L’occasione che la politica italiana non può più consentirsi di perdere

L’occasione che la politica italiana non può più consentirsi di perdere
di Angelo Giubileo

Silvio BerlusconiIl cammino resta ancora lungo. Ma, con l’accantonamento di Berlusconi, è probabile che cada anche in Italia la principale barriera culturale, quella della deriva personalistica, che almeno da dieci anni a questa parte, ha orientato la politica ed alimentato il declino del nostro paese. Impedendogli evidentemente di crescere. In Europa e con l’Europa e nel mondo globalizzato.

Infatti, è cosa che ripetiamo da tempo: non c’è alternativa alla costruzione di uno spazio europeo integrato (economico, finanziario e politico), mentre è esattamente all’interno di esso che bisogna condurre una politica riformista che determini un cambiamento sociale ed economico necessario. Un cambiamento che segua al fenomeno generale di crescita e sviluppo dell’individuo raggiunto nello spazio globale del cosiddetto tardo capitalismo (F. Jameson, Il postmoderno o la logica culturale del tardo capitalismo), le cui origini peraltro appaiono manifeste già al principio degli anni Settanta del secolo scorso. E significativamente, credo di poter aggiungere, allorquando il 15 agosto 1971 gli USA decidono di abbandonare il sistema della convertibilità del dollaro in oro (accordo di Bretton Woods, 1944) e ne creano uno nuovo, per così dire fluttuante.

In Occidente, questo processo d’integrazione e di sviluppo si è avvalso della guida di forti personalità, di veri e propri leader in grado di travalicare, con nuove idee ed iniziative, i confini ormai ristretti delle rispettive nazioni di appartenenza. Cosa che, a pensarci bene, la storia insegna che in effetti è sempre stato così.

Un paio di settimane fa, sempre su Pensalibero.it, abbiamo presentato il nuovo saggio di Mauro Calise, Fuorigioco, che testimonia del duplice errore del Pd, “finito due volte fuorigioco. La prima volta perché ha rifiutato di accettare che una leadership forte è indispensabile per vincere. Ed è il miglior vaccino contro la degenerazione del partito personale. Ma la seconda, e più dura, sconfitta l’ha subita al proprio interno dove il virus della personalizzazione si è diffuso nella sua variabile più letale: quella del microvoto e dei micronotabili”.

All’atto di rifondazione di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha precisato che il Nuovo centrodestra (di Alfano) “anche se adesso apparirà come un sostegno alla sinistra, al Pd, dovrà poi necessariamente far parte della coalizione dei moderati: dobbiamo comportarci con loro come adesso facciamo con Lega e Fratelli d’Italia“.Con l’accantonamento di Berlusconi, anche la partita di Renzi potrebbe pertanto assumere toni e significati diversi. Che riteniamo o vorremmo piuttosto intravedere nella decisione, diffusa da Epifani ad inizio settimana, di tenere per la prima volta in Italia, a febbraio, il consesso del partito socialista europeo. La decisione, per il Pd, di aderire al PSE pare peraltro che trovi favorevoli, già oggi, anche chi – come Matteo Renzi, Dario Franceschini, ma più significativamente ancora: lo stesso Franco Marini – certamente non proviene dalla sinistra del secolo scorso.

Le attuali vicende politiche, sia del Pd che dell’ex Pdl, potrebbero dunque servire a fare finalmente chiarezza sui diversi indirizzi, idee, proposte ed atti politici, che come si diceva occorre necessariamente adottare se, anche nel nostro paese, intendiamo ritornare a crescere, individualmente e socialmente. In Europa e nel mondo.

                                                                                                     

redazioneIconfronti

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