…
Peccato che adesso, h 9,30, mentre scrivo, il quotidiano on line de La Stampa, ci comunica che le Borse hanno nuovamente aperto al ribasso e lo spread ha ripreso a salire.
Povero Napolitano, povero Monti, non glie ne va bene una.
E a me viene davvero da ridere… anche se non c’è niente da ridere.

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