Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’uomo e le meteoropatie 8 / i venti e i loro effetti

7 min read
Nella mitologia greca “Eolo” era la divinità custode dei venti e tutti i venti, abitavano la Tracia e le isole Eolie

Presentiamo l’ottava puntata del libro di Corrado Caso dedicato alle meteroropatie.

Questa settimana al centro della trattazione troviamo alcune considerazioni sui venti, le loro denominazioni e le conseguenze che provocano sul benessere/malessere psicofisico dei soggetti meteoropatici e, in particolare, sensibili alle variazioni eoliche.

 

[divide]

8
SINDROME LEGATA ALL’AZIONE
DEI VENTI (ANEMOPATIE)

Nella mitologia greca “Eolo” era la divinità custode dei venti e tutti i venti, abitavano la Tracia e le isole Eolie. Ippocrate, nell’opera “De Flatibus”, definì i venti, agenti principali nel determinismo delle caratteristiche del clima.
Il meccanismo di formazione dei venti è il risultato di un processo di riscaldamento e successivo innalzamento, in un determinato luogo, di aria calda più leggera con richiamo di masse d’aria più fredda, più pesante e a pressione atmosferica più elevata.

 

Quest’ultima, proveniente da zone limitrofe, invade gli spazi precedentemente occupati dall’aria calda.

Si genera un flusso continuo su scala locale, in un contesto plastico di masse, di maggiore estensione che si muovono su scala planetaria, condizionate dallo spostamento e dal moto di rotazione della Terra che le devia verso destra nell’emisfero boreale e, verso sinistra, in quello australe (Forza di Coriolis)[6].


Le caratteristiche di un vento sono:

  • “La Direzione”, punto cardinale verso cui spirano;
  • “La Velocità”, spazio percorso nell’unità di tempo;
  • “L’Intensità”, pressione esercitata su un m2 di superficie;
  • “La Struttura”, uniformità di movimento delle masse d’aria.

I venti modificano il campo elettromagnetico nella zona dove spirano aumentando le cariche elettriche positive e una emissione di ultrasuoni [7] nocivi per l’organismo.

[divide]

VENTI CHE ESERCITANO UNA PARTICOLARE
AZIONE SULL’ORGANISMO
“Scirocco”: il nome deriva dall’arabo magrebino “Sulup” o vento di mezzogiorno. È chiamato, anche, “Jugo” in Croazia e “Ghibli” in Libia: origina dalle regioni sahariane. Trasporta sabbia del deserto a una velocità che può raggiungere i 100 Km/h. Nel suo percorso, attraverso il Mare Mediterraneo, si satura di umidità e raggiunge le regioni meridionali dell’Italia e della Grecia. Presente in tutte le stagioni. Ha un apice di attività in autunno e primavera. La sua azione determina, dal punto di vista climatico depressione barometrica e significativi aumenti di temperatura, umidità e del potenziale elettrico nell’atmosfera.
I soggetti più sensibili all’azione dello Scirocco sono gli adolescenti di età inferiore ai quindici anni e gli adulti di età superiore ai 50 anni soprattutto se neurolabili, depressi, distonici, convalescenti o defedati da preesistenti malattie. Una intensa ionizzazione positiva anticipa il fenomeno atmosferico determinando sintomi che insorgono 24 ore prima dell’evento per esaurirsi gradatamente con l’esaurirsi dello stesso. Lo Scirocco stimola una maggiore escrezione, da parte del sistema diencefalo-ipofisario, di serotonina e di Tsh, ormone che esercita un’azione di stimolo sulla ghiandola tiroidea. Il quadro sintomatologico è complesso ed è caratterizzato da sensazioni di malessere indefinito, ansia e depressione psicofisica, palpitazioni, cefalea, vertigine, insonnia, disturbi fotofobici [8], difficoltà di concentrazione e del livello di attenzione.
Particolarmente debilitanti, per intensità e frequenza, le vampate di calore e la sudorazione, soprattutto, nelle donne in menopausa. Una tendenza all’ipoglicemia è responsabile della stanchezza muscolare.
Lo Scirocco ha azione favorente le crisi asmatiche in soggetti allergici. Stimola l’insorgenza di coliche in pazienti con calcolosi renale e colecistica e riacutizza i sintomi da ulcera gastrica. Il forte gradiente di umidità causa la liberazione di sostanze vasodilatatrici e permealizzanti dei microvasi, delle arteriole, delle terminazioni nervose. Sono sostanze flogogene, pruritogene e algogene che hanno azione elettiva nei soggetti sofferenti di periartrite della spalla, fibromiositi del collo, del torace e della regione lombare o con pregresse fratture, calli e tilomi.
Un’ulteriore azione di questo vento si esplica sui fattori del sangue con aumento della concentrazione di emoglobina nei globuli rossi, del numero delle piastrine (piastrinosi) e un conseguente incremento della concentrazione della frazione corpuscolare (ematocrito 8).
Il risultato di queste alterazioni produce una maggiore attività coagulativa del sangue e un maggior rischio di malattie cardiovascolari come l’angina pectoris e infarto.
Il vento “Ostro”: è un vento proveniente da Sud. Ha caratteristiche ed effetti sull’organismo sovrapponibili a quelli dello Scirocco.
Il vento di “Libeccio” (dall’arabo Lebeg ‘vento piovoso’) detto anche Africo o Garbino in Emilia Romagna e nel Nord delle Marche, Garbin in Friuli, nella Venezia Giulia in alcune aree delle Marche e in Dalmazia): è un vento caldo e umido che spira da Sud-ovest; investe, soprattutto, le zone tirreniche del Lazio, della Toscana, della Liguria e le coste del mediterraneo francese. È foriero di precipitazioni intense e violenti mareggiate (libeggiate). Ha caratteristiche analoghe allo Scirocco e causa, in forma più attenuata, una sintomatologia simile. Il vento di “Ponente”: è un vento proveniente da Ovest. Ha caratteristiche ed effetti simili al Libeccio. È tipico delle perturbazioni atlantiche che attraversano il Mediterraneo da Ovest verso Est.
Il vento di Tramontana, la Bora e il Grecale proviente dalla Grecia: sono venti freddi e asciutti che spirano, prevalentemente, da Nord/Nord-est in autunno e inverno o inizio primavera con raffiche che raggiungono la velocità di 80 Km/h, alternate da momenti di relativa calma.
Hanno caratteristiche di forte umidità dovuta alle precipitazioni e alla neve. La bassa temperatura determina, attraverso le terminazioni nervose periferiche, un’azione riflessa sulla gittata e sul lavoro del cuore, sul volume del sangue, sulla concentrazione di sodio e potassio e sul tasso ematico di alcuni ormoni della tiroide e delle capsule surrenali. Condizioni che provocano l’insorgenza o l’aggravarsi di malattie cardiovascolari, crisi asmatiche ed episodi di insonnia e cefalea.
Vento del “Sud” (Vent du midì): è un vento tipico del mezzogiorno della Francia e, in particolare, delle zone di Montpellier e Lione. Meteorologicamente si accompagna a ionizzazione positiva, abbassamento della temperatura, della pressione atmosferica e dell’umidità relativa. La bassa pressione comporta una ridotta tensione di O2 a livello degli alveoli polmonari e, di conseguenza, a livello dei tessuti causando torpore e sonnolenza. Il vento del Sud favorisce l’insorgenza, in soggetti meteoropatici, di depressione fisico-psichica, insonnia e stato ansioso. Variazioni di 10 mm/H. di pressione atmosferica che si realizzano nell’arco di 24 ore aumentano l’incidenza di flebiti[9] degli arti inferiori ed eventi trombotici [10]. L’azione nociva di questo vento è elettiva in neonati e lattanti.
Per gravità si distingue “una forma benigna o semplice” caratterizzata da irritazione con pianto e sonno agitato; una forma di “media importanza” o febbrile lieve, della durata di 2-3 giorni accompagnata da vomito, diarrea e, a volte, convulsioni; “una forma grave” con ipertermia molto elevata (40-41 C°), disidratazione e sete intensissima, tachipnea, albuminuria, cilindruria. I sintomi tendono a regredire con il cessare della pioggia o del vento.
Il vento di “Maestrale”: è un vento freddo e umido che segue il fronte freddo delle perturbazioni atlantiche. Spira da nord-ovest e interessa le regioni tirreniche. Il Maestrale esercita un’azione di stimolo sul Sistema nervoso centrale con ansia, tachicardia e dispnea.
“Il Fohn” (vento di caduta) soffia, particolarmente, nei mesi primaverili. Genera brusche variazioni climatiche, una ridotta tensione di ozono, del potenziale elettrico e della pressione barometrica.
Origina sul versante italiano delle Alpi con il sollevarsi di una massa di aria calda e umida lungo la dorsale pre-alpina.
Nell’ascensione l’aria perde gradatamente, umidità e calore raggiungendo basse temperature e causando precipitazioni piovose e nevose. Così raffreddata, precipita vorticosamente a valle lungo il versante alpino opposto e perdendo quota subisce una compressione trasformandosi nuovamente in un vento caldo e asciutto. La particolare secchezza e lo strofinio con il suolo aumentano notevolmente la carica elettrica del Fohn.
Kneisel nel 1960 coniò il termine di “pre-Fohn” per indicare una serie di azioni che anticipano l’instaurarsi del fenomeno meteorologico. Queste variazioni sono ritenute responsabili dell’acuirsi, in soggetti psicologicamente labili, di squilibri mentali e di un incremento dei casi di omicidio e suicidio.
W.S. Moos, in uno studio di particolare interesse e attualità, rilevò un aumento di incidenti stradali in un arco di tempo che precedeva e seguiva di quattro ore l’insorgenza, la stabilizzazione e la fine dell’evento climatico.

 

I venti catabatici come il Fohn [11]
limitano la capacità sensoriale del soggetto alla guida di veicoli modificando la reattività dell’organismo impegnato, in un processo di adattamento e omeostasi e regolazione all’ambiente atmosferico. Si determina una diminuizione delle capacità reattive alla guida”.

Cantieri e al.

La sindrome meteoropatica da Fohn si manifesta con un corredo sintomatologico di vertigini, leucopenia, stasi venosa, ambascia precordiale, formazione di emboli, edemi e dolori alle cicatrici (Sutermeister 1960), abbassamento della pressione arteriosa e aumento della temperatura corporea nei bambini con spasmofilia[12], tetania[13], convulsioni[14], vomito e disidratazione.

[divide]

[6] Forza di Coriolis: descritta, per la prima volta, dal fisico-francese Gaspard Gustave de Coriolis nel 1835. Una teoria che è alla base della spiegazione della formazione dei sistemi ciclonici e anticiclonici nell’atmosfera e che ha effetti in tutti i casi in cui un corpo si muova ad alta velocità e su lunghi percorsi.
[7] Gli ultrasuoni sono suoni subliminali non percepibili dal nostro udito causati dallo scontro tra il vento e gli ostacoli che, quest’ultimo, incontra.
[8] Fotofobia: eccessiva intolleranza alla luce.
[9]Flebite: infiammazione di una vena.
[10] Trombosi: formazione di un coagulo all’interno di un vaso sanguigno.
[11]Vento locale prodotto dal movimento di masse d’aria fredda lungo i pendii montuosi.
[12]Spasmofilia: tetania latente o manifesta.
[13]Tetania: sindrome caratterizzata da uno stato di ipereccitabilità neuromuscolare che può causare contratture muscolari reversibili.
[14]Convulsioni: contrazione involontaria di un muscolo scheletrico, riferito, in particolare, agli attacchi epilettici del grande male.

[divide]

Continua
Precedente

2 thoughts on “L’uomo e le meteoropatie 8 / i venti e i loro effetti

  1. Essendo metereopatica, ho letto con soddisfazione un articolo ricco di cultura e privo di dicerie senza senso. Grazie di cuore

  2. non avrei mai immaginato un simile impatto del vento sull’organismo, al massimo pensavo a quel famoso colpo di vento che ti porta il raffreddore! originale e interessante articolo, fa bene alla cultura…e al corpo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *