Dom. Lug 21st, 2019

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Londra 2012 / Bolt e Lewis come Maradona e Pelè: solo veleno

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Il “fulmine” contro il “figlio del vento”. Usain Bolt contro Carl Lewis: non in una finale dei 100 metri ma nella polemica tra i due più grandi sprinter della storia. «Ho perso ogni rispetto verso Lewis», ha detto il quattro volte olimpionico durante la lunghissima conferenza stampa finita a notte inoltrata. Motivo della polemica una recente intervista del “figlio del vento” alla rivista Sports Illustrated in cui Lewis avanza dubbi sulle performance dei velocisti giamaicani («mi chiedo come si possa correre un anno in 10.3 e l’anno successivo in 9.69»). Dopo aver espresso la sua ammirazione per l'americano Jesse Owens, quattro volte campione olimpico dei Giochi del 1936 e per Michael Johnson («sono cresciuto guardandolo battere record su record»), Bolt ha risposto polemicamente alle insinuazioni: «Vorrei dire qualcosa a Carl Lewis - ha chiosato -. Ho perso ogni rispetto per lui, tutto il rispetto. Il doping è una cosa seria e avanzare dubbi su un atleta mi fa davvero rabbia. Penso che lui voglia solo attirare l’attenzione su di sé perché si non parla più di lui», ha concluso il giamaicano. E arriva anche la risposta ufficiale del Cio su questa polemica: per il Cio «non c’è nessun motivo» di sospettare irregolarità nei controlli anti-doping sugli atleti della Giamaica. Lo ha detto il direttore della comunicazione del Cio, Mark Adams, dopo i sospetti avanzati da Carl Lewis. In particolare, ha aggiunto Adams, non vi è ragione di pensare che gli atleti dello Stato caraibico non vengano sottoposti a regolari controlli durante tutto l’anno, quindi anche fuori dai periodi di gara. Lewis aveva affermato che «Paesi come la Giamaica non hanno un programma per controlli a sorpresa, quindi i loro atleti possono rimanere mesi senza essere controllati». L’imbattibile giamaicano Usain Bolt ha messo, pertanto, un’altra firma nella storia dell’atletica facendo il bis nei 200 dopo l’oro nei 100. Gara stravinta in 19''32 a soli 2 centesimi dal record olimpico. Battuto il connazionale e amico Blake, mentre il bronzo è andato ancora a un giamaicano, Weir. «Ora sono una leggenda - ha detto l'uomo più veloce del mondo terminata la gara -, ho fatto vedere al mondo che sono il migliore e ora voglio solo divertirmi». Ma non è finita, si corre di nuovo sabato nella 4x100. Del resto la storia dello sport è costellata di queste rivalità tra "prime donne". Ad esempio, Pelè ha sempre criticato Maradona che, a sua volta, ha sempre replicato a muso d'uro, solo negli ultimi mesi i due si sono avvicinati e speriamo che questo posso essere anche da auspicio per riavvicinare Bolt e Lewis. Ma la scienza si interroga sul fenomeno Bolt. «Un dominio - spiega Fabio Pigozzi, presidente della Federazione mondiale medicina sportiva, in questi giorni alle Olimpiadi di Londra come delegato della Federazione internazionale del pentathlon moderno - che si basa su un ‘mix’ di fattori. Un patrimonio genetico eccezionale, che favorisce lo sviluppo di caratteristiche antropologiche perfette per le discipline sportive, affinate poi da allenamenti specifici e da una forza psicologica senza eguali». «Bolt - prosegue Pigozzi - è l'esempio dello sportivo perfetto da un punto di vista muscolare e fisiologico, nato in un Paese con una scuola di atletica di grande tradizione nella velocità che ne ha saputo affinare le capacità. E poi - sottolinea - il podio dei 200 metri di ieri tutto giamaicano è la dimostrazione che le grandi vittorie creano entusiasmo tra i giovani e fanno bene al movimento. Questo Paese dei Caraibi - conclude - potrà contare in futuro su una fucina di grandi talenti». Le due medaglie d'oro nei 100 e 200 metri a Londra 2012 hanno trasformato il fulmine giamaicano Usain Bolt in una leggenda olimpica, nessuno prima di lui ha vinto le due specialità regine dell’atletica in due edizioni dei Giochi.

Il “fulmine” contro il “figlio del vento”. Usain Bolt contro Carl Lewis: non in una finale dei 100 metri ma nella polemica tra i due più grandi sprinter della storia. «Ho perso ogni rispetto verso Lewis», ha detto il quattro volte olimpionico durante la lunghissima conferenza stampa finita a notte inoltrata. Motivo della polemica una recente intervista del “figlio del vento” alla rivista Sports Illustrated in cui Lewis avanza dubbi sulle performance dei velocisti giamaicani («mi chiedo come si possa correre un anno in 10.3 e l’anno successivo in 9.69»). Dopo aver espresso la sua ammirazione per l’americano Jesse Owens, quattro volte campione olimpico dei Giochi del 1936 e per Michael Johnson («sono cresciuto guardandolo battere record su record»), Bolt ha risposto polemicamente alle insinuazioni: «Vorrei dire qualcosa a Carl Lewis – ha chiosato -. Ho perso ogni rispetto per lui, tutto il rispetto. Il doping è una cosa seria e avanzare dubbi su un atleta mi fa davvero rabbia. Penso che lui voglia solo attirare l’attenzione su di sé perché si non parla più di lui», ha concluso il giamaicano. E arriva anche la risposta ufficiale del Cio su questa polemica: per il Cio «non c’è nessun motivo» di sospettare irregolarità nei controlli anti-doping sugli atleti della Giamaica. Lo ha detto il direttore della comunicazione del Cio, Mark Adams, dopo i sospetti avanzati da Carl Lewis. In particolare, ha aggiunto Adams, non vi è ragione di pensare che gli atleti dello Stato caraibico non vengano sottoposti a regolari controlli durante tutto l’anno, quindi anche fuori dai periodi di gara. Lewis aveva affermato che «Paesi come la Giamaica non hanno un programma per controlli a sorpresa, quindi i loro atleti possono rimanere mesi senza essere controllati».
L’imbattibile giamaicano Usain Bolt ha messo, pertanto, un’altra firma nella storia dell’atletica facendo il bis nei 200 dopo l’oro nei 100. Gara stravinta in 19”32 a soli 2 centesimi dal record olimpico. Battuto il connazionale e amico Blake, mentre il bronzo è andato ancora a un giamaicano, Weir. «Ora sono una leggenda – ha detto l’uomo più veloce del mondo terminata la gara -, ho fatto vedere al mondo che sono il migliore e ora voglio solo divertirmi». Ma non è finita, si corre di nuovo sabato nella 4×100. Del resto la storia dello sport è costellata di queste rivalità tra “prime donne”. Ad esempio, Pelè ha sempre criticato Maradona che, a sua volta, ha sempre replicato a muso d’uro, solo negli ultimi mesi i due si sono avvicinati e speriamo che questo posso essere anche da auspicio per riavvicinare Bolt e Lewis.
Ma la scienza si interroga sul fenomeno Bolt. «Un dominio – spiega Fabio Pigozzi, presidente della Federazione mondiale medicina sportiva, in questi giorni alle Olimpiadi di Londra come delegato della Federazione internazionale del pentathlon moderno – che si basa su un ‘mix’ di fattori. Un patrimonio genetico eccezionale, che favorisce lo sviluppo di caratteristiche antropologiche perfette per le discipline sportive, affinate poi da allenamenti specifici e da una forza psicologica senza eguali». «Bolt – prosegue Pigozzi – è l’esempio dello sportivo perfetto da un punto di vista muscolare e fisiologico, nato in un Paese con una scuola di atletica di grande tradizione nella velocità che ne ha saputo affinare le capacità. E poi – sottolinea – il podio dei 200 metri di ieri tutto giamaicano è la dimostrazione che le grandi vittorie creano entusiasmo tra i giovani e fanno bene al movimento. Questo Paese dei Caraibi – conclude – potrà contare in futuro su una fucina di grandi talenti».
Le due medaglie d’oro nei 100 e 200 metri a Londra 2012 hanno trasformato il fulmine giamaicano Usain Bolt in una leggenda olimpica, nessuno prima di lui ha vinto le due specialità regine dell’atletica in due edizioni dei Giochi.

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