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L’ombra del lepenismo sulle falle dell’Europa

L’ombra del lepenismo sulle falle dell’Europa
di Luigi Zampoli

marine_le_pen_bbr1Lo spettro del lepenismo si aggira per l’Europa, più vivo che mai. Il voto francese non può essere letto esclusivamente nel perimetro della situazione politica d’oltralpe, pur fortemente condizionata dall’emozione collettiva scatenata dagli attentati del 13 novembre.
Inevitabilmente ci saranno dei riflessi sugli umori profondi dell’elettorato degli altri paesi europei chiamati ad esprimersi con il voto nei prossimi mesi.
Da più parti, in Europa, si fa largo il vessillo dell’intransigenza contro una minaccia difficilmente individuabile in determinati soggetti, a meno che non si faccia di tutta l’erba un fascio. La semplificazione è nota: i musulmani, l’Islam e tutto ciò che è anche indirettamente riferibile alla piaga feroce dell’integralismo fondamentalista.
Se i francesi hanno dato il loro consenso al fronte nazionale, affinché si recuperi una dimensione identitaria della nazione che faccia da argine all’immigrazione dai paesi musulmani, allo stesso modo altre comunità sono pronte a dar voce alla propria pancia, che, ora più che mai tracima di timori e sospetti.
In Italia, il leader della Lega, Salvini, già gongola al pensiero di poter ricevere la staffetta da Madame Le Pen e capitalizzare la grande onda della paura che agita l’opinione pubblica, aumentando in modo esponenziale i propri voti; allo stesso modo i partiti di destra dell’Europa dell’est, già molto forti, vedono diffondersi le proprie posizioni anche tra le nazioni più importanti dell’Unione.
Chiusura delle frontiere, azzeramento del modello Schengen, adozione di misure rigide che costituiscano un argine all’immigrazione: sono questi i capisaldi di un vasto movimento d’opinione che va ben oltre i ceti dirigenti politici e conquista il ventre molle delle plebi, affamate di un populismo che ora ha assunto un tono rassicurante e consolatorio, dopo l’atroce attacco degli islamisti nel cuore di Parigi.
C’è il rischio concreto che accada in Europa quello che accadde negli Usa dopo l’11 settembre, che la gente chieda ai propri leader il modello di una società-falange, chiusa a tutto ciò che è altro, e non poteva che essere l’estrema destra francese delle due Le Pen la prima a trarne beneficio, sull’onda emotiva ancora altissima dopo le stragi nelle capitale transalpina.
Si annuncia, così, un effetto domino che potrebbe investire a breve anche l’Italia, dove la demagogia anti-europeista, incarnata da Lega e Cinque stelle, ora potrà saldarsi con il virus della paura che si diffonde tra una collettività ansiosa di vivere al di qua di solide barriere che allontanino il pericolo di temute invasioni e neutralizzino il virus del terrorismo già presente all’interno del corpo sociale europeo, nelle periferie multietniche e multireligiose delle capitali dell’Unione.
La lezione del voto in Francia potrebbe, nel medio termine, rivelarsi un fenomeno d’alta marea che andrà ben presto a ritirarsi, ma potrebbe anche essere l’inizio di un nuovo corso dello spirito europeo che per salvaguardare se stesso, non esiterà a porre in discussione i suoi stessi principi fondanti. L’ascesa della destra xenofoba è il miglior regalo che si possa fare alla minaccia jihadista, il terrorismo alimenta la sua fiamma con chi soffia sull’intolleranza e invoca una torsione autoritaria di leggi e regole. La sinistra ha il suo lavoro da fare, unita è ancora maggioritaria, ma le paure avanzano e non aspettano.

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