Mar. Giu 18th, 2019

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Lo Stato perde 2 volte a Scampia, altre 6 scuole a rischio chiusura

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L’inchiesta / Evasione al 70% e zero manutenzioni, “così è inutile mostrare i muscoli”
di Gianmaria Roberti

Quando l’Asl ha trovato la muffa nelle pareti, che ha causato asma e bronchite ad alcuni bimbi, ha paventato il rischio chiusura per la materna dell’istituto comprensivo Virgilio 4, scuola modello di Scampia. E si è scatenata la rivolta delle mamme. Ma intanto nel quartiere della faida, e dell’agguato nel cortile della scuola “Montale”, tre istituti hanno già chiuso per le infiltrazioni d’acqua, spedendo a casa 600 bambini. Ed altre 6 scuole potrebbero avere identica sorte, perché mancano i fondi per la manutenzione. “Un’altra ancora non ha neppure aperto, in zona Camaldoli, per la mancata programmazione del Comune” annuncia Angelo Pisani, presidente dell’VIII Municipalità. E viene da chiedersi se non è ancora lo Stato capace solo a “mostrare i muscoli”, come dice don Manganiello, quello invocato per piazzare una sorveglianza armata fuori alle scuole. Quegli stessi plessi dove, prima del nemico esterno, c’è quello interno, costituito da aule fatiscenti e tubi che vomitano liquami: è accaduto alla scuola Ises al rione Monterosa, assediato dalle piazze di spaccio. Qui, ancora la protesta delle mamme è intervenuta per far riparare i bagni inagibili. Le matres dolorosae di Scampia sono tra le maschere più ricorrenti dell’eterno copione del quartiere-ghetto. Figure tragiche ma vittoriose, a loro modo. Come le madri della Plaza de Mayo ai tempi della dittatura in Argentina, le mamme dei desaparecidos ghermiti dal regime militare. Solo che alle scuole di Scampia i desaparecidos non li portano via i soldati, ma l’evasione scolastica: circa il 70% per cento dei ragazzi in età di obbligo tra i banchi non si vede proprio, secondo la direzione scolastica regionale. E non si tratta del picco della diaspora del 2004, all’alba della prima faida, quando il 40% degli alunni in odor di famiglie di camorra sparì dalle aule, per sottrarsi al fuoco delle vendette trasversali. No, se a Scampia 7 ragazzini su 10 non sanno cosa sia la scuola, è davvero fisiologico. E allora, prima di schierare le forze dell’ordine davanti agli istituti, capita che le divise debbano inseguire chi quelle classi le svuota. Lo ricordano i carabinieri della stazione quartiere 167: nel luglio 2011 denunciarono 142 genitori che, senza giustificato motivo, non mandavano i figli a scuola. Nel blitz furono ispezionate le medie statali di via Cervi, via Bakù e via Ghisleri, e gli istituti superiori nel rione Monterosa, a viale della Resistenza e via Labriola. I toponimi ricorrenti nelle cronache sul supermarket della droga più grande d’Europa. Si scoprì che 77 minori regolarmente iscritti non frequentavano le aule. Un’imponente operazione in collaborazione coi dirigenti scolastici. L’ennesimo quadro sulla vita capovolta di Scampia, dove sono latitanti anche gli alunni, e lo Stato agisce per impulsi emergenziali. L’ordinario invece è cancellato dall’agenda. “Non c’è nessuno progetto contro la dispersione – denuncia Pisani – e invece, se le scuole potessero restare aperte il pomeriggio, salveremmo tante persone”. Eppure, poco tempo fa, il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, venne a Scampia e garantì: “Combattere la dispersione scolastica è uno dei cinque punti del piano di coesione Europa 2020, e uno dei cardini per rilanciare lo sviluppo al Sud”. Su un investimento complessivo da 25 milioni, il governo ne destinerà 7 alle aree a rischio della Campania. Al momento però nulla è ancora decollato. E centri educativi come il Mammut, dove operano diversi volontari, sono anch’essi sull’orlo della chiusura. “Mancano i fondi” ripete il presidente della Municipalità, protagonista di uno scontro con l’amministrazione comunale. L’assessore all’Istruzione, Annamaria Calmieri, afferma che “il presidente Pisani conosce e condivide l’attenzione” rivolta “quotidianamente al suo territorio con presenza e progettualità. È  la mancata manutenzione ordinaria delle scuole, di competenza dei servizi delle municipalità, a causare il disagio delle infiltrazioni”. Pisani ribatte citando il flop del decentramento, varato nel 6 anni fa, ma rimasto “inesistente”, una scatola vuota. Motivo? Sempre l’assenza di risorse. “La Municipalità non ha alcuna responsabilità ma è della palese confusione dell’amministrazione centrale che, come noto a tutti, ha le casse vuote e non spende nulla per le necessità delle periferie”. Il Comune grida contro il taglio dei trasferimenti da Roma, ma rammenta ai parlamentino municipali i loro doveri. La Municipalità, ultimo gradino della catena di governo, se la prende con il Comune, accusandolo di contraddirsi. Di Scampia però si parlerà al prossimo morto, calando un velo sullo sfascio quotidiano.

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