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Ma perché i giornali trascurano la realtà e i cittadini delusi?

Ma perché i giornali trascurano la realtà e i cittadini delusi?
di Emilio D’Agostino

Ma di cosa parlano i giornali? In questi giorni, le principali testate nazionali – come fanno ogni giorno – riportano quelle che essi – soltanto essi – reputano le “notizie” più significative. Esempio uno: il possibile ritiro dalla competizione elettorale di Massimo D’Alema. Comunque tardivo rispetto a quello di Walter Veltroni che, in ogni caso, stanno ancora aspettando in Africa dopo la disfatta contro il Centro-destra. Non può mancare la risposta di Bersani e le promesse di Marini e Letta. Tace la Bindi, ma poi vedremo, qualora dovesse prevalere il rozzo “nuovista” Renzi che sembra uscito da “Amici miei atto VI”. Esempio due: ulteriori restrizioni imposte dal Governo-Monti. Karl Marx nel secolo XIX sosteneva che i governi borghesi erano i gabinetti d’affari della borghesia. Allora aveva torto perché con i governi si mescolava la questione nazionale e gli Stati-Nazione erano il perno sul quale si muoveva la politica, ma oggi nessuno potrebbe dargli torto: i governi, da Obama a Hollande, da Merkel a Papandreu ricevono miliardi di dollari e di euro e li riversano nelle casse non tanto dei cittadini comuni, bensì di quelle delle banche che sono state le generatrici della crisi che dal 1997 a tutt’oggi perseguita non tanto queste, ma i cittadini comuni. Esempio tre: Grillo attraversa, a mò di balenottera, lo stretto Messina e si proietta sull’Etna: dall’acqua al fuoco, novello filosofo pre-socratico. Esempio quattro: Belén Rodriguez è incinta e la Minetti tace, imperturbabile nel Consiglio Regionale lombardo, dove il ciellino-pidiellino Formigoni – il “Celeste” – resiste in un’ultima ridotta, tra un’Expo e una sfilata di moda. Esempi seguenti vari: ruberie d’ogni tipo, operazioni di cartello coperte anche sui garde-rails, creste di onorevoli e consiglieri di ogni specie, compravendite di partite – o di partiti? – esuberi ed esodati di ogni genere ecc. ecc. ecc. Ma di cosa parlano i giornali? Naturalmente esagero, ma esagerando ci si fa capire meglio: gli esempi estremi facilitano la comprensione e l’iperbole è una figura retorica nobile. E di me – come singolo individuo – cui con frequenza puntualissima continuano a pervenire bollette, esazioni, gabelle, multe, cartelle pazze e simili, addizionali IRPEF regionali, provinciali e comunali ecc. ecc. ecc., chi parlerà mai? In Italia certamente nessuno, altrove non so, dato che, per me, la possibilità di viaggiare per il mondo è divenuta puramente teorica: al 50%, cioè forse che sì o forse che no. Come a Cuba, ora che Raul Castro ha concesso la libertà di visto per l’estero. Su di una bolletta di un servizio assolutamente necessario – il gas – pesa all’incirca il 50% di balzelli vari. A chi può importare? Tanto, al massimo, pubblicheranno qualche statistica – per sua stessa natura impersonale – per attaccare o difendere l’attuale governo. Se utilizzo la mia home-banking per un accredito, al termine dell’operazione, immediatamente, essa mi viene addebitata con il costo dell’operazione. Se, invece, attendo l’accredito di un mandato della stessa Istituzione nella quale lavoro, la Banca che funge da tesoreria unica impiega due settimane per renderlo effettivo sul mio c/c. Ma ciò a chi lo racconto? In realtà, mi sento isolato e impotente di fronte a un Potere che ignoro di chi sia e che faccia abbia. So certamente che A.D. di note banche italiane sono sotto processo con accuse pesantissime: dall’aggiottaggio alla distrazione di fondi. Ma che importa? Essi hanno comunque incassato ricchissime buonuscite e più che lauti “premi di produzione”. Il bello del capitalismo italiano – ma soltanto del nostro? – sta nel fatto che esso richiede sempre produttività ed efficienza a tutti meno che a se stesso. Il capitalista italiano è in se stesso dilapidatore e scialacquatore a proprio uso e consumo. Richiami all’efficienza e alla produttività? Marcegaglia e Squinzi non sono stati i primi e non saranno gli ultimi a farlo e hanno avuto illustri precedenti e continueranno ad averne. E la questione del ”signoraggio bancario” dove vogliamo metterla? Troppo complicata? Nient’affatto: il denaro non più ancorato all’oro è carta straccia buona per giocare al Monopoli ma, mentre per me è vitale per dibattermi tra pagamenti vari puntualissimi a giungere, per il 2% della popolazione mondiale si trasforma in oggetti di valore tangibili, in case, quadri venduti all’asta, ville e naturalmente in oro. Oro: quello vero, in lingotti da 1 o 2 chili che l’altro 98% vede soltanto nei film. Ma a chi raccontare tutto ciò? Qualcuno – certamente ingenuo – potrebbe rispondere: alla stampa, al mondo dell’informazione! Ma a quale? A quello che pensa alla “società civile” e al “cittadino medio”? Essi ignorano – o fanno finta di ignorare – che sia la prima che il secondo sono astrazioni che non corrispondono in quanto tali ad alcun individuo concreto. Astrazioni buone per le statistiche di una assai approssimativa sociologia. A quella stampa il cui vero padrone è rappresentato dai “signori della pubblicità”? Si badi bene: quello che qui ho rappresentato non è lo sfogo intimista di un individuo frustrato e deluso! In ballo sono la rappresentatività politica dei governi e la loro legittimazione, la relazione tra mondo degli affari (degli affaroni e degli affarucci) e mondo della politica, la responsabilità sociale dell’universo bancario e finanziario, le responsabilità penali e amministrative dei singoli e delle persone giuridiche, il ruolo dell’informazione, il rispetto dell’individuo e delle sue legittime aspirazioni. In una parola: la Democrazia.
PS. Ma si sono mai domandati perché un ristrettissimo numero di persone compra e legge i quotidiani, oppure è attenta ai telegiornali e al cosiddetto “infotaiment”?

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