Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Lo Stato-non Stato

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Quanto accaduto ieri a Milano sembra lo specchio desolante del paese Italia. Se riflettiamo un attimo, infatti, vi troviamo dentro miscelate tutte o quasi tutte le questioni nodali di uno Stato-non Stato, il paradigma di una deriva socio-politica, di lampanti disorganizzazioni, di sciatterie, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto condito dalla retorica del potere che finge che tutto vada bene, che si racconta e ci racconta la certezza di una massima sicurezza sul territorio nazionale e che delinea come eroi i carabinieri che hanno arrestato l’uccisore, spostando il ragionamento (more solito, mi verrebbe da dire!) su ciò che ha funzionato e non sulle gravissime crepe del sistema.
È vero, non dobbiamo cedere allo sconforto, né mettere sotto accusa tutto e tutti, ma ci troviamo a dover esaminare prove troppo evidenti e non ragioniamo sulla base di insignificanti indizi o mettendo in campo improbabili sillogismi. Seguiamo piuttosto le orme come farebbe il commissario Montalbano, ponendo delle argomentazioni.
Punto uno: è evidente che la spending review continui a fare danni devastanti, se è vero come è vero che per i tagli effettuati alla spesa pubblica (in parte anche necessari, in verità) i tribunali non possono permettersi i vigilantes armati, che costerebbero troppo, e si accontentano (sic!), di persone di buona volontà (leggasi portinai) e disarmate (che costano, ad occhio e croce, la metà). La stessa riduzione della spesa presuppone, ob torto collo, che i controlli si allentino, in un paese che sappiamo essere nel mirino del terrorismo e in cui gli effetti della crisi economica debilitano sul piano psicofisico non pochi imprenditori, commercianti ed esercenti, creando sacche di persone potenzialmente pericolose per sé e per quanti le frequentano, senza alcuna prevenzione o sostegno psicologico.
Punto due: è altrettanto palese che, a dispetto di quanto ha ripetuto il presidente del Consiglio, i luoghi sicuri in Italia non vi siano affatto; in una terra in cui ci sono tante “zone sensibili”, ossia esposte a potenziali attentati o ritorsioni di varia natura, che dovrebbero essere presidiate, controllate e vigilate con accuratezza e costanza, senza indugi e soprattutto non in modo sporadico, è inquietante accorgersene, in un tempo storico molto pericoloso e ricco di insidie di varia natura.
Punto tre: torna in ballo la più generale questione della giustizia italiana, con tempi biblici per la conclusione dei processi, con tutte le robuste questioni che si trascina dietro questo annoso problema, con le sentenze facili, gli errori giudiziari, il superlavoro dei magistrati e la deprecabile delegittimazione a cui essi sono spesso sottoposti dalla politica.
Punto quattro: la patologia del disperato e del folle che, sprezzante delle decisioni della magistratura, immagina che si possa fare da sé, eludendo le regole sociali, la convivenza, il valore non formale ma sostanziale della legge, ricorrendo alla vendetta.
Uno Stato-non Stato come il nostro (so che si tratta di un mio giudizio negativo e molto forte!) può permettersi di non esaminare e risolvere tutti questi problemi, perché non è nelle sue corde. Semplicemente, perché siamo il paese in cui un problema si affronta quando ci scappano i morti, mai prima. Accade anche con gli ospedali, gli aeroporti, i dissesti idrogeologici, l’abusivismo, la costruzione di nuovi ponti, ecc., campi diversi in cui emergono, come una costante, le solite patologie di una nazione mediocre che non merita neppure la maiuscola.

* professore di Storia dell’Europa presso l’Università degli Studi di Salerno

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