Le ombre e le luci dell’estate del ’43

Le ombre e le luci dell’estate del ’43
Luigi Zampoli

barbuti3Una storica rassegna di teatro come quella dei Barbuti, appuntamento tradizionale dell’estate salernitana, non poteva non dedicare una serata al ricordo di quei tragici giorni del ’43, attraverso le foto e le parole di chi c’era e c’è ancora, perché la memoria storica è privilegio esclusivo di chi ha vissuto la storia… quella storia.
Esattamente settant’anni fa, la guerra squarciò la calda estate dei salernitani con il suo devastante carico di bombe, macerie e morte.
Dal primo bombardamento vero e proprio sulla città, datato 21 giugno ‘43, allo sbarco sulle spiagge del litorale avvenuto nella notte del 9 settembre, i ricordi dei testimoni ancora in vita ci narrano di indicibili sofferenze, di una devastazione di cose e persone, migliaia di famiglie sfollate abbandonate a se stesse ed alla fame;  l’orrore è presente nella voce di chi oggi, pur in età avanzata ed a distanza di tanti anni, ha voglia di raccontare, con voce tremante ma fiera, un dramma che viene rivissuto con impressionante lucidità, come se tutto fosse accaduto ieri.
La follia della guerra contiene in sé i semi della speranza e della rinascita, della volontà e della tenacia, che irrorano le vite dei più giovani dando lo slancio per ricostruire vite individuali e collettive.
I bambini sono le prime vittime della guerra ed in quella estate del ’43 tanti rimasero orfani dei genitori, morti in guerra o a causa dei bombardamenti; per loro si aprivano le porte dell’Orfanotrofio Umberto I, nella zona alta del centro storico, definito sprezzantemente il “Serraglio”, lì rimanevano per studiare ed imparare un mestiere, per poi far “ritorno“ alla vita civile; vite picaresche alla Oliver Twist, dalla dannazione alla rinascita.
Un orfanotrofio è un orfanotrofio, vita dura ed anaffettiva, in tempo di guerra si aggiunge una miseria che è come un’epidemia e non risparmia nessuno.
Poi dall’inferno lentamente si risale ed iniziano storie incredibili di rivalsa, di coraggio e di affermazione personale.
È questa la storia di Orazio Boccia, il fondatore di una delle più fortunate esperienze imprenditoriali salernitane dal dopoguerra ad oggi, le Arti Grafiche Boccia; un ex ospite dell’orfanotrofio che lì imparò il mestiere di tipografo e da lì mosse i primi passi che l’avrebbero portato a creare un’azienda modello nel settore tipografico, coronata dalla nomina a Cavaliere del Lavoro.
L’estate salernitana del ’43 fu l’inizio di tante storie, alcune tragiche ed alcune a lieto fine, una lezione da ricordare in questa estate di crisi del 2013: non esistono tunnel, per quanto possano essere lunghi ed oscuri, che non riportano alla luce chi li attraversa.

redazioneIconfronti

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