Mer. Giu 19th, 2019

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Londra 2012 / Schwazer perde Olimpiadi e Arma, nuovi sospetti

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Entrato in caserma a Bologna da carabiniere scelto, gradi ottenuti per i meriti sportivi, dopo due ore e mezzo e un confronto con il proprio diretto superiore, Alex Schwazer se ne fila via da un’uscita laterale, in tasca il provvedimento di sospensione disposto dal Comando generale dell'Arma. Stop in via cautelativa, che durerà fino a quando non verrà chiarita ogni cosa dal punto di vista penale e sportivo. Pistola e tesserino - come annunciato - consegnati. E’ un altro addio dopo quello alla marcia: dovrà lasciare quel mondo che gli aveva, per usare le sue parole, consentito di fare sport da professionista. In pochi giorni, due enormi porzioni di vita che se ne vanno, da buttare dietro le spalle e provare a pensare al futuro. Un cammino che, per il marciatore altoatesino fermato perchè positivo, poi reo confesso, all'Epo, è tutto da scrivere. A dispetto dell'espresso desiderio di “una vita normale”, magari cercando spazi di pace tra i suoi monti, ci saranno quasi certamente le audizioni delle procure di Padova, Bolzano e di quella militare, che hanno aperto inchieste e vogliono approfondire più aspetti della vicenda, chiarire meglio le cose che ha detto in conferenza stampa. Da parte del presidente del Coni Gianni Petrucci ecco allora un invito, un’esortazione a diventare un simbolo nella lotta allo sport ‘viziato’, una cima lanciata per tirarsi su: «Schwazer testimonial contro il doping? Ce lo auguriamo, dovrebbe diventare il leader nella battaglia contro il doping. Si deve - spiega il capo dello sport italiano - fare questo quando si cade nel baratro, ma l’aspetto umano deve essere salvaguardato». Parole che il 28enne di Calice di Racines, l’ex superman del Nido d'Uccello di Pechino, sembra raccogliere. Sul proprio sito, oltre a ringraziare tutti quelli che gli sono stati vicini in un “momento terribile”, pubblica messaggi, riprende concetti della conferenza stampa di Bolzano, come a farsi forza: «Ho a casa quattro medaglie, ma la vita è tutt'altro. E’ assurdo perdere parenti e amici per andare più forte in una gara». Tentativi di modellare un’immagine, mentre il Cio fa i complimenti al Coni per la gestione della situazione. E mentre il Paese continua a interrogarsi su quanto accaduto. «Chi usa sostanze dopanti deve restare fuori dallo sport. Non si possono alterare sensibilmente i risultati: è una scorciatoia inaccettabile. Quelli di Schwazer sono esempi da non imitare», dice il ministro dello Sport Piero Gnudi a ‘Radio anch'io’. «Non riesco ad essere incazzato con Schwazer, ascoltando le sue parole ho grande sofferenza per lui nonostante il doping sia da condannare», lo difende invece su Twitter lo sciabolatore Aldo Montano, pure lui tesserato per una società bolognese, la Virtus Scherma. Parole di comprensione da don Mario Lusek, cappellano degli azzurri ai Giochi di Londra: Alex era «ammirato da tutti, sicuramente anche invidiato, ma nello stesso tempo anche lui con le sue fragilità, con le sue ansie, con le sue paure». E comunque il “buio” è «sempre in agguato nel cuore dell'uomo», ha detto il sacerdote a Radiovaticana. Nel capoluogo emiliano il marciatore era di stanza, alle dipendenze della sezione atletica della caserma di via delle Armi dove ha sede il Quinto Battaglione dell'Emilia-Romagna. Ma dove in realtà lui si vedeva davvero poco. Qui, proprio nel giorno in cui la nuotatrice bolognese Martina Grimaldi ha aggiunto una medaglia e una dedica ai terremotati, in una zona di periferia non lontana dalla piscina dove lei si allena, si è consumato l’ultimo atto della carriera militare dell’altoatesino. Nel pomeriggio Alex Schwazer ha scritto sulla pagina principale del suo sito internet personale questo messaggio: «In un momento così terribile della mia vita ho ricevuto e continuo a ricevere tanti messaggi di sostegno, di incoraggiamento. Ho apprezzato molto perchè mi danno la forza di andare avanti. Ringrazio di cuore e prometto che risponderò presto a ognuno di voi. Vi abbraccio. Alex Schwazer». Ma i sospetti aumentano soprattutto perché Schwazer tra la fine di gennaio e la metà di febbraio del 2010 aveva svolto un collegiale ai piedi del Pico de Teide, la montagna a Tenerife alta oltre 3700 metri e considerato uno dei campus di Michele Ferrari. Lo si apprende in ambienti della marcia azzurra. Ferrari è il medico che Schwazer ha indicato ieri come un “grande preparatore” e al quale si era rivolto per delle avere tabelle di allenamento. Un altro elemento singolare che viene fatto rilevare e' che sebbene i rapporti con Sandro Damilano, come affermato in passato dallo stesso tecnico piemontese, si erano “molto guastati per motivi personali e di lavoro”, l'atleta ancora sosteneva fino agli Europei di Barcellona 2010 che l'allenatore fosse lo steso Damilano mentre in realtà già da ottobre 2009 aveva svolto i primi allenamenti per la nuova stagione assieme a Michele Didoni.

Entrato in caserma a Bologna da carabiniere scelto, gradi ottenuti per i meriti sportivi, dopo due ore e mezzo e un confronto con il proprio diretto superiore, Alex Schwazer se ne fila via da un’uscita laterale, in tasca il provvedimento di sospensione disposto dal Comando generale dell’Arma. Stop in via cautelativa, che durerà fino a quando non verrà chiarita ogni cosa dal punto di vista penale e sportivo. Pistola e tesserino – come annunciato – consegnati. È un altro addio dopo quello alla marcia: dovrà lasciare quel mondo che gli aveva, per usare le sue parole, consentito di fare sport da professionista. In pochi giorni due enormi porzioni di vita che se ne vanno, da buttare dietro le spalle e provare a pensare al futuro. Un cammino che, per il marciatore altoatesino fermato perché positivo, poi reo confesso, all’Epo, è tutto da scrivere. A dispetto dell’espresso desiderio di “una vita normale”, magari cercando spazi di pace tra i suoi monti, ci saranno quasi certamente le audizioni delle procure di Padova, Bolzano e di quella militare, che hanno aperto inchieste e vogliono approfondire più aspetti della vicenda, chiarire meglio le cose che ha detto in conferenza stampa. Da parte del presidente del Coni Gianni Petrucci ecco allora un invito, un’esortazione a diventare un simbolo nella lotta allo sport ‘viziato’, una cima lanciata per tirarsi su: «Schwazer testimonial contro il doping? Ce lo auguriamo, dovrebbe diventare il leader nella battaglia contro il doping. Si deve – spiega il capo dello sport italiano – fare questo quando si cade nel baratro, ma l’aspetto umano deve essere salvaguardato». Parole che il 28enne di Calice di Racines, l’ex superman del Nido d’Uccello di Pechino, sembra raccogliere. Sul proprio sito, oltre a ringraziare tutti quelli che gli sono stati vicini in un “momento terribile”, pubblica messaggi, riprende concetti della conferenza stampa di Bolzano, come a farsi forza: «Ho a casa quattro medaglie, ma la vita è tutt’altro. È assurdo perdere parenti e amici per andare più forte in una gara». Tentativi di modellare un’immagine, mentre il Cio fa i complimenti al Coni per la gestione della situazione. E mentre il Paese continua a interrogarsi su quanto accaduto. «Chi usa sostanze dopanti deve restare fuori dallo sport. Non si possono alterare sensibilmente i risultati: è una scorciatoia inaccettabile. Quelli di Schwazer sono esempi da non imitare», dice il ministro dello Sport Piero Gnudi a ‘Radio anch’io’. «Non riesco ad essere incazzato con Schwazer, ascoltando le sue parole ho grande sofferenza per lui nonostante il doping sia da condannare», lo difende invece su Twitter lo sciabolatore Aldo Montano, pure lui tesserato per una società bolognese, la Virtus Scherma. Parole di comprensione da don Mario Lusek, cappellano degli azzurri ai Giochi di Londra: Alex era «ammirato da tutti, sicuramente anche invidiato, ma nello stesso tempo anche lui con le sue fragilità, con le sue ansie, con le sue paure». E comunque il “buio” è «sempre in agguato nel cuore dell’uomo», ha detto il sacerdote a Radiovaticana. Nel capoluogo emiliano il marciatore era di stanza, alle dipendenze della sezione atletica della caserma di via delle Armi dove ha sede il Quinto Battaglione dell’Emilia-Romagna. Ma dove in realtà lui si vedeva davvero poco. Qui, proprio nel giorno in cui la nuotatrice bolognese Martina Grimaldi ha aggiunto una medaglia e una dedica ai terremotati, in una zona di periferia non lontana dalla piscina dove lei si allena, si è consumato l’ultimo atto della carriera militare dell’altoatesino.
Nel pomeriggio Alex Schwazer ha scritto sulla pagina principale del suo sito internet personale questo messaggio: «In un momento così terribile della mia vita ho ricevuto e continuo a ricevere tanti messaggi di sostegno, di incoraggiamento. Ho apprezzato molto perchè mi danno la forza di andare avanti. Ringrazio di cuore e prometto che risponderò presto a ognuno di voi. Vi abbraccio. Alex Schwazer». Ma i sospetti aumentano soprattutto perché Schwazer tra la fine di gennaio e la metà di febbraio del 2010 aveva svolto un collegiale ai piedi del Pico de Teide, la montagna a Tenerife alta oltre 3700 metri e considerato uno dei campus di Michele Ferrari. Lo si apprende in ambienti della marcia azzurra. Ferrari è il medico che Schwazer ha indicato ieri come un “grande preparatore” e al quale si era rivolto per delle avere tabelle di allenamento. Un altro elemento singolare che viene fatto rilevare è che sebbene i rapporti con Sandro Damilano, come affermato in passato dallo stesso tecnico piemontese, si erano “molto guastati per motivi personali e di lavoro”, l’atleta ancora sosteneva fino agli Europei di Barcellona 2010 che l’allenatore fosse lo steso Damilano mentre in realtà già da ottobre 2009 aveva svolto i primi allenamenti per la nuova stagione assieme a Michele Didoni.

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