Lo scontro Monti-Berlusconi sulle tasse già oscura Bersani

Lo scontro Monti-Berlusconi sulle tasse già oscura Bersani

Scintille tra Mario Monti e Silvio Berlusconi a colpi di interviste tra radio e Tv. L’offensiva mediatica del Professore prevede, già oggi, un nuovo appuntamento. E’ a Uno Mattina sulla Rai. Resta defilato al momento Pier Luigi Bersani. «Lasciamo a Monti e Berlusconi la rissa, per ora», dicono i suoi. Solo poche presenze mirate, quelle del candidato premier del centrosinistra. Come quella della sera di Capodanno al Tg1 delle 20, prima dell’intervento del presidente Giorgio Napolitano. La scena, dunque, al momento è tutta per Monti e Berlusconi. Il Professore continua a delineare il profilo della sua offerta politica. Fuori dai poli. Contro il bipolarismo di questi anni. Dalle «parte delle riforme», come ha spiegato ieri a “Radio Anch’io”. «A Bersani che mi ha chiesto di dire con chi sto, rispondo che io sto per le riforme che rendono l’Italia competitiva e creano posti di lavoro», ha detto Monti che ha criticato poi il Cavaliere che «ha usato contro di me armi improprie, come i valori della famiglia. La cosa si commenta da se». Ma non ha risparmiato, anche oggi, frecciate contro i «conservatori» Nichi Vendola e Stefano Fassina. Oltre alle critiche, Monti ha anche avanzato alcune proposte e fatto alcune promesse, come quella di abbassare le tasse. «E’ diventato un politico…», ha commentato Berlusconi secondo cui «Monti ne ha dette tantissime ultimamente, ma quello che dice non ha credibilità con gli italiani». Con le dichiarazioni degli ultimi giorni, ha attaccato il Cavaliere, «Monti ha contribuito ad alimentare il teatrino della politica».
Per Monti dunque la collocazione politica della sua coalizione è dettata dalla stella polare delle riforme piuttosto che dallo schema destra-sinistra. «Io sono salito in campo non schierandomi contro i singoli partiti ma fortemente per determinate idee». La sfida, ha sottolineato il Professore, «è tra chi vuole cambiare il Paese e chi, come Vendola o Fassina, è a protezione delle rendite e si oppone al cambiamento». Secondo il premier, Vendola e Fassina «vogliono conservare, per nobili motivi, un mondo del lavoro cristallizzato, iper protetto rispetto ad altri Paesi. Io sono perché l’Europa si batta per avere una tutela ancora più avanzata ma perché nei singoli Paesi creiamo le condizioni per maggiori posti di lavoro». Parole a cui il leader di Sel ha replicato con durezza: «C’è un antico riflesso autoritario nelle parole di Monti che pensa che difendere i lavoratori sia un atteggiamento conservatore». Ed ancora sull’invasione mediatica del Professore, Vendola rincara: «Se Monti sta occupando tutti gli spazi radio-tv, da mattina a sera. Non dice barzellette come Berlusconi. Ma ha imparato benissimo cosa sia l’uso e l’abuso dei mass-media. Monti il tecnico! Tecnicamente un berlusconiano da manuale…». Nel Pd i rinnovati attacchi di Monti contro Stefano Fassina vengono presi anche con un po’ di ironia. «Lo sta facendo diventare un personaggio, una campagna fantastica per Stefano…». Da parte sua il responsabile Economia del Pd, reduce da una notevole affermazione alle primarie dei parlamentari, non si tira indietro dal controbattere al Professore. «Per i livelli di reddito di coloro che ne entrano a far parte, la lista Monti somiglia sempre più alla lista Rotary…». «Monti porta avanti una linea che assomiglia a quella del Partito popolare europeo, un partito inserito in un percorso di politica economica che vede nella svalutazione del lavoro la maniera per tornare a crescere», aggiunge Fassina sottolineando anche la «scarsa sensibilità istituzionale di Monti» nella scelta di Enrico Bondi come collaboratore alla definizione delle liste elettorali. C’è poi quella promessa di abbassare le tasse, fatta da Monti, fa discutere il Pd. Dirigenti di “vecchia” data come Anna Finocchiaro che invita il Professore a «a non farsi prendere la mano da demagogia e antipolitica». Ma anche nuovi acquisti come Massimo Mucchetti. «Promettere di abbassare di un punto le tasse è un ottimo proposito, ma non è un pensiero da Nobel… ciò che è importante non è dirlo ma spiegare come si finanzia questo tipo di operazione, altrimenti è solo demagogia». Monti ha anche spiegato di non avere ambizioni per il Quirinale. «Non è mai stato mio obiettivo, chi può proporsi un obiettivo di quel livello? Ma gli osservatori politici dicono che quella sarebbe stata una eventualità probabile, oggi forse meno probabile». Certo, il ruolo del Professore è ormai quello di competitor sia verso Bersani che Berlusconi. E sul Cavaliere, anche oggi, Monti non si è risparmiato. Sia sulla commissione d’inchiesta sui motivi che avrebbero portato al governo tecnico: «La trovo una idea interessante, stravangante, tardiva». Poi sulla “giravolte” del leader Pdl ha aggiunto: «In altri momenti, forse allora ero un leaderone, mi ha offerto di prendere la guida del fronte dei moderati. Poi ha detto che il governo ha fatto solo disastri, poi che ha fatto tutto il possibile. Spero che gli elettori siamo meno confusi di me». Ribatte Berlusconi, ospite nel pomeriggio, a Sky Tg24. «C’è una assoluta linearità di comportamento da parte mia, mi sarei fatto indietro se Monti avesse accettato e se fosse stato capace di federare tutti i partiti di centrodestra. Non è successo, e io sono ancora qui con grande sacrificio a fare il leader della coalizione». Il Cav ha spiegato che il suo avversario è e resta Bersani ma si è riservato un ultimo affondo contro Monti: «Non ho mai detto che è un leaderino, ma i sondaggi mi danno il suo partito a meno del 10%». Tutto questo potrebbe diventare uno dei temi del possibile confronto tv tra i candidato. Oggi Monti si è detto disponibile: «Se le regole lo permetteranno e senza aspettare che lo impongano, con grande piacere».

m.amelia

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