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L’uomo e le meteoropatie / 3

L’uomo e le meteoropatie / 3

Presentiamo la terza puntata del libro di Corrado Caso dedicato alle meteroropatie.

Questa settimana al centro della trattazione troviamo alcune considerazioni sulla interazione tra mutamenti climatici, inquinamento e i loro effetti sulla capacità di resistenza dell’organismo umano.

 

 

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Il Clima e l’uomo

“Esiste una stretta relazione tra il clima e le sue variazioni e l’uomo e la sua storia”

Gli eventi naturali hanno avuto un ruolo di estrema importanza svelando, molto spesso, le contraddizioni dell’uomo e traducendo “in difetti fatali le debolezze, le ingiustizie e le inefficienze insite in qualsiasi civiltà…” (Bryan Fargan-Antropologo).
Nel 1200 a.C., un lungo periodo di siccità interessò il Mediterraneo orientale e l’Asia sud-occidentale causando il parziale collasso di antiche civiltà: la Ittita, la Micenea e l’Egiziana. Tra il XV e il XIX secolo, a causa delle frequenti eruzioni vulcaniche, Europa e Nord-America attraversarono un tempo di piccola glaciazione con notevoli ricadute per la sopravvivenza delle popolazioni.
Carestia e siccità determinarono un processo di urbanizzazione dalle campagne generando un fenomeno di sovrappopolazione. Le precarie condizioni climatiche e igieniche che ne conseguirono, favorirono l’insorgenza di focolai epidemici. Fu così che, la città nata “come meccanismo di difesa per nutrire le persone, controllare il loro lavoro e assicurare rifornimento di cibo… (finì per) comportare un prezzo da pagare: una vulnerabilità molto più alta agli eventi climatici a breve e lungo termine” (Bryan Fagan, La Lunga Estate, Ed. Radice).
Il nostro secolo è caratterizzato da una imprevedibilità atmosferica causata, anche, dall’opera dell’uomo divenuto per le sue attività una forza geologica in grado di modificare l’habitat nel quale vive. Una ricerca sull’ambiente, condotta da studiosi americani, paragona il nostro pianeta a un organismo vivente dotato di un suo metabolismo. Un organismo profondamente compromesso da un uso indiscriminato e devastante di quelle risorse, potenzialmente, capaci di ristabilire un equilibrio rigenerando quanto, irrimediabilmente, perduto o parzialmente danneggiato. Inondazioni, trombe d’aria, uragani, sbalzi notevoli e improvvisi della temperatura con ondate caldo/freddo, hanno determinato, in forma diretta o riflessa, un incremento di casi di malattia e morte nella popolazione maggiormente a rischio come bambini, anziani e malati. Si sono intensificati gli eventi meteo-climatici estremi (Severe-Weather degli autori anglosassoni) e oltre 1000 di questi fenomeni hanno colpito, negli ultimi trenta anni, l’Europa mettendo a dura prova la capacità di reazione dei Sistemi sanitari e della Protezione civile. L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) sollecita con estrema preoccupazione gli Stati membri a un maggiore interesse verso gli effetti esercitati dai cambiamenti climatici perché: “Un clima, sostanzialmente, stabile negli ultimi 10 anni ha iniziato velocemente a modificarsi, anche, per effetto dell’immissione nell’atmosfera dei gas serra”.

“L’Effetto Serra o Effetto Coperta” è una proprietà naturale del pianeta di trattenere nell’atmosfera il calore prodotto dall’azione del Sole, dalle sue tempeste magnetiche e dalle nubi di polvere cosmica trascinate nella sua orbita lungo il braccio della nostra Galassia e, ancora, dalla ciclicità del fenomeno de “El Nino3” [3]. Il tutto, in natura, è regolato da un provvidenziale equilibrio tra fattori atmosferici deputati a trattenere e/o disperdere il calore. Dall’inizio del ’900 le temperature sono progressivamente aumentate.

Si è assistito a una costante e massiva immissione nell’atmosfera di sostanze inquinanti che hanno ostacolato questo naturale equilibrio determinando un fenomeno, definito con linguaggio sincretico, di “Febbre maligna”. Polveri inquinanti, anidride carbonica e i C.F.C. (cloro-fluoro-carburi) sono tra i maggiori responsabili dell’effetto Serra e dell’assottigliamento dello strato di Ozono nell’atmosfera. Un assottigliamento che, oltre il danno climatico, ha determinato, negli esseri viventi una maggiore incidenza di mutazioni genetiche e di insorgenza di malattie e tumori. L’uomo è un animale omeoterme capace di mantenere costante la propria temperatura attraverso meccanismi fisicochimici di dispersione e produzione.
Purtuttavia un aumento improvviso ed esagerato della temperatura esterna eventualmente associato a un alto grado di umidità esaurisce questa capacità. L’interazione nociva “temperatura-umidità” è la conseguenza della proprietà di quest’ultima di influenzare i processi di dispersione del calore e di compromettere la sensazione di benessere termico
dell’organismo. Ad ogni aumento dell’umidità relativa corrisponde, in caso di innalzamento della temperatura ambiente, una riduzione dell’efficienza del sistema di ermoregolazione

con aumento della temperatura corporea. L’umidità influisce, anche sull’adattamento al freddo, infatti, i congelamenti sono più frequenti se il suo gradiente è più elevato. Secondo l’indice di disagio climatico di Thom una temperatura di 30°C. è sopportabile con una umidità relativa dell’aria sotto il 30%, diventa meno sopportabile se l’umidità è al 40%, peggiora sopra il 50%, così di seguito. In una realtà complessa, per molti aspetti, irreversibile se non per la quota di responsabilità legata al tempo e alle scelte nel presente ma non per il danno pregresso, le variazioni climatiche

determineranno fenomeni di migrazione di popoli in fuga da zone sterili, ripiegate nel marasma della siccità e della denutrizione, disperate dall’istinto e dal diritto alla sopravvivenza e dalla necessità di accesso alle risorse naturali. Esiste il rischio, su scala planetaria, di una generale destabilizzazione sociale e di una impossibilità di governare il caos che ne conseguirà. Non ci sarà soluzione al fenomeno se l’immaginario collettivo continuerà a tracciare confini o trincee come proposte di sicurezza: ciò che è superiore come la meteorologia è poco incline a soluzioni di comodo.

[3] El Nino (Il Bimbo), è un fenomeno climatico, ciclico generato dalla interazione tra Oceano e Atmosfera. Si verifica, nei mesi di Dicembre, Gennaio, nell’Oceano Pacifico centrale, in media ogni cinque, sei anni con un periodo variabile tra i tre e i sette anni. Oltre agli effetti diretti sull’Oceano è ritenuto causa di variabilità delle condizioni meteorologiche e climatiche su scala mondiale.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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