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Londra 2012/ L’Italia sbaglia ancora bersaglio, Nespoli già fuori

Londra 2012/ L’Italia sbaglia ancora bersaglio, Nespoli già fuori

Dopo la prima giornata a secco di medaglie, l’Italia prova a rialzare la testa ma dopo la delusione Pellegrini, Baldini oggi c’è già l’amarezza per l’eliminazione di Mauro Nespoli. Nel quinto giorno dei Giochi le principali speranze azzurre sono riversate in Molmenti, che nel K1 slalom tenta l’arrembaggio al podio. Capitolo boxe: salgono sul ring per i primi incontri i pugili Cammarelle, Parrinello e Russo, tutti accreditati alla vittoria finale. Non si ferma neppure la scherma: si assegnano i titoli della spada individuale maschile (per l’Italia in gara c’è Pizzo) e sciabola individuale femminile (Marzocca e Vecchi). Reduce dal deludente quinto posto nei 200 metri, torna in vasca Federica Pellegrini, stavolta nella staffetta 4×200 insieme a De Carli, Nesti e Mizzau. Per quanto riguarda il tennis, interessantissimo incontro di doppio femminile tra la coppia azzurra Errani-Vinci e le sorelle Williams. Il Setterosa, sconfitto al debutto, prova a riscattarsi contro la Russia. L’Italvolley donne, invece, affronta la Gran Bretagna, per confermare quanto di buono visto all’esordio. Nel tiro con l’arco, oggi, altra delusione: fuori anche l’ultimo azzurro, Mauro Nespoli, oro a squadre nel primo giorno dei Giochi olimpici, ha ceduto per 6-2 a Chen Yu-Chen l’atleta di Taipei. Ieri c’è stata la delusione Federica Pellegrini anche nei 200 stile libero. La campionessa veneziana è arrivata quinta nella finale donne di Londra 2012, vinta dalla statunitense Allison Schmitt. Argento alla francese Camille Muffat e bronzo all’australiana Bronte Barratt.
Serviva la rinascita, è stato il bis di uno spettacolo amaro. Anche i 200 stile, la gara che ha dominato per anni, finiscono fuori dal suo orizzonte, quello in cui ha vinto tutto, due titoli mondiali e uno olimpico a Pechino. A Londra è quinta, come nella gara doppia; ma i 400 sono un’altra storia, tante volte ci aveva sbattuto la faccia, tante volte aveva già fatto a pugni con l’acqua. I 200 invece no: erano la sua gara, che oggi segna il passaggio di un’epoca. O la fine. Ci aveva creduto nonostante la prima botta. La ‘regina’, che ha ammaliato tutti, vittoria dopo vittoria, gesto dopo gesto: dai peluche dei suoi quindici anni quando vinceva il primo argento olimpico, ai tacchi 12, con cui ha sempre giocato a fare la miss, e poi i tatuaggi, cuori e linguacce. In mezzo ori, record, amori e virate impossibili. E ora che l’acqua non è più la sua fedele alleata si prende una pausa, più convinta che mai dopo il fallimento londinese: un anno senza pensare al nuoto – dice – ribadendo che la piscina resta l’amore della sua vita. Deve staccare, non stare dietro la “corsa fobica” del cronometro, vuole fare il Natale in famiglia, la settimana bianca, vuole fare quello che tutte le ragazze di 24 anni possono fare. Ma al suo nome non rinuncia: “Io sono e resto Federica Pellegrini, sono orgogliosa di me e di quello che ho fatto: nulla può cancellarlo, tanto meno un’Olimpiade”. Giochi maledetti, arrivati dopo due anni tormentati: la morte di Alberto Castagnetti, un vuoto mai colmato, l’irrequietezza che l’ha portata a cambiare quattro tecnici, ma quasi mai a perdere. Poi la “fuga” a Roma, l’amore con Filippo Magnini, la scelta di Claudio Rossetto a bordovasca. Agli europei due mesi fa resta trionfalmente a galla, e l’aria di crisi ancora non si sente, e per questo forse il tonfo olimpico è ancora più choccante. Come pensare al nuoto senza Federica Pellegrini: solo un anno di stop, dice, il tempo “per ricaricare le pile”, il passaggio ai mondiali ma solo nelle staffette e poi riprendere la corsa, addirittura verso Rio 2016. Già, perché la ragazza di Spinea ricaccia in fondo alla gola tutto il dolore, perché non può non far male lasciare il passo così, e si ricandida per i prossimi Giochi. “Sono ancora giovincella, me lo posso permettere” ripete a se stessa. Ma il flop anche nei 200, che amplifica il fallimento della spedizione azzurra del nuoto quando ormai le carte migliori sono state giocate, sembra far scorrere i titoli di coda: a Londra avrà ancora una gara, la staffetta 4X200 a cui dedicherà le uniche bracciate il prossimo anno. Poi lontano dai riflettori, almeno quelli dell’acqua, senza l’ansia dei tempi da rincorrere, riprendendo in mano la sua vita. La piscina solo sullo sfondo. Dice di non sentire dolore ora che la passerella non è più sua: “E’ lo sport, complimenti alle più forti”. Il tramonto londinese non piace nemmeno a lei che esce di scena: bye bye Fede, non è addio, ma arrivederci. Il bis è triste, come il film.
E poi c’è il podio che non ti aspetti nel fioretto individuale maschile. Con il nostro Andrea Baldini solo quarto. “Temevo molto la tensione per l’assalto d’esordio”. Superata quella è andato quasi tutto liscio, almeno fino alla semifinale, per Andrea Baldini, fiorettista livornese, quando il cinese Lei Sheng l’ha battuto approfittando della classe, sì, ma anche della sua altezza, per chiudere 15-11 un match senza storia. Esordiente olimpico, Baldini, con la storiaccia brutta di Pechino alle spalle, era inevitabile che Baldini potesse patire l’emozione. Invece l’atleta dell’Aeronautica che vola sempre per le vacanze – lo scorso anno in Israele, quest’anno in Bhutan e Nepal – è rimasto con i piedi per terra e passo dopo passo ha raggiunto la finalina per il bronzo. Purtroppo l’ha vinta il coreano Choi 15-14, dopo una gran rimonta di Andrea.
Il 1° agosto 2008, alla vigilia dei Giochi olimpici, quando era n°1 del ranking mondiale venne escluso dalla Nazionale perché trovato positivo ad un diuretico, il Furosemide, e al suo posto a Pechino c’era Andrea Cassarà. Oltre otto mesi dopo, il 10 aprile 2009 il tribunale antidoping della Fie, riconobbe il sabotaggio e condannò Baldini a soli sei mesi per negligenza. Da quel giorno quindi è partita la rincorsa del fiorettista ai Giochi. Che purtroppo non si è conclusa come avrebbe voluto. Lui e i suoi tifosi che dagli spalti dell’ExCel l’hanno sostenuto, indossando le T-shirt con la scritta “Baldini e fieri”. Lui invece nel corso del primo assalto, quando il punteggio era sul 4-3 per l’avversario, ha costretto il coreano ad uno spogliarello perché il corpetto non registrava le sue stoccate. Non è bastato.
“Una beffa, l’ultima stoccata era un po’ dubbia, c’è rammarico, chiaramente il quarto posto è il piazzamento più brutto. Arrivi lì vicino, arrivi a gustarti la medaglia, poi resti fuori dal podio e fa male Ho pagato forse il fatto che era la mia prima Olimpiade. Non serve maggiore esperienza perché ce l’avevo, un po’ di emozione forse. Oggi ho tirato bene, ma non era la mia giornata”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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