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Luci della ribalta e polvere di stelle

Luci della ribalta e polvere di stelle
di Nicoletta Tancredi

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Prendo il carrello ed entro al supermercato.
Il mio passo è spedito.
D’altro canto mi sento leggera come non mai.
Le bambine sono a casa col papà.
E io sono rientrata nei miei vecchi jeans (una soddisfazione che può mettermi di buonumore per i prossimi dieci anni).
Certo, c’è anche da dire che vado veloce perché ho giusto il tempo di fare la spesa.
Ma questo chi potrebbe dirlo?
In fondo, ecco, potrei essere scambiata con quella laggiù.
Jeans pure lei e un giubbino, guarda caso, la stessa marca del mio.
Lei nero, io rosso. Che fa un po’ più Natale.
Ebbene, chi mi dice che quella lì non stia facendo la spesa per il marito e i suoi due bambini, anzi tre, magari quattro. Tutti maschi. Dopotutto va di fretta anche lei.
Ci ritroviamo al banco del pane. Io prendo quello casereccio.
Lei pure.
Lo vedi?
Avrà un bambino dell’età di Camilla, che starà mettendo i dentini e sta buono almeno un quarto d’ora con un tozzo di pane, così che si possa cenare in santa pace.
Le nostre mani quasi si sfiorano nella cesta.
Mi guarda, la guardo.
Ed è qui che ha inizio la sfida, una sorta di grand prix dell’approvvigionamento familiare.
Avanziamo una accanto all’altra, stivale contro stivale, corsia per corsia.
Ora più avanti io, ora più avanti lei.
imageFerrari contro McLaren.
Il ronzio dei motori è il ticchettio dei tacchi. Il traguardo è la cassa.
In palio c’è il premio per la migliore massaia.
Dalla serie “dimmi che spesa fai e ti dirò che donna, moglie, mamma, cuoca, stira e ammira sei”.
Li conosco questi tipi che si credono docenti di economia domestica. L’ho inteso il suo sguardo provocatorio. Sarà una di quelle che si vantano di avere la casa in ordine, linda e pinta, a tutte le ore del giorno. Che poi se vai a vedere non è vero.
Ma, sia chiaro, questi soggetti mi fanno ridere!
Perciò: pronti, partenza, via!
Primo pit-stop al banco salumi.
Chiedo del cotto senza polifosfati aggiunti, per lo svezzamento. E lo prendo in offerta. Un affare.
Poi dello stracchino.
Lei è più avanti. Non so cosa abbia messo nel carrello. Ma proseguo. Sono al banco frutta. Il verduraro è amico mio. Mi dà sempre il meglio. Clementine per la Paola, poi finocchi, che non fanno ingrassare, e pere per le mie bimbe, che a volte soffrono di stitichezza.
E passiamo agli ingredienti del brodo vegetale: carote, patate, cipolle, zucchine.
“Un po’ di sedano?”
“Sì, grazie” rispondo cortese e rapida.
Proseguo, lei resta indietro.
Mi guarda da lontano.
Cerca di sbirciare nel mio carrello, lo so.
Ma lo vedremo presto chi è più in gamba.
Che poi, che lei sia una mamma in mezz’ora di libera uscita lo si capisce subito dal fatto che ha preso il pane casareccio.
E chi non lo capirebbe?
Ovvio, no?
Se io fossi una single, mangerei salatini.
Una single, invece, potrei sembrare io, che sto di nuovo nei miei vecchi jeans.
Perciò, pur avendo in tasca la nota della spesa, mi guardo bene dal tirarla fuori.
Non vorrei sembrare una di quelle che, prese da mille pensieri, devono appuntarsi ogni cosa.
Il che è vero, però! E allora, per far vedere la wonder woman che è in me, proseguo a memoria.
“Qui si parrà la mia nobilitate”, tanto per parafrasare il sommo poeta. E allora latte a volontà, che non basta mai, poi la pasta, i pelati.
Sono ormai alla terza corsia: biscotti e dolciumi.
“Ma che belli – dico afferrando un’elegantissima scatola di prelibati cioccolatini – Potrebbe sempre venire qualche ospite”.
Ma un attimo dopo la riposo.
“Diciamo la verità, ma a casa mia, con tutta la confusione che c’è, ma chi ci deve venire?”
Eccola!
La rivedo nella corsia dei detersivi e saponi.
Intanto io passo ai vini. Mio marito li apprezza.
C’è anche uno stand con dello champagne. Ma ovviamente una brava donna di casa prende un buon rosso e via.
Infine, i surgelati.
Ed eccomi alla cassa.
Prima!
Oh, che faticata!
Ma lo scarto è minimo.
La rivale, provocatrice, mamma-massaia so tutto io, arriva un attimo dopo e ci ritroviamo spalla contro spalla a mettere la spesa sui rulli delle casse.
È qui che sento un profumo fresco fresco di coiffeur.
imageE infatti la signora McLaren, a guardarla bene, ha una messa in piega di tutto rispetto. Ma io mi difendo bene. Almeno stamattina ho trovato, non so come, il tempo di farmi lo shampoo.
“Scusi” mi fa spostando il carrello. E il mio occhio cade su un brillantone.
Ha un anellone di duemila carati. Oltre che unghie ben curate.
Io l’anello di fidanzamento l’ho deposto da tempo. Con le bambine, tra biberon da sterilizzare e pannolini da cambiare, meglio tenerlo da parte.
Ma comunque mi difendo bene. In fondo, oltre ai vecchi jeans, mi sta di nuovo anche la fede.
Però, un momento, se la signora McLaren porta l’anello di fidanzamento forse non è proprio una mamma alle prese con la spesa.
E infatti…
Contro i miei quattro litri di latte tra quello intero per Paola, quello per il dolce di domenica, senza contare quello in polvere di Camilla, la signora, anzi signorina McLaren mette sul rullo due confezioni di yogurt magro.
Contro il mio prosciutto cotto, tartine al salmone già pronte.
E ancora: contro i miei ingredienti per il brodo vegetale, un ananas.
E poi i detersivi: io igienizzante per capi delicati, lei acetone per le unghie.
Io pannolini a gogò, lei dischetti struccanti.
E la pasta: io chili e chili, che erano in offerta, lei un mezzo chilo.
Ma lo cucinerà mai?
Eccoci al vino. Qui vinco. Scelgo sempre il meglio. E invece resto abbattuta sul rullo. La signorina McLaren ha preso lo champagne!
Il sorpasso è netto, nettissimo.
Ho perso!
Mogia mogia, finisco di mettere sul carrello altre tremila cose.
Tra le due spese il rapporto è 1 pezzo a 28.
I miei movimenti sono accelerati.
Lei è impegnata al telefono per una serata a teatro, mi sembra di capire.
Paghiamo, quasi quasi lo stesso conto.
E usciamo.
Le nostre auto, guarda caso, sono vicine.
Eh beh, la signorina McLaren va ribattezzata signora Mercedes.
Viaggia in una Classe S.
S come single mi viene da pensare.
La mia sarà pure testarossa, ma è una Fiat Panda.
A confronto, sembra un giocattolo.
In quanto ad accessori, però, mi difendo bene. Ho due sediolini per le bimbe, uno avanti l’altro indietro. E uno dei due, modestia a parte, è “Ferrari”.
E poi, sfido io a dire che è una piccola utilitaria: nel bagagliaio c’è il passeggino e anche lo spazio per un sacchetto della spesa. Almeno uno, cioè al massimo uno.
La signora Mercedes nel posare la sua spesa in auto, si abbassa, tirandosi su i capelli. Il vento mi porta sotto il naso di nuovo l’odore del coiffeur.
Noto, intanto, che sotto il tergicristallo c’è una promozione di omogeneizzati. Nel leggerla, mi sistemo gli occhiali e nella mano sento ancora il profumo di baby-shampoo.
Quindi, sto per mettermi al volante, quando la signora Mercedes, tutta fashion, grossi occhiali da sole, mi si avvicina: “questo potrebbe servire a lei” – mi dice e generosamente mi regala anche il suo tagliando.
E io che soli dieci minuti fa pensavo di poter sembrare single!
E che, per sembrare più spensierata, non ho tirato fuori la lista della spesa.
E che infatti ho dimenticato l’acqua per Camilla e che ora devo rientrare al supermercato!

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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