Mar. Giu 18th, 2019

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Londra 2012 / Schwazer si scusa ma rischia il posto di carabiniere

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«Mi dispiace»: così, tra le lacrime, ha detto al Tg1 il marciatore altoatesino Alex Schwazer, escluso dal Coni dalle Olimpiadi di Londra perchè risultato positivo a un controllo antidoping effettuato a fine luglio. Nell’intervista Schwazer ha ribadito che quattro anni fa a Pechino vinse l’oro nella 50 chilometri di marcia in modo pulito, «senza doping»: «Avevo i valori ematici di un anemico, perchè mi allenavo così tanto». Ma ora, «dopo tutte le batoste volevo questa volta esser io davanti», ha aggiunto. «Mi dispiace». Schwazer, fidanzato con la pattinatrice Carolina Kostner, ha detto di aver fatto tutto da solo: «Io ho acquistato le cose, mi sono informato su come prenderle. Non sono un dottore, non ho studiato medicina, ma tramite internet uno si può informare bene». Alla domanda se fosse stato consigliato da qualcuno, Schwazer ha replicato: «Non dico nomi», aggiungendo però che «basta tenere un po’ aperti gli occhi, e quando una donna fa gli ultimi cento metri in vasca, più forti di un uomo campione olimpico, anche uno che non ha mai seguito lo sport deve metterlo in dubbio». E aggiunto: «Ho perso tutto, ho fatto dieci mesi di allenamenti e la condizione era fantastica. Tre settimane di doping mi hanno distrutto. Ho fatto la mia ultima iniezione il 29 luglio. Gli ultimi anni sono stati difficili. Posso dire che ho vinto a Pechino senza doping». E tra i motivi che lo hanno indebolito in questi mesi ce ne è anche un altro: «E' sempre stato difficile essere il fidanzato di...». Per il gesto di Schwazer sono arrivate molte condanne, ma il presidente della Fidal, Franco Arese invita a «non tralasciare la parte umana e stare vicino ad un ragazzo che ha sbagliato». Nella speranza che possa tornare a competere a Rio per aver l’opportunità di «riscattarsi e avere una vita più normale, perché quando si allena non vede altro». Secondo

«Mi dispiace»: così, tra le lacrime, ha detto al Tg1 il marciatore altoatesino Alex Schwazer, escluso dal Coni dalle Olimpiadi di Londra perchè risultato positivo a un controllo antidoping effettuato a fine luglio. Nell’intervista Schwazer ha ribadito che quattro anni fa a Pechino vinse l’oro nella 50 chilometri di marcia in modo pulito, «senza doping»: «Avevo i valori ematici di un anemico, perchè mi allenavo così tanto». Ma ora, «dopo tutte le batoste volevo questa volta esser io davanti», ha aggiunto. «Mi dispiace». Schwazer, fidanzato con la pattinatrice Carolina Kostner, ha detto di aver fatto tutto da solo: «Io ho acquistato le cose, mi sono informato su come prenderle. Non sono un dottore, non ho studiato medicina, ma tramite internet uno si può informare bene». Alla domanda se fosse stato consigliato da qualcuno, Schwazer ha replicato: «Non dico nomi», aggiungendo però che «basta tenere un po’ aperti gli occhi, e quando una donna fa gli ultimi cento metri in vasca, più forti di un uomo campione olimpico, anche uno che non ha mai seguito lo sport deve metterlo in dubbio». E aggiunto: «Ho perso tutto, ho fatto dieci mesi di allenamenti e la condizione era fantastica. Tre settimane di doping mi hanno distrutto. Ho fatto la mia ultima iniezione il 29 luglio. Gli ultimi anni sono stati difficili. Posso dire che ho vinto a Pechino senza doping». E tra i motivi che lo hanno indebolito in questi mesi ce ne è anche un altro: «E’ sempre stato difficile essere il fidanzato di…».
Per il gesto di Schwazer sono arrivate molte condanne, ma il presidente della Fidal, Franco Arese invita a «non tralasciare la parte umana e stare vicino ad un ragazzo che ha sbagliato». Nella speranza che possa tornare a competere a Rio per aver l’opportunità di «riscattarsi e avere una vita più normale, perché quando si allena non vede altro». Secondo Arese, Schwazer «ha bisogno di allenarsi in maniera particolare, di stare isolato». Ma questo non significa che sia stato lasciato solo: «Non è stato abbandonato. La federazione gli ha dato un allenatore e ha sostenuto le spese».
Dal punto di vista giudiziario, non c’è solo la mannaia della giustizia sportiva, per Alex Schwazer. Anche la giustizia ordinaria, e pure quella militare, sono pronte ad occuparsi del caso del marciatore azzurro, atleta del gruppo sportivo dei Carabinieri. Il doping, reato legato alla frode sportiva, è punito severamente dalla legge n. 376 del 2000: da tre mesi a tre anni di reclusione, con varie aggravanti. Il nome di Schwazer compare nelle carte di uno dei filoni dell’inchiesta che da anni la procura di Padova sta conducendo sul doping nello sport. Sarebbe uno dei tanti atleti, soprattutto ciclisti, che frequentavano l’ambulatorio del medico Michele Ferrari, considerato una sorta di “guru” della performance sportiva al limite, entrato da tempo nel registro delle persone sottoposte a indagine per frode sportiva. Secondo alcune indiscrezioni filtrate oggi dal palazzo di giustizia di Padova, gli investigatori starebbero cercando di capire a che titolo l’atleta avesse dei contatti con Ferrari. Schwazer non risulta essere indagato, ma la circostanza della positività all’Epo riscontrata nell’atleta dopo il test del 30 luglio scorso potrebbe portare la magistratura di Padova ad aprire un filone di accertamenti specifici sull’atleta con la sua conseguente iscrizione, come atto dovuto, nel registro degli indagati. E’ il pubblico ministero Benedetto Roberti a coordinare le indagini sul fenomeno delle frodi sportive collegate al doping. Ma della vicenda di Schwazer, che è residente a Vipiteno, si occuperà anche la procura di Bolzano, che potrebbe essere territorialmente competente se il marciatore avesse commesso il reato all’estero, per esempio in Germania, dove Schwazer si stava allenando in vista delle Olimpiadi e dove è avvenuto il test risultato positivo all’Epo. Il procuratore di Bolzano Guido Rispoli ha detto che il suo ufficio intende valutare la posizione dell’atleta, aggiungendo di non aver ancora preso contatto con i magistrati di Padova che indagano su Ferrari. Infine c’è la procura militare. Anche i magistrati con le stellette (e in particolare il procuratore di Roma Marco De Paolis, che sarebbe competente in caso di reato commesso all’estero) hanno aperto un «fascicolo conoscitivo» sul caso Schwazer, che è un carabiniere del gruppo sportivo dell’Arma. Lo scopo è quello di valutare la sussistenza, nel comportamento dell’atleta, di profili di responsabilità per quanto riguarda il codice penale militare.
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