Lo Stato sociale e i quotidiani miracoli della Chiesa

Lo Stato sociale e i quotidiani miracoli della Chiesa
di don Alfonso D’Alessio

Don Alfonso D'Alessio

È su tutti i principali giornali, non si parla d’altro, è lo “spending review”. Termine inglese che indica la rivisitazione della spesa pubblica e utilizzato probabilmente per indorare la stangata. Che ci sia bisogno di un riordino, e non da ora, della spesa pubblica non è in discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere la salvaguardia del cosiddetto welfare. L’Italia, non senza difficoltà, sta rivedendo il suo stato sociale, anche se la percezione generalizzata è quella di un crollo. La Chiesa in questo processo, che sembra sempre più una guerra dei tempi moderni, che ruolo riveste? È significativo che Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, in un suo recente scritto affermi: “Il contributo della Chiesa è stato rilevante. Superando taluni momenti critici con le nuove istituzioni dello Stato unitario, ha consentito al mondo cattolico di concorrere allo sviluppo economico-sociale del paese ed alla maturazione di valori, quali quelli della mutualità, della solidarietà e della convivenza pacifica, poi consacrati nella nostra Carta costituzionale”. Un riconoscimento importante ad un contributo essenziale che la Chiesa italiana, oggi più che mai, è chiamata ad apportare attraverso la sua opera. Lo riafferma con forza il cardinale Bertone quando dice che “la gratuità cristiana rappresenta un modello nel processo di costruzione del welfare, in passato e nel futuro”. Questo è lo stile tipico dell’impegno dei cattolici che oggi dà vita a circa 14.246 piccole e grandi opere censite, per 420mila addetti a vario titolo, laico o religioso, volontario o professionale. Una rete in crescita, che segna ben 4mila nuove iniziative dall’ultimo censimento del 2001 e tocca tutti i settori di impegno a favore delle categorie disagiate, dagli anziani agli immigrati, dai disabili agli ammalati di aids, opere con presidi fissi od operanti a domicilio come forme di servizio alla persona. Perché lo stato sociale, vale la pena ricordarlo, non è solo di pochi, non è nemmeno questione di razza, lingua o religione, ma è per tutti. A Salerno e nel Sud in generale si opera molto, don Ciro Torre, per esempio, che insieme all’amico don Pietro Mari vive lo spirito di un “profeta” meridionale qual è stato il vescovo Tonino Bello, ha dato vita a Casa Nazareth. Poche chiacchiere e tanti fatti per portare solidarietà a chi abita l’emarginazione e restituire dignità alle persone abbandonate. Don Daniele Peron, padovano diventato prete a Salerno, è da sempre al fianco degli abitanti del Bivio S. Cecilia di Eboli nella difesa dei diritti dei lavoratori e degli imprenditori della piana del Sele. Da queste realtà la risposta alla domanda iniziale risulta semplificata. I cattolici sono sempre più impegnati in prima linea nella fornitura di un livello minimo di benessere e nel dare risposta al triste incremento delle file di cittadini innanzi alle sedi locali della Caritas. È indubbio che il sistema welfare risulti essere una costellazione di variabili e servizi che non è solo frutto di politiche di governi nazionali, che tuttavia potendo incidere attraverso scelte politiche dirette ne hanno la principale responsabilità, ma è anche frutto dell’attività di enti di beneficenza, gruppi religiosi e organizzazioni intergovernative. In questa prospettiva la Chiesa Cattolica, oltre ad inserirsi e colmare i vuoti dello stato, è un produttore di welfare pure per l’azione di rafforzamento della famiglia. Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo in Italia se non ci fosse stata la rete di solidarietà di base che porta con sé la famiglia. La solidità di quest’ultima è garanzia per la tenuta del tessuto sociale. Infine la comunità ecclesiale persegue tra i suoi fini il bene comune, lo stesso che compete allo Stato, poiché è la ragione d’essere dell’autorità politica. I cittadini fedeli e non, lo sanno. Ne saranno consapevoli anche i nostri politici? Ai posteri l’ardua sentenza, neanche tanto lontana infondo. Una prima verifica infatti ci attende alle elezioni del 2013, salvo sorprese dell’ultima ora.

redazioneIconfronti

3 pensieri su “Lo Stato sociale e i quotidiani miracoli della Chiesa

  1. Complimenti reverendo, finalmente un prete che ci mette la faccia e lo fa con eleganza e stile. Complimenti anche per il coraggio, non è facile oggi difendere la chiesa, ma fa tanto bene e tacerlo è disonesto. Complimenti per i modi che usa, lontani dal veteropolemico, e per questo novità anche per la pagina su cui scrive.
    grazie.
    Federico

  2. È innegabile quanto di positivo ed intelligente (oltre che di condivisibile) va dicendo negli ultimi mesi la Chiesa in difesa dei ceti meno abbienti, colmando il grande vuoto lasciato dalla politica ormai inesistente e ammalata di inguaribile autoreferenzialità.
    C’è però anche la Chiesa delle gerarchie corrotte e compromesse, che mi convince molto poco per la quotidiana evasione fiscale protetta da un concordato e da leggi scandalosi e per i tanti privilegi di cui gode senza alcun giustificato motivo o logica.
    Come la mettiamo?
    Dobbiamo credere alle prediche o alla pratica?

    1. “circa 14.246 piccole e grandi opere censite, per 420mila addetti a vario titolo, laico o religioso, volontario o professionale. Una rete in crescita, che segna ben 4mila nuove iniziative dall’ultimo censimento del 2001 e tocca tutti i settori di impegno a favore delle categorie disagiate, dagli anziani agli immigrati, dai disabili agli ammalati di aids, opere con presidi fissi od operanti a domicilio come forme di servizio alla persona”, come difinire questi dati? prediche o pratica? Anche il sole se si vuole lo si vede nero.
      Vivo apprezzamento ai Confronti. Saluti. Giulio

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