Londra 2012 / Con Donato l’atletica ritrova la medaglia di bronzo

Londra 2012 / Con Donato l’atletica ritrova la medaglia di bronzo

Sul podio insieme ai giganti Usa coronando “il sogno di tutta una vita”. E’ la notte perfetta di Fabrizio Donato (foto) alle Olimpiadi di Londra. E una serata magica anche per l’atletica italiana, che dopo lo choc per l’esclusione per doping di Alex Schwazer può finalmente esultare per la prima medaglia in questa edizione dei Giochi. Il timore di chiudere a zero, lasciando suo malgrado il pessimo ricordo del caso Schwazer, c’era. Ci ha pensato il 35enne di Latina, già oro agli Europei di Helsinki, a salvare almeno in parte il bilancio. Bronzo, come Giuseppe Gentile 44 anni fa a Città del Messico. E via i brutti pensieri. «E’ il sogno di tutta una vita, ancora non ci credo», dice Donato, salito sul podio olimpico grazie alla misura di 17,48 ottenuta al quarto tentativo. Meglio di lui hanno fatto solo due campioni Usa. Il 22enne Christian Taylor, già oro ai Mondiali di Daegu e alla sua prima partecipazione ai Giochi, ha conquistato l’oro con 17,81. Will Claye (17,62) ha completato la doppietta a stelle e strisce. Insomma, a Donato va bene così. “Papi sei un campione”, ha scritto sua figlia di 6 anni e mezzo sulla scarpa. E a quanto pare ha portato fortuna. La dedica, perciò, è scontata. «E’ per mia moglie e per mia figlia, per tutta la mia famiglia che mi è sempre stata vicina», dice l’azzurro, arrivato alla finale in condizioni di forma non ottimali per via della tendinite e dei problemi alla schiena. «Non mi sono nascosto», precisa. «Prima di Helsinki avevo detto che mi sentivo alla grande, qui è stata dura. Oggi prima della gara mi sono anche preso un antidolorifico. Ma chi ama questo sport e si dedica tutti i giorni all’atletica può fare grandi risultati». Dopo i giorni passati a parlare di Schwazer, la speranza dell’azzurro è che si torni a parlare di sport. «Meno gossip e doping e più spazio per me. Ora bisogna invertire la tendenza e tornare a parlare delle imprese sportive». Un giorno così lo ripaga di tanti sacrifici. «Mi veniva da piangere e devo chiedere scusa al mio allenatore, in questi giorni avevo perso la serenità ma lui è rimasto impassibile». Ora Donato ci ha preso gusto: «Le Olimpiadi di Rio? Magari», risponde. «Avevo detto che dopo Londra era arrivato il momento di tirare delle conclusioni, ma non nascondo che a questo punto i miei piani cambiano. Mia moglie mi aveva detto di fermarmi dopo Helsinki, per fortuna questa volta non le ho dato retta». Il suo compagno di squadra Daniele Greco, che ha chiuso ai piedi del podio, esulta con lui nonostante il rammarico. «Lui ha coronato un sogno e forse doveva andare così dopo una carriera torturata da infortuni e sfortuna. Sono molto contento per lui», dice. «Del resto un mese fa avrei firmato per il quarto posto e sono felice anche così. Certo – ammette – un po’ di amarezza rimane perché la medaglia di legno pesa e fa male. Comunque fare quarto saltando bene solo metà gara (la prima, ndr) mi dà grande fiducia per le prossime Olimpiadi». Anche Greco non vuole più sentir parlare del caso Schwazer. «Purtroppo siamo incappati in questa brutta vicenda che va condannata. Nessuna comprensione», dice parlando dell’oro di Pechino finito nella trappola del doping. «Mi auguro che abbia qualcuno vicino, che riceva la giusta pena ma senza colpevolizzarlo ancora di più». Poi ribadisce un concetto già espresso nei giorni scorsi: 1Non vanno tagliate le foglie, ma la radici…»

m.amelia

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