L’Italia sprofonda agli ultimi posti per libertà di stampa

L’Italia sprofonda agli ultimi posti per libertà di stampa
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

I giornalisti che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato sono quelli maggiormente in difficoltà. Lo dice Reporter senza frontiere (RSF) che retrocede l’Italia al 77° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo.

Il nostro Paese retrocede di quattro posizioni rispetto all’anno scorso. Meglio di noi in graduatoria ci sono anche Burkina Faso e Botswana.

Sulla metodologia con cui RSF stila una graduatoria sui paesi che hanno maggiore libertà di informazione nel mondo qualcuno ha avanzato, però, dei dubbi.

A determinare il 77° posto in classifica del nostro Paese, ci sono le minacce di morte a chi fa informazione e le conseguenze giudiziarie per i giornalisti al centro del caso Vatileaks. Ma i processi che coinvolgono tuttora Nuzzi e Fittipaldi si svolgono tra le mura dello stato Vaticano e non nello stato italiano. E poi, come ha rimarcato Mentana sui social – che ha provocatoriamente chiesto “a quando una classifica degli organismi che stilano classifiche?” – i giornalisti che vivono sotto protezione per le minacce della criminalità potrebbero essere “un segno di forza del giornalismo, non di debolezza”.

La metodologia usata da Rsf si basa su metodi quantitativi e qualitativi.

In sintesi, le risposte a un questionario – a cui rispondono giornalisti, sociologi ed esperti di legge – vengono combinate con i dati quantitativi di abusi e atti di violenza nei confronti dei giornalisti nell’anno. Le domande del questionario – composto da 87 domande e tradotto in 20 lingue – riguardano, tra le varie cose, anche il pluralismo, l’indipendenza dei media, l’autocensura, il quadro legislativo e la trasparenza.

Il report di quest’anno, per quello che riguarda l’Italia, parla di dati allarmanti. Fa riferimento, citando “la Repubblica”, a un numero di giornalisti sotto la protezione delle forze dell’ordine (tra i 30 e i 50), e parla di episodi di violenza nei confronti dei giornalisti, incluse intimidazioni verbali e minacce di morte, allarmanti.

La Finlandia resta dal 2010 al primo posto in graduatoria: è a tutti gli effetti secondo RSF, la nazione in cui l’informazione è più libera. Al secondo posto c’è l’Olanda, al terzo la Norvegia. Al 16° la Germania.

In coda alla classifica l’Eritrea (180°), preceduta dalla Corea del Nord (179°).

I dati RSF evidenziano anche in Africa una situazione migliore rispetto all’America. La relazione sottolinea l’atto di coraggio del fare informazione in paesi di guerra, come per esempio accade in Iraq, Yemen e Libia. Particolarmente critiche, invece, le condizioni dell’informazione in Venezuela, dove il report parla di “violenza istituzionale” e in Brasile per “corruzione”.

redazioneIconfronti

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