Luigi XVI, un faro che illumina ancora i francesi e l’Europa

Luigi XVI, un faro che illumina ancora i francesi e l’Europa
di Carmelo Currò

21 gennaio 1793, morte di Luigi XVI. Festa per i giacobini, orrore in Europa. Nelle piazze di Parigi si festeggiava invocando altro sangue dei nobili e dei Monarchici; a San Pietroburgo l’imperatrice Caterina fu così colpita dalla notizia da sentirsi male e dover restare a letto per diversi giorni. Il simbolo della sacralità politica per grazia di Dio, il sovrano figlio primogenito della Chiesa, veniva gettato in pasto alla ghigliottina, prodromo delle stragi cambogiane e del trionfo politico del terzo stato borghese, pronto a sostituire i Borbone nelle stanza dei bottoni.
Dalle guerre civili alla nuova Dinastia napoleonica, alle diverse alternanze istituzionali, i secolari contrasti politici all’interno della Francia si sono finalmente risolti nel secondo dopoguerra con una pacata partecipazione delle diverse anime monarchiche alla vita culturale e politica della Nazione, e con curiosi contrasti familiari che vedono nel vicino Paese ben tre pretendenti per un solo Trono. Non è un caso raro, del resto. Tre sono i “pretendenti” alla Corona napoletana (don Carlo di Borbone duca di Calabria e primo cugino del Re di Spagna, don Carlo di Borbone duca di Calabria e di Castro, Gioacchino Murat discendente del famoso cognato di Napoleone); due quelli alla Corona italiana (Vittorio Emanuele e il parente Duca d’Aosta); due alla Corona spagnola oltre l’attuale Re Juan Carlos (e cioè il Duca di Parma Ugo Carlos di Borbone e suo fratello Sisto, Capo dei Carlisti); tre aspiranti al Trono inglese oltre alla Regina Elisabetta (e cioè due discendenti collaterali degli Stuart e il conte Hastings di Loudoun, discendente del Re Edoardo IV); addirittura otto al Regno di Gerusalemme, e cioè tutti i pretendenti al Regno napoletano, spagnolo e francese, oltre al principe Ligne di Tremoille).
In questi giorni in Francia fervono i preparativi per numerose commemorazioni in onore del sovrano. La più importante si svolge il 19 nella cattedrale parigina di S.Luigi, organizzata dai Monarchici cattolici e tradizionalisti guidati dal Duca d’Angiò, celebrata da monsignor Philippe Breton, vescovo emerito di Aire ed Dax. Seguirà in serata un concerto a Notre-Damne di Versailles con musiche di Charpentier e Gilles. Luigi XX di Borbone, figlio di Alfonso di Borbone-Dampierre e di Carmen Martinez Bordiu de Villaverde y Franco (nipote del generalissimo Francisco Franco), è Pretendente al Trono di Francia come erede della grande Casa Reale, non riconoscendo moltissimi Monarchici il Conte di Parigi, Principe di Borbone-Orléans come Capo della Famiglia di Borbone-Francia, essendo discendente di quel Filippo d’Orléans che divenne repubblicano e votò la morte di suo cugino il Re Luigi XVI, al culmine della rivoluzione francese. Il funesto atto di vile condiscendenza con i giacobini sanguinari e assassini ha segnato la storia di questo ramo della Famiglia capetingia; e di certo possiamo applicare a questo caso le parole di S.Giovanni Bosco a proposito dei Borbone-Due Sicilie quando il Sovrano napoletano firmò la legge anti-clericale: “Dio ha cancellato i Borbone dal libro dei Re”.
Assumendo la Pretendenza al Trono francese, il Principe di Borbone e Duca d’Angiò ha raccolto l’eredità di suo Padre Alfonso, nipote del Re di Spagna Alfonso XIII, morto in un tragico incidente nel 1989, poco dopo che nel mondo erano fallite le celebrazioni per il bicentenario della rivoluzione. Una morte profetica, sacrificale, quella di Don Alfonso (chiamato dai suoi fedeli Alfonso III Re di Francia e di Navarra), morto con la gola tagliata da un cavo di ferro negligentemente lasciato su una pista di sci. Un episodio che sembra chiudere su di lui la pagina della rivolta a Dio e prenderlo come vittima espiatrice per propiziare la fine dell’impero del male, l’impero sovietico che era stato il massimo e ultimo esito di quella rivoluzione consacrata con il taglio del capo del Re martire Luigi, di sua moglie Maria Antonietta, con la morte oscura di suo figlio Luigi XVII, con le stragi di milioni di sacerdoti, nobili, cittadini, contadini e militari francesi durante le fasi della rivoluzione e delle guerre napoleoniche.
Naturalmente, molti i Monarchici italiani che si uniranno almeno col pensiero a queste celebrazioni. No ai Savoia e no ai pretendenti interessati solo ai loro Ordini cavallereschi lo dicono in troppi. Il giovane Duca d’Angiò partecipa alla vita culturale, sociale e assistenziale della Francia. Ogni attività degna di rilievo e che gli consente di presenziare con elegante dignità reale lo vede impegnato. Un esempio alto per molti Italiani che già nel titolo di Duca d’Angiò ricordano la grandezza dell’avo Carlo d’Angiò, il Re di Sicilia fratello di S.Luigi IX. Altro che principi cantanti.

redazioneIconfronti

2 pensieri su “Luigi XVI, un faro che illumina ancora i francesi e l’Europa

  1. a scuola ci insegnavano solo sciocchezze anche sulla rivoluzione francese. Da quando abbiamo riscoperto la verità su Luigi XVI e Maria Antonietta i nostri occhi si sono aperti sulla storia del passato e anche sui retroscena del presente

Rispondi a cesare casale Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *