Lo staff delle cambiali (elettorali)

Lo staff delle cambiali (elettorali)
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Che sia buona o pessima politica, vi sono dei comportamenti e delle strategie che tendono ad assimilarsi nel tempo e spesso non si tratta affatto di aspetti dell’azione politica degni di positive valutazioni. Anzi. Mi riferisco alla pratica oramai molto diffusa nei Comuni, nelle Regioni e nelle Province (per quanto queste siano state ridimensionate!) di assumere a contratto sotto la voce “staff” del Sindaco, del Governatore o del Presidente, un certo nugolo di persone. Contratti di un anno che il più delle volte vengono reiterati per tutta la durata del mandato amministrativo. Ovviamente non intendo riferirmi ad una particolare situazione, ma registro un malcostume ad ampio raggio.

Gli “staffisti” sono diventati un importante corollario della politica; una volta si diceva (ma si dice ancora!), che si trattava delle famose cambiali elettorali, del servigio che un Sindaco (ma anche le altre figure apicali a cui ho fatto riferimento sono incluse) doveva prestare per il sostegno ricevuto durante la campagna amministrativa o nazionale. Merce di scambio, insomma, quel che i Latini (sempre tanto saggi!) esemplificavano nella formuletta do ut des, ti do affinché tu mi dia. Ecco la cambialetta, per l’appunto. Tu dare voto io dare contratto, mutuando la storiella del cammello e del danaro, del tutto analoga.

Sicché ci ritroviamo con Comuni di 30.000 abitanti con 8-10 staffisti, con un aumento esponenziale del numero man mano che il Comune riveste maggiore prestigio. Intendiamoci, la legge consente questi affidamenti che sono fatti intuitu personae, ossia a discrezione del primo cittadino, per intuito, immaginando di aver scelto le migliori persone o professionalità. Ma la legge fissa un concetto, dà le regole, poi tocca a chi deve applicarle trovare gli accorgimenti che siano però in sintonia con la decenza pubblica.

Ho sempre manifestato un fastidio morale e culturale verso queste scelte della politica, ma vorrei essere qui latore di un sano pragmatismo, piuttosto che di un messaggio etico che fatica oramai a trovare estimatori nella società. Se assumo a contratto per uno o più anni 5-10 o 15 persone che scopo ho, come Sindaco? Voglio avere vicine figure fedeli alle mie decisioni, ma cosa faccio fare loro? Non si sovrappongono alla struttura amministrativa dell’Ente? E poi, soprattutto, quanto costano al Comune? A parte il fatto che ragioni etiche (aridalle!) dovrebbero far pendere la bilancia per l’adozione di procedure selettive/concorsuali che sarebbero più trasparenti rispetto alla scelta discrezionale di un primo cittadino, io credo che un numero limitato di staffisti possa anche essere tollerato, a patto che, e solo a patto che, a fronte di una spesa dell’ente, le persone contrattualizzate portino all’Amministrazione comunale (regionale o provinciale) finanziamenti europei, regionali, privati, per cifre che siano di portata ben superiore, nell’ordine di milioni. Non si tratterebbe solo di giustificare una spesa che comunque ricade sulla comunità, ma di far comprendere ai cittadini che quelle professionalità siano state in grado di portare benefici evidentissimi alla città, sotto forma di finanziamenti per implementare dei servizi pubblici o per necessarie opere pubbliche (e insisto su quel necessarie…!).

Ma – ahimè – sembrano sogni post-estivi, in attesa delle prossime cambialette da pagare…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

redazioneIconfronti

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