Ma tu vulive ‘a pizza

Ma tu vulive ‘a pizza
di Massimiliano Amato
Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

Eccomi qua, sbattuta in prima pagina, anzi in prima serata, come è accaduto al mio fratellino di colore, ‘o cafè, qualche mese fa. E vabbé che ne hanno dette tante, su di me. Perfino che sarei stata inventata per far passare uno sfizio alla regina. ‘Na fesseria bella e buona: quello fu un pizzaiolo di via Chiaja che, per ingraziarsi la sovrana, mi chiamò Margherita, tale e quale a lei. Ma, credetemi, da che esisto (e non mi ricordo più nemmeno io da quando), io sono sempre stata la stessa: acqua, lievito, farina, ‘nu poco d’olio, un pizzico di sale e, per condimento, ‘a pummarola e la mozzarella. E ‘na foglia ‘e basilico. E, ve lo giuro ‘ncoppa ‘a ‘na capa d’aglio, sono così da prima che la regina, (chella regina poi: ‘na piemontese…), ma che dico? la mamma, la nonna sua, venissero al mondo: potete pure andare a controllare. Che poi, detto tra di noi, a me Margherita non mi piace nemmeno tanto, come nome.  Ne avrei preferito uno più napoletano: Carmela. O Filomena. O, volendo restare nella tradizione, Gennarina. Come dite? Suona male? Forse avete ragione: allora Patrizia, quella pure fa sciogliere il sangue, sapete? Ma che stavo dicendo? Ah: che mi hanno sbattuta in prima serata. E che ci volete fare: è il prezzo della celebrità. Della fama. Avete capito bene: fama, non fame. Io, la Settimana Enigmistica non me la vedo proprio: vanto innumerevoli tentativi di imitazione. Sono una star in tutti e cinque i continenti. Come dite? Mi sto sparando le pose? Macché, tutto provato: come dicono quelli che parlano bene, sono stato il primo alimento “globale” della storia del mangiare. Quando il pesce crudo (che schifo) se lo mangiavano solo i giapponesi, però a casa loro, in Giappone, io avevo già attraversato l’Oceano. Ma mica uno solo: tutti gli oceani. Cient’anni fa, ma pure prima, tu arrivavi a Nuova Yorke e trovavi dieci, cento, mille pizzerie. E poi: Tokyo, Sidney, Pechino. Bangkok. Pure in Papuasia mi conoscono, pure gli eschimesi. Però io so’ nata ‘cca, e questa rimango: oltre il napulitano, e ‘nu poco d’italiano, non mi sono mai voluta imparare nessun’altra lingua. E questo mi frega, probabilmente: perché non sono mai riuscita a diventare, come si dice, una donna di mondo. Quelle che si sanno vendere, insomma. Ma vendere… che avete capito? Vendere nel senso di farsi la propaganda da sole. Come dite? Si dice marketing? Vabbè: nun saccio ‘fa ‘o marketing, è corretto così? Mi limito a fare il mio dovere: che è quello di sfamare milioni ‘e puverielli, sì, ‘e puverielli, ‘e lazzari, quelli che non possono mettere ‘o piatto a tavola, ogni giorno che il Signore manda sulla terra. Perché un fatto è certo: a me si possono rivolgere tutti, senza distinzione di classe e di grandezza del portafoglio. Io sono l’alimento più completo, dicono gli scienziati, quelli buoni: tengo ‘e carboidrati, ‘e proteine, ‘e vitamine, e pure i grassi, che non fanno male, anzi. Mo’ questi della televisione dicono che tengo pure il benzopirene. Ora, parlando con rispetto, a me ‘sta parola me fa veni’ a mente ‘na cosa che non posso dire qua’, sopra al giornale, sennò voi vi scandalizzate, e io sono sempre una signora. Però penso che ci siamo capiti, no? ‘O benzopirene, dunque, che sarebbe un idrocarburo. Madonna mia, e che sarà mai? Mi hanno spiegato che gli idrocarburi li tengono pure la benzina, il gasolio, e tutti i carburanti che si mettono nelle macchine per far funzionare il motore. E allora, visto che costo meno della benzina, mettite ‘a me nel serbatoio, e vediamo se la macchina va… Scherzi a parte, a me la cosa che mi fa stare più male da due giorni a questa parte è quell’accusa: che io porterei quelle brutte malattie che quando uno se le piglia è condannato. Io? Sono due notti che non ci dormo. E sarebbe tutta colpa del forno in cui vengo cotta? A me ‘sta storia mi puzza. Io nel forno a legna ci sono nata. Le fascine che si consumano creando la temperatura giusta sono le mie sorelle. Se non mi adagiano sulla pietra levigata, io non sono più io, so’ ‘nata cosa. Non so se mi sono spiegata. E allora, mi chiedo: che c’è dietro? Ma non so darmi una risposta. Forse, la migliore risposta la date voi, che ve ne fregate di quello che dice la televisione e continuate ad apprezzarmi: a pranzo, a cena e qualche volta pure a colazione. Perché ‘e giurnaliste passano, io resto. Eccomi qua, calda calda. Con la mozzarella che fila e ‘a pummarola rossa rossa. E ‘o curnicione ‘nu poco bruciato, sì: perché così sono più buona e croccante. Come diceva quella canzone? Ma tu vulive ‘a pizza… A servirvi, signurì…

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