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Londra 2012 / Molfetta, calci d’oro per riscattare tutta una vita

Londra 2012 / Molfetta, calci d’oro per riscattare tutta una vita

Ha preso a calci il mondo, dal Tagikistan al Gabon, per illuminare con l’oro la sua vita di lottatore del Sud e il taekwondo azzurro. E alla fine Carlo Molfetta (foto), 28 anni, salentino di Mesagne, ha usato le mani per il colpo finale, le braccia distese ad arciere come Usain Bolt, e poi alzate dai giudici in segno di vittoria per un verdetto finale da thrilling. E’ una vittoria olimpica storica – la prima di quest’arte marziale, l’oro azzurro numero otto ai Giochi di Londra, il 199/o dell’Italia di ogni tempo – e arriva da un atleta che doveva essere il fenomeno del tatami già 8 anni fa. Errori di gioventù (“e dei giudici”, dicono i suoi) e infortuni hanno rimandato l’appuntamento fino a stasera. Ma alla fine i suoi “calci in volo” sono andati a segno. L’ultimo combattimento di Molfetta era cominciato in salita. Lo studio dei due avversari (‘combattete’, l’invito ripetuto dell’arbitro), poi un colpo assegnato e tolto all’azzurro e lo 0-3 deciso alla moviola per un calcio in faccia contestato, ed è 6-1 del primo round a favore di Obame. In rimonta continua, Molfetta ha assestato il calcio vincente a 15” dalla fine, per il 9-9 finale che gli ha consentito di giocarsela tutta al ‘golden point’: altri 2′ di combattimento, nessun punto, e il verdetto finale dei giudici e Molfetta che si inginocchia. Per una notte, tra le grida del pubblico dell’Excel trasformato in un’arena da Rocky, è gloria vera. Non solo riflessa da un ‘dilettante’ come Ibrahimovic. Stavolta è di Molfetta il calcio che basta a riempire tutta una vita, più che il portafogli. Pazienza se si continuerà a chiamarlo tachendò e a non raccapezzarsi su come definire chi lo pratica: troppo difficile capire davvero (e pronunciare) un’arte marziale che viene da lontano, 2000 anni e tanta Corea. Qui sul tatami però c’è tanto Sud del mondo, gente di nazioni o città dove ci si deve difendere attaccando, in qualsiasi modo. E sul podio vanno anche Afghanistan, Iran, Colombia, oltre alla Corea o agli Usa. Il Sud dell’azzurro d’argento si chiama Mesagne, 27 mila abitanti a pochi chilometri da Brindisi, lì in fondo all’Italia, e un lutto profondo per la giovane Melissa uccisa dalla bomba di un folle a scuola. Il suo Sud invece è stato un combattimento lungo otto anni, da predestinato a ‘sfigato’ del taekwondo olimpico: i Giochi erano finora l’unico appuntamento fallito Molfetta il ‘Lupo’, lo chiamavano da quando a 5 anni mamma Maria Antonietta disse a papà Eupremio «portalo in palestra o questo mi sfascia casa, tanto è vivace». Lui a 12 anni già firmava autografi ai compagni di classe dicendo: vedrete, quando arrivo alle Olimpiadi varranno molto. E per gli ultimi 10 anni ha allenato quel sogno vivendo “recluso” al centro tecnico del Coni ‘Giulio Onesti’, appena qualche ora di libera uscita serale con la fidanzata Serena, la divisa da Carabiniere nel gruppo sportivo. Sacrifici ripagati da un podio la cui mancanza, raccontano dalla nazionale, «gli stava togliendo il sorriso». Stasera per far crescere esponenzialmente le quotazioni degli autografi di bambino ha dovuto tirar calci e pugni e metter ko avversari di ogni parte del mondo e un grande handicap, il peso. Con le categorie olimpiche ridotte a quattro da otto, lui che di solito combatte sotto gli 87 chili ha dovuto scegliere il più 80, lasciando combattere Sarmiento tra i ‘meno’ pesanti. Risultato, ha affrontato giganti di due metri e fino a 120 chili di peso, lui che al massimo qui è riuscito a salire a 90. «Tecnica e testa», questo dicono però del suo modo di combattere i tecnici azzurri. E con quelle due armi si è preso una rivincita di Atene 2004 (ko contestato al primo match con un iraniano) e di Pechino 2008 (quattro operazioni al ginocchio e addio Giochi). Qui a Londra ha cominciato con un tagiko, Alishev Gulov (solo 6 centimetri in più) e lo ha regolato con 5 punti nell’ultimo round fino al 7-3 finale; ha proseguito con il gigante cinese Liu Xiabao (quasi 20 cm in più) annullando il vantaggio delle gambe lunghe solo al ‘golden point’ del supplementare. Poi il maliano Modibo Keita, ancora più grosso e altro (2.03), difendendo nell’ultimo round il vantaggio dei primi due fino al punto finale contestato. Poi l’epilogo thrilling, nella notte, e un’oro di calci che portano in volo. »Per un punto si può vincere o perdere, oggi si vince. E’ la mia giornata sì. Carlo Molfetta esulta dopo l’oro conquistato: «E’ una medaglia che dedico prima di tutto a me stesso, poi a Leonardo Basile che è il vero peso massimo della nazionale e che non è qui per scelte tecniche. E un po’ anche alla mia ragazza Serena: da quando c’è lei sono più tranquillo». Per il taekwondo azzurro è la seconda medaglia in questa edizione dei Giochi dopo il bronzo di Mauro Sarmiento, già argento a Pechino quattro anni fa. «Possiamo fare ancora meglio, basta crederci», dice il neo-campione olimpico. «Bisogna soprattutto aumentare coi numeri, siamo pochi in Italia ma ci facciamo valere quindi è un’ottima scuola. Viva i carabinieri», conclude Molfetta rendendo omaggio al suo gruppo sportivo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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