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L’ottuso assalto islamico a Israele e alla Cristianità

L’ottuso assalto islamico a Israele e alla Cristianità
di Carmelo Currò

Israele ha il diritto di difendersi dalle aggressioni di questi giorni, proclamano le cancellerie occidentali. E meno male. Poiché è del tutto accertato che per l’opinione pubblica del mondo esiste un diritto di diverso peso, come esistono in Italia diritti e verità di destra e di sinistra. Libertari, lacrimanti e difensori della giustizia vanno a piangere su tanti terroristi palestinesi ma dimenticano settimanalmente i Cristiani che muoiono in Egitto o in Nigeria perché commettono quella che per gli estremisti musulmani è la colpa imperdonabile di andare a Messa la domenica. Insomma, dalla striscia di Gaza potrebbero essere lanciati missili distruttivi verso obiettivi civili israeliani; ma il Governo di Gerusalemme non dovrebbe rispondere nonostante il Diritto Internazionale preveda l’istituto della rappresaglia che corrisponde a un ristabilimento delle condizioni di equilibrio fra le parti. Nessuno sembra ricordare come i leaders militari delle fazioni palestinesi fanno collocare obiettivi militari (tra cui le rampe di lancio dei missili) nelle immediate vicinanze di quartieri popolari o dentro cortili di ospedali, in modo da tenere prigionieri civili inermi della propria gente, e ricattare moralmente Israele che, in caso di risposta, rischia di colpire abitanti innocenti che farebbero volentieri a meno di trovarsi tra i due fuochi. Il territorio della striscia di Gaza ha una struttura di centinaia di chilometri di tunnel, gallerie, depositi, ascensori, elevatori che fanno da supporto a un’artiglieria micidiale e temibile, in grado di nascondersi nelle viscere della terra dopo aver scagliato bombe a molte miglia di distanza. Come le milizie islamiche che si radunano nella striscia, provenendo da ogni parte del mondo musulmano considerino inoltre come obiettivo primario Israele, come obiettivo secondario i Cristiani del Medio Oriente e poi come terzo obiettivo sul lungo termine tutta l’Europa cristiana. Come dagli Stati arabi “moderati” (per prima l’Arabia Saudita) fluiscano miliardi di dollari, in particolare dopo che la scoperta di una stamperia clandestina di dollari falsi nella cantina della casa di Arafat, ha messo in allarme i trafficanti di armi e gli affaristi sporchi.
Diciamoci la verità. Gli estremisti che stanno facendo grandi passi nel mondo arabo dopo le primavere che hanno detronizzato i dittatori, non vogliono certo garantire i diritti dei palestinesi. Nei loro disegni esistono ben altri programmi. In primo luogo, l’imposizione e la diffusione della jihad che è comandamento essenziale della loro religione. La guerra e l’intolleranza nei confronti di chi non è musulmano.
A questa attività eclatante e distruttiva, l’Islam affianca una diversa azione capillare che è sotto gli occhi di tutti. Mi riferisco all’arrivo pacifico, continuo, di uomini e donne musulmani all’interno dell’Europa. Persone spesso per bene, in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Ma sovente anche estremisti, sobillatori, propagandisti, maestri di teologia islamica. Uomini che in nome di dio (del loro dio, ovviamente), incitano all’intolleranza, all’odio interreligioso, alla violenza, allo stessa diffusione delle usanza islamiche sul territorio occidentale. Si pensi all’infibulazione, all’obbligo del velo, alla segregazione in casa, al divieto per donne e giovani di adottare le mode europee, ai matrimoni combinati imposti alle ragazze musulmane. La cronaca sempre più frequentemente ricorda come sia rischiosa e difficile la vita per i musulmani senza pregiudizi che vorrebbero introdurre nella propria esistenza modi di vita occidentale; per le ragazze che vorrebbero sposarsi perché innamorate; per chi vorrebbe convertirsi al Cristianesimo ma non può mettere a repentaglio la propria incolumità. Senza pietà i padri stessi hanno ucciso figlie che avevano trovato un bravo giovane europeo o i mariti le mogli che non portavano il burka. Qualche anno fa il quotidiano La Stampa (4 novembre 2010) pubblicava la storia di Hamid Laabidi, un uomo proveniente dal Marocco e ha scelto di convertirsi al Cattolicesimo ma che dal 1997, anno del suo Battesimo, è costretto a vivere “guardandosi alle spalle”.
Dalla Nigeria alla Siria è visibilmente in corso un tentativo di pulizia etnica nei confronti dei Cristiani (e non dimentichiamo in Iran una latente persecuzione nei confronti dei Bahai) contro cui inutilmente hanno alzato la voce autorevoli esponenti del clero (La Stampa, 8 gennaio 2012). Ed il patriarca latino di Gerusalemme ha lanciato pochi mesi fa un campagna di sensibilizzazione per consentire a ottanta giovani coppie cristiane l’acquisto di case, per favorire la loro permanenza in una città ed impedire che i Luoghi santi “diventino un museo” (La Stampa, 18 marzo 2012). In pratica, prima di lanciare un futuro attacco propagandistico-ideologico e quindi terroristico-militare alla civiltà occidentale, l’estremismo islamico intende rafforzare il proprio retroterra classico e attendere che le Nazioni occidentali minino sé stesse prima con la logica del fatuo benessere poi con la recessione economica che favoriscono la crisi del matrimonio, delle nascite, la legislazione abortista. Insomma, mentre nel mondo islamico si continua a fare figli, in Occidente il problema demografico è diventato allarmante, e sembra replicare quanto avvenne in Medio Oriente tra VII e IX secolo.
Allora, infatti, l’invasione araba ebbe ragione delle difese della società bizantina grazie a una serie di diversi fattori. In primo luogo, l’amministrazione di Costantinopoli non era amata nelle gloriose metropoli cristiane (Alessandria, Antiochia, Gerusalemme) perché corrotta e oppressiva, e gli Arabi stessi sembravano portare una ventata di libertà. Quindi, l’originario fervore religioso veniva minato da inutili scuole di pensiero filosofiche del tutto avulse dalla società pulsante. Infine, la crisi climatica con lunghissimi periodi di siccità aveva costretto molta parte della popolazione ad allontanarsi da ampie regioni che erano divenute spopolate e che i musulmani occupavano senza colpo ferire.
Israele è un’isola non musulmana in Medio Oriente, insieme a una parte del Libano, e a tante aree urbane e contadine cristiane di Siria ed Egitto. Conviene tacere sulla loro estinzione?

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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