L’’Ostello Koinè”. Un presidio sociale perduto

L’’Ostello Koinè”. Un presidio sociale perduto
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Nessuna ironia, poco sarcasmo e tanta indignazione nella nota di quest’oggi. Dopo 25 anni di attività è costretto a chiudere a Salerno l’’Ostello Koinè’, gestito dalla ‘Livingstone’, una cooperativa. Una cooperativa sociale, di giovani ed ex giovani un tempo disoccupati, che avevano inventato un lavoro. Ma soprattutto avevano garantito nella ‘città europea e turistica’ un ricovero dignitoso e a buon mercato per studenti e immigrati. La cifra dei servizi della ‘Livingstone’ era la umanità, la accoglienza amorevole. Si sono sempre sentiti, i ‘ragazzi’ della ‘Livingstone’, un presidio aperto contro la marginalità della piccola metropoli. Non sguazzavano nell’oro, i ‘ragazzi’ della ‘Livingstone’. Come non lo facevano, non potevano farlo, i loro ospiti. Ma reggevano. Sapevano di coprire un vuoto sociale, di essere un pezzo di quel ‘welfare locale’, di cui si è sentito in cento convegni. E pensare che i soldi spesi per organizzare uno solo di questi convegni sarebbero bastati per pagare le utenze e gli affitti arretrati al Comune di Salerno. La loro resistenza è stata lunga. E sembrava avessero raggiunto l’obiettivo, quando tre anni fa il Sindaco aveva pubblicamente elogiato i servizi offerti dalla ‘Livingstone’: ma eravamo in piena campagna elettorale. E così, ora aspettiamoci di vedere moltiplicati gli occasionali ospiti delle carrozze abbandonate nello scalo merci delle Ferrovie. E quello che non abbiamo voluto riconoscere ai servizi dell’’Ostello Koinè’, saremo costretti a spenderlo per interventi di emergenza e di repressione.

Silvia Siniscalchi

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