Lo sgambetto dell’Europa

Lo sgambetto dell’Europa
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

La millenaria storia dell’Europa si è bruciata nell’infame sgambetto che la giornalista freelance Petra Laszlo ha rifilato a quel papà siriano con il bimbo in braccio in fuga dalla polizia ungherese, facendolo ruzzolare miseramente a terra. Un video crudo e spietato che ha fatto il giro del mondo determinando, così pare, il licenziamento della donna, almeno fino a quando non si saranno calmate le acque. È stato – ahimè! – facile rivedere in quella scena lo stesso gusto sadico che provavano i nazisti quando prendevano a calci gli ebrei nei lager. Un sottile e perfido piacere con cui si voleva umiliare il giudeo, per le nefandezze storiche di cui era accusato dal nazismo, dall’aver causato la morte di Cristo al detenere un ragguardevole potere economico.

Non bastavano le manganellate della polizia o costringere i siriani a lunghe code a piedi o in autobus per recarsi al confine tedesco o austriaco, ma bisognava offenderli, mortificarli, violarli nella dignità, esattamente come Hitler voleva che ci si comportasse per sterminare il nemico storico.

Dobbiamo ringraziare un altro giornalista tedesco, Stephan Richter, che ha ripreso la scena e ha deciso di mostrare all’opinione pubblica mondiale la cattiveria della giornalista, che è molto vicina agli ambienti dell’estrema destra Jobbik del paese magiaro, altrimenti tutto sarebbe passato sotto silenzio.

Ma cosa c’è dietro quel gesto? C’è tutto il disprezzo della destra xenofoba e aggressiva, ungherese ed europea, che si nutre in quella terra di cimeli inneggianti al nazismo e all’antisemitismo; c’è la campagna del filo spinato e dei muri eretti per impedire l’entrata dei profughi provenienti dagli scenari della guerra civile in Siria; c’è tutta la cultura nazionalpopolare e populista di un paese che vuole difendere ad ogni costo la propria terra dagli sconvolgimenti mondiali che il capitalismo europeo e americano, con il suo atteggiamento da predone, ha provocato in Medio Oriente e nei paesi del nord Africa.

Se una giornalista scende così in basso, però, vuol dire che nel suo paese è il sentire comune predominante, per cui non mi stupirei affatto se tra qualche ora si possa leggere una dichiarazione degli aderenti al partito Jobbik che tenda ad elogiare il coraggio della reporter nel prendere a calci quattro straccioni che stavano invadendo l’Ungheria. Il passo per la beatificazione politica di Petra Laszlo (ma sì, ripetiamolo ancora questo cognome, senza rimuoverlo dalle nostre coscienze!) sarà davvero breve.

La destra europea non può non ripensarsi, perché se da Jobbik a Salvini continuerà a mostrare i denti e il pugno di ferro sino all’antisemitismo vero e proprio, dobbiamo ragionevolmente pensare che si formerà presto in Europa un fronte diametralmente opposto, nel quale peraltro anche papa Francesco si troverebbe a proprio agio, che finalmente costruirà una comune politica europea per la gestione dei profughi e dei migranti disperati, non solo quelli che fanno comodo alla Germania per i titoli accademici e le professionalità di cui sono dotati, e che metterà in piedi politiche di assistenza e sviluppo nei paesi in cui scenari di guerra, fame, povertà, lotte per il potere, violenze religiose, seminano terrore e sofferenze.

Allora, e solo allora, lo sgambetto di Petra Laszlo diventerà il gesto di una lucida folle che voleva notorietà sulla pelle di un siriano col suo bambino in braccio, e non più, come appare invece ora, un gesto meditato nel quale molta Europa tendere miseramente a riconoscersi.

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

 

redazioneIconfronti

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