Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

ll discutibile valore dei soldi

3 min read
di Antonio Memoli

Ci passano tra le mani tutti i giorni, c’è chi li accumula e chi li sperpera, chi li guadagna e chi li ruba: i soldi, popolarmente i quattrini. La moneta è nata con l’obiettivo di essere uno strumento unico per misurare una prestazione di cui si aveva bisogno in modo obiettivo o dare un scala di valore agli oggetti. Poi, nei secoli, sono arrivati gli interessi, le cambiali, le speculazioni e l’inflazione: strumenti di un mondo basato sul denaro.

Per molti oggi i soldi sono tutto. Qualcuno però inizia a chiedersi: ma se alla fine, i soldi servono solo a comprare delle cose perché non tornare a scambiarsi gli oggetti, senza intermediazioni monetarie? Nasce così l’idea di Passamano, un negozio davvero particolare dove non servono banconote, né monete per prendere ciò che serve.
Passamano è il primo non-negozio, un freeshop nato a Bolzano, basato sulla filosofia del recupero e del riutilizzo, dove cioè si compra senza pagare, perché gli oggetti non hanno prezzo.
Il progetto appartiene a una rete di iniziative che favoriscono il riuso dei beni e un approccio più cosciente con le risorse e lottano contro gli sprechi, la società dei consumi, l’usa e getta. “L’idea, spiega al quotidiano Alto Agide una delle promotrici Gaia Palmisano, nasce all’interno del movimento internazionale Transition Town fondato dall’inglese Rob Hopkins. L’obiettivo finale è quello di creare una dimensione partecipativa con metodi che lascino spazio alla creatività individuale”. Passamano sembra un negozio ma, di fatto, “ne è l’antitesi, continua la promotrice, nulla vi viene venduto. Ognuno può entrare e prendere ciò che più gli è utile o che più gli piace. In cambio non viene richiesta nessuna forma di compenso. In questo modo usciamo completamente dalla logica del do ut des cercando di creare contemporaneamente un’alternativa al consumismo e allo spreco, ripristinando un senso di comunità“.
Il freeshop prende spunto da un lato da quelli che sono stati i principi che hanno regolato il commercio fin dalla civiltà antica, ovvero il baratto e lo scambio, e dall’altro da quelli che invece sono i nuovi indirizzi in fatto di consumi moderni: il riciclo, il riuso, la limitazione dello spreco e la sostenibilità umana e ambientale. Viene così a promuoversi un approccio meno utilitaristico all’acquisto e si implementa un modello che concretizzata la logica del dono. Il dono crea relazione mentre lo scambio monetario è una situazione fugace, di pochi istanti, trascorsi i quali i contraenti riprendono la propria strada senza che si sia creato alcun legame fra loro. La maggior parte dei nostri negozi, soprattutto i centri commerciali, sono esempi emblematici di queste non-relazioni, luoghi in cui si entra e si esce, dove spesso si scambiano poche parole ma si bada fin troppo alle merci in esposizione, al loro prezzo e a come possono combinarsi efficacemente nei nostri universi di consumo. Andrea Nesler, uno dei promotori di Passamano, fa notare come chi va da Passamano per donare un oggetto ha un approccio completamente differente da chi lo mette in vendita: infatti dare un prezzo a qualcosa che per noi ha un valore affettivo rischia di svalutarlo, monetarizzarlo, cambiarne la natura rispetto alla storia ed ai ricordi che l’hanno legato alla nostra vita. Invece in un freeshop entrano ed escono persone che oltre a cercare qualcosa che potrebbe essergli utile, portano con sé oggetti a cui sono legati da tempo e per cui sentono la necessità di spiegarne la storia agli operatori o agli altri clienti. Ci si sofferma a chiacchierare sul perché una data cosa non ci serviva da tempo ma era rimasta nel nostro sgabuzzino o su come certi oggetti hanno segnato passaggi importanti nelle nostre vite, come quando abbiamo cambiato casa, lavoro, coinquilini. Il freeshop diventa un hub per i Nuovi Stili di Vita.

Antonio Memoli
changes.nsv@gmail.com

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