Londra 2012 / Tatanka è ancora argento, batte i “corvi” e pensa a Rio

Tatanka manca il colpo contro Usyk. E’ ancora argento, come a Pechino. A Clemente Russo non riesce l’impresa di trasformare la sua medaglia in quella del metallo più nobile. Sul suo volto durante la cerimonia della premiazione non c’è certo quel sorriso che ne ha fatto un personaggio da copertina. La delusione è evidente, e il campione di Marcianise, che forse si è sentito l’oro in tasca prima del tempo, non fa nulla per nasconderlo. A tradirlo è stata una condizione fisica non delle migliori, frutto della stanchezza che dopo una buona prima ripresa, chiusa in vantaggio (3-1) dopo aver cominciato con la guardia alta per non rischiare niente, ha bloccato le iniziative dell’azzurro. Passati i primi tre minuti a Russo non partono più quelle serie di tre colpi (sopra-sotto-ancora sopra) con cui ha appena messo in difficoltà Usyk e si capisce che il match può prendere un’altra piega. Un po’ com’era successo a Mangiacapre nella semifinale dei superleggeri persa contro il cubano Sotolongo che adesso si è preso l’oro dominando l’ucraino Berinchyk. L’altro ucraino Oleksnadr Usyk diventa invece il nuovo campione olimpico dei pesi massimi, e lo fa rimanendo inizialmente sulle sue e dimostrandosi più scaltro dell’avversario: aspetta che venga dentro e poi lo prende d’incontro e mette a segno più colpi, avendo notato che Russo non è più così mobile. Il “Tatanka” di Pechino, molto più reattivo sulle gambe, avrebbe probabilmente vinto, questo non lo fa ma esce comunque a testa alta. E’ di nuovo argento, dopo aver dato tutto ciò che aveva dentro, e soffrendo anche, come in certi tratti della terza ripresa, quando per frenare l’avversario l’abbraccia in clinch. L’impressione è che l’azzurro abbia finito la benzina, ed è questo a tradirlo, non certo la tecnica del rivale, non superiore alla sua. A complicare la vita di Russo è in particolare la seconda ripresa, cominciata con uno scivolone non preso in considerazione dall’arbitro. Ma Usyk si fa più deciso, l’incontro diventa una sfida a viso aperto ma Russo piazza solo un paio di bei ganci destri. L’ucraino lavora invece molto con il sinistro e mette dentro ben sette colpi. Così il “tempo” finisce 7-5 e all’inizio degli ultimi tre minuti la parità è assoluta. Nella terza il Toro di Marcianise si butta di nuovo all’attacco ma continua a non doppiare i colpi e a rimanere fermo sulle gambe, così Usyk si chiude, lo aspetta e mette ancora dentro più colpi del campano. Demolisce il sogno di Tatanka, forse all’ultima Olimpiade ma presto pronto per battaglie più immediate. Forse, come dice il ct Damiani, “bisogna solo rimodularlo”. In ogni caso i “corvacci” Clemente li ha battuti anche questa volta, è di nuovo secondo in un’Olimpiade e continua la sua sfida. «Quattro anni fa piangevo, ora invece voglio essere contento guardando questo pezzo d’argento». Clemente Russo è felice nonostante l’oro sfumato e dedica la sua medaglia alla figlia di un anno. «E’ grazie a lei che sono qui. Sono contento per quello che ho fatto. Ero convinto di vincere l’oro, ci riproverò tra quattro anni». «La mia testa voleva a tutti i costi l’oro, il corpo non ce la faceva». Tatanka ammette con onestà che contro il campione del mondo, e adesso anche olimpico, Oleksandr Usyk e’ stata la stanchezza a tradirlo. «Non portavo i colpi con incisività – dice con la medaglia d’argento di Londra 2012 al collo -: mi sentivo addosso proprio la ‘mosceria’. Più di così non ne avevo, il fisico non mi rispondeva più». «Ho 30 anni – dice – ma dopo due argenti ci vuole un oro, quindi punto a Rio. Ce la faccio, vado lì e vinco». Oltre alla figlia, Russo della la medaglia «a me stesso: la gente pensa che io mi diverta, invece solo Damiani ed io sappiamo quanto mi faccio il ‘mazzo’. Il mio avversario sono quattro anni che si prepara a questa Olimpiade, io tra World Series e altro ho lavorato moltissimo, ma lì il ritmo è diverso, tutto è più lento, è un altro tipo di pugilato e poi è difficile riabituarsi. Tutto sommato, sono contento e vedrete che vi stupirò ancora». Soddisfatto anche il papà dell’azzurro: «Sarebbe stato meglio un oro che un argento ma siamo comunque orgogliosissimi di Clemente, che resta un esempio per tanti ragazzi di Marcianise. Probabilmente mio figlio non ha recuperato dal match l’azero Mammadov. Se avesse combattuto domani le cose sarebbero andare diversamente». «E’ un risultato eccezionale che rende merito alla scuola marcianisana che resta una delle migliori d’Italia» commenta Angelo Musone ex pugile marcianisano bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles, attualmente consigliere nazionale della Federazione nazionale pugilistica. Il futuro dell’azzurro iridato a Londra, ora, è il professionismo come pugile e il cinema come attore (“mi sono divertito a girare Tatanka: sì, mi piace il cinema”). Oggi, ore 16,15 italiane, tocca a Roberto Cammarelle contro l’idolo di casa, il britannico Antonhy Joshua. Non sarà facile. «Sono vecchio e stanco, ma voglio difendere il mio titolo e soprattutto tornare a casa con l’oro olimpico», ha spiegato l’azzurro.

m.amelia

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