L’ultimo colpo al clan Gionta non rompe il muro d’indifferenza

L’ultimo colpo al clan Gionta non rompe il muro d’indifferenza

«La società civile sta a guardare dalla finestra. Di fronte a questa indifferenza, il contrasto alla criminalità organizzata diventa difficile». L’affermazione del procuratore aggiunto di Napoli Rosario Cantelmo, mentre commenta la cattura del reggente del clan Gionta Salvatore Paduano, è fatta in tono pacato, ma contiene l’ennesima denuncia di una situazione “preoccupante” nell’area vesuviana, dove, dice Cantelmo, «una larga parte della società civile è pesantemente coinvolta nella vita dei clan, dato che esiste una via della camorra per il lavoro, e la parte restante è indifferente». Cantelmo ricorda che nel territorio di Torre Annunziata, dove i Gionta controllano capillarmente lo spaccio di droga, contrastati dai Gallo-Cavaliere, esiste la piazza di spaccio del rione Piano Napoli, «250 posti fissi di lavoro divisi in tre turni, piazza mai chiusa e con una segnaletica ai “clienti” per indicare quale sostanza viene spacciata in quel luogo». L’arresto di Paduano non sconvolge gli equilibri esistenti, aggiunge, ma «decapita un clan e segna una momentanea vittoria dello Stato in un territorio in cui la camorra si sta risvegliando». Lo indica una sequenza nel 2012 di omicidi e tentati omicidi in pieno giorno e in luoghi centrali e affollati della città oplontina cominciata con «quello Merlino che segna l’alleanza dei Gionta con gli Iacomino-Birra di Ercolano». Una situazione che desta l’allarme nella popolazione tanto che, ricorda il pm, ad ottobre durante la festa della Madonna delle Neve bastò il rumore di bottiglie rotte nel corso di una rissa per far pensare a un regolamento di conti della camorra con spari per provocare un fuggi fuggi generale.
Salvatore Paduano, 22 anni compiuti lo scorso 26 ottobre, reggente del clan Gionta, boss a poco più di 20 anni, il padre in carcere all’ergastolo da quando aveva 5 mesi, è stato educato per essere boss: niente droga, niente feste, niente bella vita, niente visite a madre e sorelle. Ma latitanza e una compagna. E come tutti gli elementi di vertice, doveva conoscere la latitanza, sapersi muovere beffando le forze dell’ordine e continuando a controllare il territorio. Paduano è stato catturato dai carabinieri ieri, dopo tre anni di ricerche, ad Angri, nel salernitano, a casa di un incensurato custode di mezzi pesanti, di fronte al cimitero. Un’abitazione, dicono gli investigatori, da cui non si era allontanato mai nei 15 giorni in cui ci sono stati appostamenti e nella quale abitava da almeno un mese e mezzo. Il “padrone di casa”, incensurato, era lautamente pagato per ospitare il latitante. Paduano, figlio di una sorella di Gemma Donnarumma, moglie del capo Valentino Gionta detenuto al 41 bis con ergastoli da scontare, è la terza generazione di una storica famiglia di camorra del vesuviano, e ha preso le redini del clan nel 2010, quando è stato arrestato Umberto Onda, designato in precedenza reggente, dato che anche i figli di Valentino sono al 41 bis con ergastolo. E’ l’unico boss di quella zona preso fuori dal suo territorio ed era già sfuggito due volte agli investigatori. La prima volta, in un’indagine durata tre anni e con tecniche tradizionali, era stato intercettato un “pizzino” destinato alla fidanzata F.P., sorella di un altro elemento di vertice del clan detenuto, con i suoi spostamenti nei dieci giorni successivi; i militari dell’Arma si presentarono a un appuntamento alle 4 del mattino, ma trovarono solo la ragazza vestita e truccata di tutto punto. La seconda volta, perquisirono l’abitazione di una coppia a Trecase poi arrestata per usura, e trovarono un letto disfatto. La sua latitanza Paduano l’ha trascorsa anche fuori regione, muovendosi spesso. Nei suoi confronti, pende ancora un processo presso il tribunale dei Minori per la sua partecipazione all’omicidio di un affiliato al clan che aveva commesso uno sgarro, e che venne convocato dal boss e poi inseguito e ucciso dai sicari. Per quell’agguato già 11 persone sono state condannate con rito abbreviato.

m.amelia

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