L’omelia-invettiva dell’arcivescovo

L’ex arcivescovo di Salerno, Gerardo Pierro, domenica scorsa ha attaccato le istituzioni agitando ombre sul processo che sta subendo in tribunale e legando il Porto di Arechi, appena inaugurato, ad una strategia “urbanistica” che parte da molto lontano.
L’omelia–invettiva è stata registrata nel corso della cerimonia delle prime comunioni al Seminario di Pontecagnano. Al fianco dell’ex Arcivescovo c’era Don Comincio Lanzara, pure sotto processo per l’Angellara Home.
Di recente, il parere del professore Alessandro Dal Piaz e dell’ingegnere Mauro Salvati, i tecnici ai quali i giudici della prima sezione del Tribunale di Salerno hanno affidato una perizia per capire se via stato o meno un cambio di destinazione d’uso dell’ex colonia San Giuseppe, hanno stabilito che l’Angellara Home avrebbe caratteristiche di un albergo almeno a tre stelle. Che dovranno anche stabilire se vi siano stati o meno abusi nel costruire corpi di fabbrica ex novo rispetto all’originaria struttura e se le ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato (per fondi elargiti nel 2005 e richiesti nel 2001 per il restauro della colonia) e di tentativo di truffa (per altre risorse richieste negli anni successivi), formulate dal pm Roberto Penna. Per i due periti ci sarebbero stati interventi che non hanno rispettato le norme urbanistiche; inoltre nel primo progetto la destinazione sarebbe stata definita, in modo strumentale, per pellegrini; poi, con il termine ricettività, si è lasciato intendere qualcosa di diverso anche se non c’è stato mai alcun cenno sulla categoria specifica dei fruitori della struttura. Di sicuro, sempre per i due tecnici, non si è mai parlato di “casa per ferie”. Il controesame dell’avvocato Felice Lentini ha chiarito alcuni dubbi che erano sorti, come la classificazione di cavedio che i periti hanno fatto non tenendo conto del regolamento urbanistico del Comune di Salerno. E, ancora, che lo stato di fatto del 2002 è quello reale della colonia e il contrasto evidenziato con lo stato di fatto del 1997 è solo frutto di un errore. Ulteriori date del processo sono il 20, 21 e 22 giugno, per la requisitoria del pm e le arringhe degli avvocati e la sentenza. Tra gli imputati compare monsignor Gerardo Pierro, già arcivescovo della diocesi salernitana, che deve rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato, tentativo di truffa ed abuso edilizio riguardo alla trasformazione della struttura ubicata in via Allende. Per don Cominicio Lanzara c’è anche l’ipotesi di peculato e di appropriazione indebita. Imputati nel processo anche Giuliana Rago responsabile unico del procedimento e Roberto Rago, progettista; l’ex presidente del Consiglio regionale Giovanni Sullutrone, in qualità di responsabile dell’associazione San Giuseppe e il fratello Nicola, direttore dei lavori di adeguamento della struttura; i comunali Nicola Basile e Matteo Basile e Nicola Gentile; Charles Caprara dipendente dello Sportello Unico. Tra le responsabilità loro attribuite c’è la realizzazione dello stabilimento balneare senza il piano particolareggiato, in violazione delle norme del Puc. Anche in questo caso, il controesame condotto dall’avvocato Francesco Saverio Dambrosio ha evidenziato come una piscina poggiata sul cemento e destinata ai bambini e strutture mobili non possono essere ritenute nuove costruzioni.

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