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Salerno, uno Stabile di innovazione tutto targato Napoli

Salerno, uno Stabile di innovazione tutto targato Napoli
di Roberto Lombardi

Sono un semplice cittadino che aspira a porsi qualche domanda in pubblico, e già certo che otterrà risposte solo strettamente in privato. Ieri sera si è inaugurata la stagione presso il teatro stabile d’innovazione della fondazione salerno contemporanea. In scena Anna Cappelli (nella foto il manifesto), uno studio di Annibale Ruccello con Maria Paiato e la regia di Pierpaolo Sepe, spettacolo prodotto dalla Fondazione Salerno contemporanea Teatro Stabile d’innovazione. L’apertura della stagione, per la verità, c’è stata a Settembre, ma stasera c’è il vero primo spettacolo sul palcoscenico della nuova realtà salernitapoletana. Sulla brochure che da tempo è stata distribuita nella nostra città c’è scritto che lo spettacolo di Ruccello lo si sarebbe visto dall’11 al 14 Ottobre e poi dal 16 al 21 a Napoli. Non so, nel frattempo, cosa sia successo. Ma gli articoli intanto apparsi su Repubblica, Il Manifesto e Roma, riportano l’evento come una primizia del Teatro Nuovo (quello napoletano) e non della nuova nata presso la Sala ex Salid. Altre domande da porsi. La prima cosa che il pubblico in sala rumoreggia è che le poltrone non sono comode (non sembrano neanche tanto nuove). Sul momento non mi pare, ma dopo un’ora di spettacolo, effettivamente le poltrone sembrano abbastanza scomode. Ma si tratta di particolari; la sala ha una sua essenzialità densa. E tutta la struttura è felicemente incastonata accanto al fiume: archeologia industriale che si rinnova in stabile teatro: c’è innovazione in città. Anna Cappelli è un personaggio torvo, neppure lei sa quanto e neppure il pubblico se ne accorge. In sala diversi ridono, sollecitati dalle capacità solo a tratti istrioniche della Paiato, che non svela subito la torva natura dell’anima di Anna Cappelli. Risate che non sono neppure di nervosismo, sembrano più suscitate da un equivoco. Risate fuori sincrono, accompagnate da due tentativi di applauso presto smorzati, come se quella parte di pubblico, finora ingannata dall’attrice, ne avesse apprezzato solo la fine bravura, il mestiere. Ma c’è dell’altro. Anna Cappelli è un pezzo di paese, un pezzo di provincia. Quel pezzo di provincia che si lamenta se qualcosa che riteneva suo viene affidato a qualcun altro e non a lui: “La mia stanza l’hanno data a mia sorella Giuliana”, si lamenta a più riprese Anna Cappelli. Un pezzo di provincia (e il nostro paese è una vasta provincia persino, e soprattutto, in certi suoi capoluoghi) che grida “Voglio avere; voglio qualcosa di mio, solo di mio”. Un pezzo di provincia dove le signore (quel tipo di signore a cui non dispiace essere prese per i capelli) si affidano a braccia, e non solo, aperte all’uomo forte, quasi sempre anche l’uomo sbagliato, che dopo qualche anno (o qualche legislatura; accade anche questo nella provincia Italia) le molla dopo averne portato in dissesto il cuore e la mente (e il bilancio). Nel finale irrompe la forza estrema della voce di Diamanda Galàs che urla che quella non è una commedia di provincia, della quale si può anche ridere, ma una tragedia. E l’unica forma di tragedia, nella provincia Italia, è la cronaca nera: al grido della Galàs si fonde il gesto altrettanto estremo di Anna Cappelli ora davvero, completamente, Maria Paiato.
Il programma della rassegna del Teatro Stabile d’innovazione della Fondazione Salerno Contemporanea (presto il pubblico troverà l’abbreviazione più felice e funzionale) continuerà nelle prossime settimane e mesi, ma non sappiamo se le date della brochure siano da prendersi sul serio. Una parte degli spettacoli, ho capito dopo aver letto, girato e rigirato le otto ante della brochure, si terranno a Salerno e a Napoli (quasi sempre prima a Napoli), una parte solo a Napoli (così, a occhio, gli spettacoli che da spettatore mi sarebbe piaciuto vedere), una parte solo a Salerno (così, sempre a occhio, quell’altro, quelli che da spettatore non sarei tanto interessato a vedere). Altre domande da porsi.

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Commenti (1)

  • mario

    E tutta la struttura è felicemente incastonata accanto al fiume: archeologia industriale che si rinnova in stabile teatro: c’è innovazione in città!
    ma allora ti è piaciutà?

    Rispondi

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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