Dom. Lug 21st, 2019

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Londra 2012/ Vanessa Ferrari beffata, bisogna cambiare le regole?

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«Mi sono sbattuta per poter arrivare a medaglia e per tre decimi in meno una ti frega il podio. Per me è un'altra medaglia di legno». Scoppia in lacrime Vanessa Ferrari dopo il quarto posto nella finale della prova olimpica di corpo libero. Un piazzamento che le ha impedito di mettersi al collo un bronzo che, a un certo punto della gara, sembrava vicino. Poi è arrivata la prova della russa Aliya Mustafina che, nonostante lo stesso punteggio dell’azzurra, è stata premiata dai giudici per una migliore esecuzione, a discapito proprio della 21enne ginnasta bresciana. Vanessa Ferrari non trattiene la rabbia e recrimina anche per l’errore nelle qualificazioni (non punito dai giudici) della rumena Catalina Ponor, poi medaglia d’argento: «Non doveva neanche entrare in finale - tuona l’azzurra -. Ero felice perché, dopo tante medaglie di legno, stavolta pensavo di essermi meritata una medaglia vera. Non vedo tanta differenza fra il mio esercizio e quello della Ponor. Io mi davo un 15.20, se l’ha preso lei lo meritavo anch'io. Il futuro? Deciderò quello che farò quando sarò a casa». Una beffa colossale e inedita per la ginnastica azzurra. Fuori dal podio del corpo libero con lo stesso punteggio complessivo, ma per tre decimi in meno di un parametro di valutazione, quello relativo all’esecuzione dell’esercizio, che alle Olimpiadi è quello che fa la differenza e, in questo caso, decide le medaglie. Vanessa Ferrari finisce in lacrime, un pianto misto di delusione, sconforto e rabbia. Ci aveva messo l’anima per riprendersi dal flop di Pechino. Voleva una medaglia a Londra a tutti i costi, perderla per un niente è una mazzata terribile. Un’amarezza smisurata, che a caldo farebbe venire voglia di mollare tutto. «Potrebbe fare questa scelta, ma spero non lo faccia» ammette il presidente della Federginnastica Riccardo Agabio. A un’Olimpiade questi colpi «si sentono di più - spiega ancora Agabio - e si assorbono con meno facilità». Inconsolabile Vanessa. A Londra erano arrivati il papà, il fratellino e il fidanzato Andrea. Volevano vederla finalmente sul podio olimpico, perchè se lo meritava. Una piccola farfalla in mezzo a tante 'valchirie', la più bassa della finale che contava un vero «parterre de roi»: tutte campionesse olimpiche o iridate. Anche lei campionessa del mondo lo è stata nel 2006, ma al confronto sembrava una formichina. Come musica aveva scelto la colonna sonora del film ‘L’ultimo dei Mohicani’ e un esercizio ad alto coefficiente di difficoltà. Peccato che l'esecuzione contasse di più. «Ho perso la medaglia per questo», ammette lei. «A Pechino ero infortunata. Ti sbatti per poter arrivare a medaglia e per soli tre decimi in meno ti fregano il posto». A rovinarle la festa la russa Aliya Mustafina, che ha fatto un esercizio tutt'altro che impeccabile. Malgrado questo ha preso lo stesso punteggio dell'azzurra (14.900), ma a fare la differenza il punteggio non di difficoltà, bensì di esecuzione: 8,70 per la Ferrari e 9,00 per la russa. «L’esercizio di Vanessa doveva essere superiore come punteggio - recrimina il ct Enrico Casella - Solo due hanno fatto meglio di lei, però la medaglia non è arrivata e purtroppo qui è l'unica cosa che conta». «E' una regola incomprensibile - commenta Agabio - Ai Mondiali non è così. I giudizi delle giurie sono troppo soggettivi, la gente non capisce. Forse servirebbe la moviola». Quando c’è di mezzo una giuria le polemiche sono dietro l’angolo. Abagio parla di regole “incomprensibili” non a torto. Difficili da decifrare anche per il pubblico, che infatti in molti casi è in disaccordo. Ieri l’oro del brasiliano Zanetti, pur regalando il bronzo a Morandi, è sembrato un 'regalo'. «Non meritava di vincere - dice Casella -, e lo pensano tutti». E oggi nella preambolo della finale del corpo libero c’è stato un’altra decisione discutibile delle giurie: la romena Catalina Ponor, che si era piazzata terza nelle eliminatorie, è stata retrocessa dopo il reclamo degli Stati Uniti a favore della loro ginnasta, Alexandra Raisman, che era quarta. «Preferivo che la Ponor restasse terza...» ironizza il tecnico azzurro, facendo intuire che i giudici potrebbero averla «risarcita» in finale: il suo 15.200 è parso abbastanza generoso, tant’è che è stato fischiato. «Sono diverse gare che faccio che prendo la medaglia di legno - si lamenta la Ferrari - Qui mi sono detta 'questa volta ce la faccio'. Non mi è sembrato di aver fatto un esercizio peggiore della russa. Io mi sarei data il punteggio della Ponor». «Resta il fatto che Vanessa resta tra le migliori al mondo» la consola il suo tecnico. Ma forse questa convinzione non basterà a farle cambiare idea.

«Mi sono sbattuta per poter arrivare a medaglia e per tre decimi in meno una ti frega il podio. Per me è un’altra medaglia di legno». Scoppia in lacrime Vanessa Ferrari (foto) dopo il quarto posto nella finale della prova olimpica di corpo libero. Un piazzamento che le ha impedito di mettersi al collo un bronzo che, a un certo punto della gara, sembrava vicino. Poi è arrivata la prova della russa Aliya Mustafina che, nonostante lo stesso punteggio dell’azzurra, è stata premiata dai giudici per una migliore esecuzione, a discapito proprio della 21enne ginnasta bresciana. Vanessa Ferrari non trattiene la rabbia e recrimina anche per l’errore nelle qualificazioni (non punito dai giudici) della rumena Catalina Ponor, poi medaglia d’argento: «Non doveva neanche entrare in finale – tuona l’azzurra -. Ero felice perché, dopo tante medaglie di legno, stavolta pensavo di essermi meritata una medaglia vera. Non vedo tanta differenza fra il mio esercizio e quello della Ponor. Io mi davo un 15.20, se l’ha preso lei lo meritavo anch’io. Il futuro? Deciderò quello che farò quando sarò a casa». Una beffa colossale e inedita per la ginnasta azzurra. Fuori dal podio del corpo libero con lo stesso punteggio complessivo, ma per tre decimi in meno di un parametro di valutazione, quello relativo all’esecuzione dell’esercizio, che alle Olimpiadi è quello che fa la differenza e, in questo caso, decide le medaglie. Vanessa Ferrari finisce in lacrime, un pianto misto di delusione, sconforto e rabbia. Ci aveva messo l’anima per riprendersi dal flop di Pechino. Voleva una medaglia a Londra a tutti i costi, perderla per un niente è una mazzata terribile. Un’amarezza smisurata, che a caldo farebbe venire voglia di mollare tutto. «Potrebbe fare questa scelta, ma spero non lo faccia» ammette il presidente della Federginnastica Riccardo Agabio. A un’Olimpiade questi colpi «si sentono di più – spiega ancora Agabio – e si assorbono con meno facilità». Inconsolabile Vanessa. A Londra erano arrivati il papà, il fratellino e il fidanzato Andrea. Volevano vederla finalmente sul podio olimpico, perchè se lo meritava. Una piccola farfalla in mezzo a tante ‘valchirie’, la più bassa della finale che contava un vero «parterre de roi»: tutte campionesse olimpiche o iridate. Anche lei campionessa del mondo lo è stata nel 2006, ma al confronto sembrava una formichina. Come musica aveva scelto la colonna sonora del film ‘L’ultimo dei Mohicani’ e un esercizio ad alto coefficiente di difficoltà. Peccato che l’esecuzione contasse di più. «Ho perso la medaglia per questo», ammette lei. «A Pechino ero infortunata. Ti sbatti per poter arrivare a medaglia e per soli tre decimi in meno ti fregano il posto». A rovinarle la festa la russa Aliya Mustafina, che ha fatto un esercizio tutt’altro che impeccabile. Malgrado questo ha preso lo stesso punteggio dell’azzurra (14.900), ma a fare la differenza il punteggio non di difficoltà, bensì di esecuzione: 8,70 per la Ferrari e 9,00 per la russa. «L’esercizio di Vanessa doveva essere superiore come punteggio – recrimina il ct Enrico Casella – Solo due hanno fatto meglio di lei, però la medaglia non è arrivata e purtroppo qui è l’unica cosa che conta». «E’ una regola incomprensibile – commenta Agabio – Ai Mondiali non è così. I giudizi delle giurie sono troppo soggettivi, la gente non capisce. Forse servirebbe la moviola». Quando c’è di mezzo una giuria le polemiche sono dietro l’angolo. Abagio parla di regole “incomprensibili” non a torto. Difficili da decifrare anche per il pubblico, che infatti in molti casi è in disaccordo. Ieri l’oro del brasiliano Zanetti, pur regalando il bronzo a Morandi, è sembrato un ‘regalo’. «Non meritava di vincere – dice Casella -, e lo pensano tutti». E oggi nella preambolo della finale del corpo libero c’è stato un’altra decisione discutibile delle giurie: la romena Catalina Ponor, che si era piazzata terza nelle eliminatorie, è stata retrocessa dopo il reclamo degli Stati Uniti a favore della loro ginnasta, Alexandra Raisman, che era quarta. «Preferivo che la Ponor restasse terza…» ironizza il tecnico azzurro, facendo intuire che i giudici potrebbero averla «risarcita» in finale: il suo 15.200 è parso abbastanza generoso, tant’è che è stato fischiato. «Sono diverse gare che faccio che prendo la medaglia di legno – si lamenta la Ferrari – Qui mi sono detta ‘questa volta ce la faccio’. Non mi è sembrato di aver fatto un esercizio peggiore della russa. Io mi sarei data il punteggio della Ponor». «Resta il fatto che Vanessa resta tra le migliori al mondo» la consola il suo tecnico. Ma forse questa convinzione non basterà a farle cambiare idea.
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