Home
Tu sei qui: Home » Archivio » Londra 2012 / Medaglia e cuore d’oro per Jessica Rossi nel tiro a volo

Londra 2012 / Medaglia e cuore d’oro per Jessica Rossi nel tiro a volo

Londra 2012 / Medaglia e cuore d’oro per Jessica Rossi nel tiro a volo

La quinta medaglia d’oro per l’Italia a Londra 2012 arriva da una ventenne, Jessica Rossi, che dedica la vittoria alla sua Regione, l’Emilia, ferita dal terremoto. Jessica Rossi ha vinto la medaglia d’oro nel tiro a volo, trap femminile, e segna anche il record del mondo con un incredibile 99 su 100. La ventenne azzurra ha conquistato il primo gradino del podio prima della fine della gara. Un solo errore al 92 esimo piattello. L’oro è arrivato con il 96 esimo. Sfuma la possibilità di andare a medaglia per San Marino con Alessandra Perilli che si ferma ai piedi del podio. Argento per la russa Zuzana Stefecekova, terza la francese Delphine Reau. L’azzurra ha sbaragliato le avversarie con 99 colpi a segno su cento: polverizzati i precedenti primati, tra cui quello registrato a Pechino 2008, “solamente” 91 piattelli distrutti e anche quello stabilito dalla slovacca Stefecekova (96/100) nel 2006 in Cina, a Qingyuang.
La Rossi ha coronato una prova praticamente perfetta: dopo il 75/75 nelle qualificazioni (primato mondiale ritoccato in una fase eliminatoria dopo 14 anni), ha continuato il suo show nella finale. Ha mancato un solo piattello, fallendo il bersaglio al 17° tiro. Quella di Jessica è la 13a medaglia della spedizione tricolore ai Giochi, che ridisegna ancora una volta il medagliere azzurro, ora in settima posizione con 5 ori, 5 argenti e 3 bronzi.
«Ho pensato ai terremotati dell’Emilia. Ho pensato tanto a questo giorno e mi ha aiutato ad andare avanti tranquilla»: sono le prime parole della Rossi, ai suoi primi Giochi. Un oro storico per l’Italia, perché è il primo in questa specialità, e per Jessica, originaria di Crevalcore, nell’Emilia terremotata, a cui in questi giorni ha sempre rivolto un pensiero affettuoso, dedicando la medaglia alle popolazioni colpite dal sisma. «Il piattello mancato? Ho riso, mi è venuto da ridere…», ha concluso con un bel sorriso.

Alla fine viene il sospetto che quell’unico errore dalla pedana lo abbia quasi fatto apposta, per lasciarsi alla prossima volta la gara perfetta, lei che a soli 20 anni ha già raggiunto tutti i traguardi. D’altronde, colpire novantanove piattelli su cento significa sfiorare l’impossibile, e centrare il nuovo record del mondo nel tiro a volo e soprattutto la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Jessica Rossi è stata “comunque perfetta”. Questa ragazza semplice, nata a pochi chilometri da Bologna, lo è stata sulla pedana e subito dopo quando ha dedicato l’impresa alla sua «grandissima Emilia terremotata». Un gesto fatto con la consapevolezza di chi sta vivendo in prima persona la ricostruzione. «Non mollate mai», ha detto con l’oro al collo, rivolgendosi ai tanti che, come il padre e la madre, sono stati costretti ad abbandonare le loro case per trasferirsi nei prefabbricati. E dire che, su quella pedana allestita nella anonima periferia di Londra, Jessica sembrava una “macchina”, un robot senza emozioni ma precisissimo. Forte di un Mondiale, un Europeo e una Coppa del Mondo già vinti. Sparava un colpo dopo l’altro senza mai scomporsi. Al massimo la si poteva osservare dissetarsi con una bottiglietta d’acqua. Ma anche questo, con il passare delle ore e dei piattelli abbattuti l’uno dopo l’altro impietosamente, è apparso un gesto automatico, freddo. Per le avversarie non c’è mai stata gara: la guardavano come si farebbe con un extraterrestre. Solo la slovacca Zuzana Stefecekova, da oggi ex primatista mondiale con 96 piattelli colpiti, ha provato a resisterle. Alla fine anche lei ha dovuto cedere: il tabellino a fine gara le ha assegnato l’argento con 93 piattelli, ben sei colpi sotto. «Era un mostro», ha ammesso Alessandra Perilli. Anche lei stava compiendo un’impresa: conquistare la prima medaglia olimpica per San Marino ma si è fermato al quarto posto, dopo uno spareggio con la Stefecekova e la francese Delphine Reau, cui alla fine è toccato il bronzo. Anche il pubblico della struttura olimpica ha capito che non c’era nulla da fare con l’italiana. Quando al 94/mo centro è arrivata la certezza matematica della vittoria di Jessica si sono alzati tutti in piedi per tributarle la standing ovation. Lei, invece, ha solo stretto il pugno e sorriso. Si è subito riconcentrata sulla sua gara. Altri cinque colpi tutti a bersaglio, poi uno sguardo verso l’alto. Solo allora Jessica è tornata umana. «Sono anche emotiva ma non in gara», ha spiegato. Sono andati ad abbracciarla l’allenatore, il presidente della federazione, i compagni della comitiva azzurra ed il fidanzato Mauro. Il suo volto serio si è illuminato in un sorriso contagioso. «Da quando sono qui sono andata a letto tutte le sere pensando a una sola cosa: a me che tornavo in Emilia con questa medaglia. Per questo motivo quando ho sparato l’ultimo colpo e ho alzato lo sguardo verso il tabellone, la prima cosa che ho fatto è stata pensare alla mia terra», ha detto con fierezza. Con quella ‘esse’ un po’ trascinata nel suo modo schietto di parlare, è venuto fuori tutto il suo carattere emiliano. Ha ricordato quando «papà per la prima volta lanciò due piatti con le mani! e lei, ovviamente, li colpì entrambi. Se la prende anche con i media ma senza rabbia. Non le piace la definizione di “sport minore”: «L’unica difficoltà di oggi era tutto questo clamore – dice – perché per quattro anni non ho mai visto nessuno alla gare. Ed oggi c’è questo casino…». Racconta delle «25mila cartucce sparate in un anno», del progetto di «comprare una casa dove vivere con il fidanzato» grazie al premio del Coni per l’oro. Saluta «Cocco, il coniglio» che ha da 7 anni. Spiega che il padre è un ex tiratore e che «ora la famiglia ha dovuto lasciare casa perché devono fare i lavori dopo il terremoto». Lei «alla prima scossa» non c’era; era impegnata a Cipro per gli Europei ma «anche in quel caso non ho perso la concentrazione». Solo una telefonata la interrompe. «Sono io. Ma quale presidente?», urla ridendo. Dall’altra parte del filo non c’è Napolitano, ma papà Ivan che stava facendo il tifo da Crevalcore. Infine uno sguardo al futuro. «Devo ancora fare 100 su 100», dice lei ridendo. A 20 anni, ci sono ancora tanti piattelli da centrare.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 1291

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto