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L’ONU e la pace

L’ONU e la pace
di Luigino Rossi

Le Nazioni Unite hanno un nuovo segretario, ma il nuovo presidente USA, che manifesta una preoccupante propensione per un muscoloso unilateralismo a stelle e strisce, già prima di andare ad occupare stabilmente la Casa Bianca, ha manifestato critiche nei confronti dell’ alto organismo internazionale. Nella festività dell’Epifania, che evoca la convergenza dei popoli nel riconoscere il Principe della pace, è opportuno richiamare la funzione dell’ONU, basata sulla salvaguardia dei diritti della persona, la difesa di tutti i popoli e dei singoli cittadini del mondo, indipendentemente da razza, religione, sesso, nazionalità. Sono principi di natura generale, imperativi etici che devono prevalere in ogni circostanza per salvaguardare la forza del diritto, l’importanza del dialogo e del negoziato, il rispetto degli accordi internazionali, la pacifica soluzione di controversie internazionali, nella convinzione che la guerra è una tragedia senza ritorno che contribuisce al declino di tutta l’umanità.
Da più parti si predice un mondo multipolare sempre meno occidentale per allineamenti più che per alleanze, predizione minacciosa se a questa si affianca anche il calo del tasso di sensibilità democratica per le ondivaghe esperienze di una globalizzazione generatrice di crisi che ridimensionano ottimistiche previsioni di sviluppo socio-culturale e di crescita economica. Un globalismo senza regole rende attuali le riserve elaborate subito dopo le prime entusiastiche celebrazioni del fenomeno, dopo aver sperimentato gli effetti dirompenti della deregulation sullo Stato nazionale e sul diritto internazionale.
La sicurezza, valutata anche in termini energetici, demografici ed ecologici, può aspirare ancora ad una efficace governance? Una risposta può venire dall’indilazionabile riforma dell’ONU per valorizzare elementi di speranza orizzontale e comunitaria, per porre riparo a progetti verticali di totalizzanti pretese egemoniche, frutto di elucubrazioni atemporali ed asettiche rispetto al caldo susseguirsi di avvenimenti innervati di umanità nonostante continue e crudeli esperienze del male. Appare così riconfermato dalla portata e dalla complessità delle dinamiche in atto il primato della politica, come arte del possibile per ridurre le cause dell’instabilità sociale ed i rischi di conflitti e di guerre mediante la realizzazione di un nuovo ordine capace di dare sicurezza ad un pianeta ancora frammentato, nonostante il vangelo della globalizzazione; dinamiche, d’altronde, che, perché formidabili, ingenerano paura e reazioni imprevedibili; tuttavia, è ancora possibile sperare che i custodi e animatori della cultura siano disposti a fornire il loro contributo ed i politici, nell’operare scelte, pronti a sostituire all’etica dell’individuo quella della persona e procedere alla ridistribuzione delle opportunità, non seguendo il criterio del minimo comune multiplo di mera sopravvivenza, funzionale al mantenimento di egemonie imperiali, bensì quello del massimo comune divisore dei beni, generatore di una globalizzazione virtuosa in grado di rinsaldare la vera speranza. Ne deriva la necessità di una soluzione globale dei conflitti affrontando le questioni in agenda nella loro totalità.
La Carta delle Nazioni Unite è volta al perseguimento della pace, fine supremo; rifiuta la forza quale principio ordinatore delle relazioni tra i popoli; sollecita i1 rispetto dell’autodeterminazione e dell’uguaglianza fra Stati, rapporti di solidarietà e cooperazione, cammino obbligato dell’umanità, impegnata con la forza della ragione a ridimensionare la ragione della forza. L’ONU deve ricercare gli strumenti idonei per regolamentare il mercato ritenendo che non tutti i beni debbano passare per esso. Infatti la persona non può essere oggetto di scambio ed esistono bisogni che il mercato non può soddisfare, né può impedire a tanti di accedere ai beni necessari. Questi elementi vanno considerati in una logica di diffusa pratica democratica perché, nonostante eventuali limiti, rimane il sistema che, meglio di altri, sollecita la partecipazione, implementa la solidarietà, favorisce la collaborazione. Per uscire dalla secche di una evidente crisi, l’ONU deve superare lo stadio di una funzione meramente amministrativa e presentarsi come il perno morale delle nazioni, autentica coscienza comune dell’umanità, sviluppare la cultura della cooperazione per rispondere ai bisogni di tutti e vincere le attuali sperequazioni favorendo l’interdipendenza dei popoli stimolando la fiducia reciproca. Così si superano guerre fredde e guerreggiate, si valorizza il patrimonio culturale dell’umanità, si vince la gelida paura, si beneficia del calore della civiltà. Non è fatuo buonismo, ma premessa per una vincente operosità che sconfigge coercizioni o repressioni volte ad imporre un modello sociale unico al mondo intero e per far fiorire una civiltà fondata sui valori universali di pace, solidarietà, giustizia che prevengono dalla caduta in sterili individualismi o dal rigurgito del collettivismo e consentono di parlare di patrie senza cadere in truci nazionalismi, di evocare la libertà esorcizzandola da libertari nichilismi, di purificare la religione da ogni tipo di fondamentalismo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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