Gio. Lug 18th, 2019

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Londra 2012 / Settebello argento, l’allievo non supera il maestro

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Peccato, peccato davvero. Poteva essere la ciliegina d’oro sulla torta olimpica degli azzurri, la medaglia forse più brillante. L’Italia settebellezze della pallanuoto non ce l’ha fatta, pensava fosse arrivato il momento di riprendersi la storia invece oggi alla Water Polo Arena resta solo una consolazione agrodolce senza i galloni di prima della classe. La pallanuoto azzurra perde la finalissima contro la Croazia (8-6) schiantata più dalla sue paure che dall’avversario. Soprattutto perde contro il suo passato che ha le sembianze di Ratko Rudic, l’uomo che vent'anni fa inventò il Settebello di Barcellona '92 olimpico. Sono gli strani scherzi del destino, ma una scenografia perfetta per una finale olimpica. All’Italia oggi - che ha perso diciamolo subito meritatamente contro una Croazia schiacciasassi - non ha fatto difetto il sudore ma le due spinte che l’avevano portata fin qua: la forza mentale e l'organizzazione. Contro un marpione come Rudic - da oggi il più grande allenatore della storia della pallanuoto con 4 ori olimpici con tre nazionali diverse - sono stati boomerang. Il Settebello voleva ripagare con gli interessi i disastri dell'Italnuoto, le amarezze dei tuffi. L'ultimo chilometro è stato diverso dalla fine sparata. I croati hanno interpretato alla perfezione la partita, non si sono scoraggiati per la partenza sprint dell'Italia (2-0), si sono ricompattati, difesi come solo loro sanno fare e hanno prima ripreso e poi ucciso la partita: un parziale di 6-1 per le calottine a quadretti rossi la dicono lunga sull'amnesia azzurra. Il primo periodo che si chiude in vantaggio per 2-1, si pensava fosse l'inizio della discesa invece la potenza fisica, la tecnica, il temperamento e una superdifesa hanno consentito alla Croazia di spadroneggiare nei restanti tre tempi. Gli azzurri hanno messo in acqua tutto ciò che era necessario per vincere ma, come ha detto alla fine il ct Sandro Campagna, «contro questa Croazia c’era poco da fare». Non c’è stata partita ma c’è stata nostalgia a bordo vasca, con la sfida tra l’allievo e il maestro. Campagna contro Rudic. Non poteva esserci una finale più suggestiva. L’Italia di oggi forse ha avuto paura di vincere ma ha dimostrato personalità e cuore ma la legge dello sport non è stata dalla sua parte. La Croazia aveva già passeggiato contro gli azzurri durante l'incontro nelle eliminatorie (11-6) ma oggi è stata davvero cinica e marpiona nei momenti chiave. Raggiunto il Settebello sul 2-2 è sempre stata avanti, fino a 4 gol di differenza, controllando la partita con una difesa impenetrabile e il miglior portiere del torneo. Il gol di Presciutti (7-4) sembrava riaccendere le speranze, subito spente da Sukno. Gli azzurri si svegliano negli ultimi due minuti, improvvisamente, come sapessero di aver ormai perso e quindi, via le paure, via le fatiche, via il black out. E’ tardi, peccato.

Peccato, peccato davvero. Poteva essere la ciliegina d’oro sulla torta olimpica degli azzurri, la medaglia forse più brillante. L’Italia settebellezze della pallanuoto non ce l’ha fatta, pensava fosse arrivato il momento di riprendersi la storia invece oggi alla Water Polo Arena resta solo una consolazione agrodolce senza i galloni di prima della classe. La pallanuoto azzurra perde la finalissima contro la Croazia (8-6) schiantata più dalla sue paure che dall’avversario. Soprattutto perde contro il suo passato che ha le sembianze di Ratko Rudic, l’uomo che vent’anni fa inventò il Settebello di Barcellona ’92 olimpico. Sono gli strani scherzi del destino, ma una scenografia perfetta per una finale olimpica. All’Italia oggi – che ha perso diciamolo subito meritatamente contro una Croazia schiacciasassi – non ha fatto difetto il sudore ma le due spinte che l’avevano portata fin qua: la forza mentale e l’organizzazione. Contro un marpione come Rudic – da oggi il più grande allenatore della storia della pallanuoto con 4 ori olimpici con tre nazionali diverse – sono stati boomerang. Il Settebello voleva ripagare con gli interessi i disastri dell’Italnuoto, le amarezze dei tuffi. L’ultimo chilometro è stato diverso dalla fine sparata. I croati hanno interpretato alla perfezione la partita, non si sono scoraggiati per la partenza sprint dell’Italia (2-0), si sono ricompattati, difesi come solo loro sanno fare e hanno prima ripreso e poi ucciso la partita: un parziale di 6-1 per le calottine a quadretti rossi la dicono lunga sull’amnesia azzurra. Il primo periodo che si chiude in vantaggio per 2-1, si pensava fosse l’inizio della discesa invece la potenza fisica, la tecnica, il temperamento e una superdifesa hanno consentito alla Croazia di spadroneggiare nei restanti tre tempi. Gli azzurri hanno messo in acqua tutto ciò che era necessario per vincere ma, come ha detto alla fine il ct Sandro Campagna, «contro questa Croazia c’era poco da fare». Non c’è stata partita ma c’è stata nostalgia a bordo vasca, con la sfida tra l’allievo e il maestro. Campagna contro Rudic. Non poteva esserci una finale più suggestiva. L’Italia di oggi forse ha avuto paura di vincere ma ha dimostrato personalità e cuore ma la legge dello sport non è stata dalla sua parte. La Croazia aveva già passeggiato contro gli azzurri durante l’incontro nelle eliminatorie (11-6) ma oggi è stata davvero cinica e marpiona nei momenti chiave. Raggiunto il Settebello sul 2-2 è sempre stata avanti, fino a 4 gol di differenza, controllando la partita con una difesa impenetrabile e il miglior portiere del torneo. Il gol di Presciutti (7-4) sembrava riaccendere le speranze, subito spente da Sukno. Gli azzurri si svegliano negli ultimi due minuti, improvvisamente, come sapessero di aver ormai perso e quindi, via le paure, via le fatiche, via il black out. E’ tardi, peccato.

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