Luci della ribalta e del varietà

Luci della ribalta e del varietà
di Luigi Zampoli

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Le stanno smontando ad una ad una, per le vie e le piazze della città sono iniziati i lavori per disinstallare le “luci d’artista”, tormento ed estasi del periodo natalizio salernitano, croce e delizia rispettivamente per i cittadini residenti ed i tanti visitatori che nell’ultimo mese e mezzo hanno invaso le vie della città con lo sguardo all’insù, tra tappeti volanti, dragoni e lanterne; luci d’artista miste alle luci delle migliaia di autovetture incolonnate in ingorghi infernali che hanno paralizzato il centro cittadino durante i fine settimana.
Un’ubriacatura luminosa che ha portato Salerno alla ribalta nazionale, ma che ora lascia il posto all’usuale quadro urbano di una città intrappolata tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. L’estemporaneità dell’evento, accompagnato dalla grancassa della risonanza mediatica, svanisce in una realtà che rivela gli affanni e le inquietudini di una crisi economica e sociale che non vuole allentare la sua morsa, qui come nel resto del paese.
Nell’attesa di un nuovo salvifico rinascimento, la scelta è quella di chiudersi in sé, anzi, per meglio dire, nel sé, e serrare le fila della propria vita per salvare ciò che si ha, oppure ritrovare nuovi contesti entro i quali svolgere la propria esistenza, stabilendo rapporti umani da coltivare in uno spirito di socialità e condivisione di piaceri ed interessi.
Proprio ieri (23 gennaio), a questo proposito, il quotidiano “la Repubblica” dedicava un interessante e per certi versi confortante articolo sul ritorno dei cineclub: piccoli, confortevoli spazi di fruizione di visioni cinematografiche, tra capolavori dimenticati e piccoli prodotti di nicchia, poco o nulla distribuiti o pubblicizzati, ma di grande qualità.
Non luoghi elitari per pochi cinefili dal palato sopraffino, ma calde ed accoglienti sale-bistrot dal sapore social, dove le proiezioni sono precedute e seguite da appuntamenti gastronomici, presentazioni di libri, dibattiti sui titoli in programmazione con attori e registi; aggregazioni di persone, in prevalenza giovani e di livello culturale medio-alto, che, con abbonamenti a modiche cifre, stanno rinverdendo l’epoca dei fasti dei cine-club e dei cinema d’essai degli anni ’60-’70, in antitesi con le costose e sempre più vuote multisala generaliste e come antidoto ai drammatici tagli draconiani operati all’intero settore culturale in Italia.
Socializzazione, incontro, dialogo in luoghi piccoli, ma ricchi di fermento all’insegna di una cultura alternativa, sono espressioni con cui familiarizzare, qui, in particolare, nelle province del meridione disilluso e senza speranza.

redazioneIconfronti

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