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Londra 2012 / Questi atleti mi ricordano proprio il capitano Schettino

Londra 2012 / Questi atleti mi ricordano proprio il capitano Schettino
di Aniello Manganiello

Faccio una riflessione sulla notizia dei 150mila preservativi distribuiti agli atleti. Leggo sulla Nazione Quotidiano Nazionale il titolo “record olimpici sotto le lenzuola, battuto il record dei preservativi”. Non faccio una lettura dal punto di vista dell’etica e della morale cristiana, la mia riflessione non verte su questo, magari in altri momenti la farò. La mia riflessione inizia alla luce delle affermazioni di alcuni atleti della nazionale di nuoto, che poi hanno vissuto “una Caporetto” ai giochi Olimpici di Londra. Leggo alcune di queste dichiarazioni, prima fra tutti quella del nuotatore Luca Marin che si esprime in questo modo: “Io il peso della gara me lo sono già tolto, adesso ho una settimana per godermi il villaggio olimpico”. In un’altra dichiarazione Filippo Magnini, atleta che non vince nulla dal 2007, scherza sul record di condom distribuiti, dice: “Li useremo tutti”. Magnini a queste Olimpiadi si è segnalato per la battuta sui profilattici e per i litigi con i compagni, speriamo che si ricordi come si nuota. Prendo atto della “Caporetto” della nazionale di nuoto italiana, sia maschile sia femminile, non voglio attribuire a questo sesso sfrenato la débacle ma certo qualche riflessione mi viene di farla. Qualche perplessità forte si insinua non solo circa la preparazione tecnica e la serietà di questa nazionale. A mio avviso questi atleti sono deficitari dell’umiltà, vincono qualcosa e si credono “padreterni”, invincibili, e passano facilmente ad una eccessiva cura dell’esteriorità, senza andare alla sostanza che è allenamento faticoso, caparbietà, tenacia. Piuttosto che cullarsi sulle vittorie passate dovrebbero continuare in quell’impegno e in quella attenzione alla tecnica che sono richiesti a un atleta.
Il Vangelo dice: “A chi non è fedele nel poco, chi affiderà cose più importanti?”.
Una medaglia d’oro è sempre una cosa materiale, caduca, che passa. La tenacia, la forza di volontà, la cura dell’interiorità sono degli atteggiamenti e virtù che rimangono e fanno l’uomo, la personalità, forgiano il carattere. Non sono le medaglie o le sponsorizzazioni della Ferrero o di altri prodotti, né l’avere un’immagine a livello nazionale: ci vuole altro per rendere grandi gli uomini. Se questi nuotatori dovevano andare a divertirsi nel villaggio olimpico, avrebbero potuto dare spazio ad altri atleti che sicuramente, a mio avviso, avrebbero fatto meglio. Ci sarebbe stata dalla loro parte almeno la competitività. Ci sarebbe stato il senso della partecipazione alla prima competizione olimpica.
Volevo anche sottolineare l’esempio dato da questi atleti, che con le loro battute così superficiali hanno dato l’impressione di avere scambiato il villaggio olimpiaco per un parco di divertimenti sessuali. Vorrei ricordare che erano andati lì per rappresentare l’Italia, la nazione e tutti noi. Lì, appunto, erano andati per rappresentare sé stessi.
Il che vale anche per Schwazer, l’atleta altoatesino impegnato nella maratona, che ora piange in diretta.
Ma cosa hanno in testa questi atleti?
Ritorno a quanto accennato in precedenza: “mens sana in corpore sano”, dicevano gli antichi. Corpo e spirito devono marciare insieme: gli atleti devono rafforzare la propria interiorità e forza di volontà, non possono pensare di curare solo il corpo. Devono darsi delle motivazioni profonde, ricordarsi di essere anche dei modelli per i giovani di oggi, per gli adolescenti. Ma che tipo di esempio hanno dato ai nostri giovani? Mi viene in mente la parola “irresponsabilità” e un inevitabile paragone con il capitano Schettino, che si permette di andare in giro sul motoscafo.
In risposta a questi pessimi esempi voglio dire invece che a contare sono la professionalità, l’amore per il proprio impegno, per quello che si sta facendo: tutto questo forma una società, tutto questo ha una ricaduta sulla società e sulle giovani generazioni.
Gli atleti, lo ripeto, rappresentano noi, non sé stessi. Io non so i nostri atleti con quale spirito siano andati alle Olimpiadi, ma penso che avrebbero dovuto innanzitutto sapere di essere lì per rappresentare la propria nazione. E questo compito richiede impegno, lo sport richiede astinenza, rinuncia e umiltà. Le gare che si svolgono nelle olimpiadi sono combattutissime. È necessario raccogliere tutte le proprie forze, tutta la concentrazione, ma anche rinunciare per un certo periodo agli atti sessuali, per finalizzare ogni energia disponibile a questo impegno e a quelle durissime prove. Non è pensabile che si possa vincere senza la rinunzia, senza l’astinenza, senza l’umiltà. È necessario che anche tra gli stessi atleti ci sia rispetto reciproco, concordia, armonia. Eppure ho visto che nella nazionale di nuoto tutti questi requisiti mancavano.
Penso che le medaglie si conquistino con la fatica: è questa la strategia del successo. La fatica richiede concentrazione, forza di volontà, ed è necessaria in tutte le cose della vita, soprattutto nello studio. Scalare la vetta di una montagna richiede un grande impegno. C’è un detto antico che dice: “astieniti per sostenerti”. È grandemente veritiero. Se vuoi conquistare qualcosa astieniti da tutto ciò che non ti consente di conquistarla, allontana tutto ciò che ti distrae o ti impedisce di raggiungerla. Facevo, appunto, prima il caso della montagna da scalare e ripeto: astieniti da ciò che ti distrae, ti disturba, ti toglie tempo. Bisogna appunto astenersi per sostenersi e raccogliere le forze per un fine più profondo, per non sprecarle e convogliarle verso quell’obiettivo importante che ci siamo prefissi. Questo lo ribadisco per dare un esempio alle giovani generazioni: a loro va detto che se vogliono diventare dei cittadini onesti, giovani forti e decisi, amanti della nazione e pronti a dare qualcosa per la crescita e per il miglioramento generale della nostra società, devono ispirarsi ai modelli di sacrificio, rinuncia, abnegazione. Modelli validi anche nello studio, nell’impegno se vogliono diventare dei cittadini onesti in una nazione diversa, nuova. Che non solo raggiunga una situazione economica serena ma che si ricompatti intorno a un clima di grande solidarietà nei confronti degli ultimi e dei diseredati. Questi giovani sono chiamati a dare il loro contributo, questi giovani hanno bisogno di testimonianza da parte di chi nella società ha un ruolo: dalla politica, dalla scuola, dalla chiesa e anche dallo sport.

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Commenti (2)

  • FS

    Ma che cavolo di titolo è questo? Finitela di paragonare a Schettino qualsiasi cosa succeda!!!

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    • La redazione de IConfronti

      Gentile lettore/lettrice, spiace constatare che alcuni personaggi della cronaca odierna diventino icone di negatività, ne conveniamo. Tuttavia non è il caso di addebitare ai giornali l’uso mediatico di tali icone, tanto più quando a creare e alimentare i “topoi” mediatici sono i personaggi stessi.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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