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Londra 2012 / Calcio, clamorosa sconfitta del Brasile di Neymar

Londra 2012 / Calcio, clamorosa sconfitta del Brasile di Neymar

La maledizione continua, il processo può cominciare. Il Brasile finisce k.o. nella finale del torneo olimpico di calcio. Vince il Messico per 2-1 e la medaglia d’oro rimane un miraggio per i verdeoro: i pentacampioni mondiali non hanno mai trionfato sul terreno di gioco a cinque cerchi. L’argento, ovviamente, non basta. E il ct Mano Menezes finisce inevitabilmente sul banco degli imputati dopo il flop. «Sono molto triste. Abbiamo fatto un ottimo lavoro per tutto il torneo ma non è bastatO», dice. La finale è stata condizionata dal gol che il Messico ha realizzato dopo nemmeno 30 secondi. «Siamo stati costretti a cambiare strategia, dopo mezz’ora abbiamo dovuto modificare l’assetto scegliendo soluzioni più offensive. Il Messico, poi, ha iniziato a chiudersi e non ci concedeva spazi», dice analizzando la gara tutta in salita. «Abbiamo creato alcune occasioni, ma non siamo riusciti a concretizzarle. Il Messico ha meritato, ovviamente nel nostro spogliatoio c’è un’aria pesante: potete immaginare…», dice. Il pubblico ha preso di mira Rafael, l’esterno che ha innescato l’azione del primo gol messicano. «I fischi fanno parte della nostra cultura e non credo che la situazione cambierà da un giorno all’altro. Ai giocatori, ho detto di mantenere il rispetto per noi stessi anche nella sconfitta. Certo, c’è stato un errore individuale dopo pochi secondi, ma avevamo altri 89 minuti per rimediare: abbiamo perso come squadra», aggiunge.
Finisce, pertanto, con le lacrime copiose di Neymar, un fiume in piena nel quale affoga il sogno del Brasile. Doppietta di Oribe Peralta, semisconosciuto attaccante del Santos Laguna e rete, quando però il destino si era già compiuto, di Hulk. Wembley non si rivela palcoscenico del sogno finalmente appagato ma teatro dell’incubo della squadra finora andata avanti segnando tre gol a partita: al Brasile cinque volte campione del mondo continua a mancare il titolo dei Giochi. Dovrà aspettare Rio de Janeiro 2016, dove se fallisse riproporrebbe la tragedia nazionale già vissuta con i mondiali del 1950 persi al Maracanà contro l’Uruguay. Già così però lo psicodramma brasiliano è partito: perchè la finale contro il Messico veniva considerata da tutti segnata, e in particolare in Brasile. E invece i centroamericani, i cui giocatori sono stati al villaggio atleti in mezzo a ‘tentazioni’ di ogni tipo, altro che il ritiro ‘blindato’ dei brasiliani a St. Albans, sono stati in vantaggio fin dal 29/mo secondo di gioco, quando un errore di Rafael ha regalato palla a Peralta, e l’attaccante in maglia verde non ha perdonato mettendo in rete sulla destra del portiere. Lo stesso Peralta, lasciato solo, si è garantito un ritorno da eroe in patria raddoppiando con un colpo di testa al 29′ della ripresa, dopo che sei minuti prima gli era stato annullato un gol per fuorigioco. Il Brasile si è visto solo nel finale, con un inutile assedio e la rete di Hulk, paradossalmente in contropiede, al 90’: Menezes aveva fatto entrare l’attaccante del Porto, al posto di Alex Sandro, fin dal 31’ pt, una mossa quasi a smentire sè stesso e l’idea di cominciare con un centrocampista in più ed il 4-4-2, come contro i coreani. Inutile anche l’ingresso di Pato al posto di Sandro, un altro centrocampista. Beffarda la conclusione del match, con Oscar a colpire solitario di testa e il pallone fuori per questione di centimetri. Così per la Selecao finisce come a Seul quando a piangere calde lacrime di delusione per la finale persa fu Romario, o a Los Angeles, dove il pianto fu del duro Dunga. Stasera sotto gli occhi di un deluso Pelè (che a Wembley non ha mai giocato) non trattiene una lacrima sul podio Leandro Damiao che qui ha segnato 6 gol rivelatisi inutili. Mastica amaro però soprattutto il tecnico Mano Menezes, che ora secondo tradizione brasiliana rischia il posto.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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