Lo scandalo dei vitalizi

di Pasquale De Cristofaro

Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
La notizia che tre consiglieri regionali del Lazio ancora relativamente giovani, con appena cinque anni di contributi, avessero già maturato un vitalizio di 3500 euro mensili, “grida vendetta”; suona come uno schiaffo per tutti quegl’italiani che con la legge Fornero, invece, ne dovranno avere almeno sessantasei di anni per vedersi riconosciuto il trattamento pensionistico. Insomma, ci si chiede sgomenti, come è stato possibile che dopo tanti discorsi, appelli, articoli, trasmissioni televisive in cui si sono denunciate le storture di un sistema pieno di privilegi, accadono ancora fatti del genere? È inspiegabile, a prima vista. La crisi che in questi anni ha messo letteralmente in mutande gli italiani, sembra non aver lasciato alcuna conseguenza su una classe politica tra le più corrotte, inefficaci ed inconcludenti della nostra storia repubblicana. C’è da indignarsi, ma non basta più. Bisogna svegliarsi al più presto da questo torpore, da questa prudenza che ci riduce ad una afasia complice. C’è l’esigenza di tornare a chiedere a gran voce che sia restituita dignità a noi italiani; dobbiamo pretenderlo e, democraticamente, sbarazzarci quanto prima dell’imbarazzante palude che non permette al nostro paese d’uscire dall’impasse in cui ci hanno trascinato. Di tutto questa situazione, però, (dobbiamo esserne coscienti) non siamo innocenti ma corresponsabili. Siamo stati, infatti, troppo spesso collusi, abbiamo preferito non disturbare il “manovratore” di turno, abbiamo ceduto ai ricatti pur di vedere confermate le nostre piccole rendite di posizione. Dobbiamo, in una parola, essere noi stessi i primi e principali promotori di un cambiamento radicale, nelle nostre vite, nei nostri comportamenti. Uscire da uno stupido e narcotizzante narcisismo, avere più coraggio di confrontarsi e, soprattutto, ricominciare a pensare con la nostra testa. Essere spietati verso noi stessi, pretendere un rigore maggiore a cominciare dal nostro lavoro. Recuperare pensieri nuovi e non conformistici. È naturale e logico che fare questo presuppone un cambio di paradigma. Presuppone avere il coraggio di rimettersi di nuovo in gioco, ridiventare capaci di progettare un nuovo futuro possibile per i nostri ragazzi. Un’utopia a portata di mano se solo riuscissimo ad immaginarci ancora capaci di “scalare il cielo” senza aver paura di commettere un peccato mortale.