Macbeth, uomo del presente senza tempo

Macbeth, uomo del presente senza tempo
di Luigi Zampoli

macbeth-justin-kurzel-posterNon c’è Macbeth senza una scena, un palco di qualunque genere e un uomo che ha disegnata sul suo volto l’aspra e lacerante contesa tra la perfida brama di potere e la sua antica coscienza. La teatralità è talmente consustanziale a tutta l’opera shakespeariana che si fa sempre fatica ad accettare ogni sua possibile trasposizione cinematografica.
L’ultima versione del dramma del re di Scozia porta la firma del visionario Justin Kurzel che accentua con una malcelata intenzione di assecondare i giusti del pubblico più giovane, gli aspetti tenebrosi e oscuri della personalità dei protagonisti.
Il cielo, la natura, i volti hanno colori che non consentono alcuna redenzione; una Scozia medievale avvolta da una costante atmosfera opalescente di sangue e ferocia.
La fotografia del film asseconda magistralmente l’incedere dei pensieri più velenosi di Lady Macbeth che diventano l’azione omicida del consorte, dopo che le rivelazioni delle tre streghe hanno spalancato le porte al delirante viaggio in una dimensione umana in cui la distruzione dell’altro, minaccioso in quanto tale, è l’unica via per la realizzazione del disegno di grandezza.
La rappresentazione visiva delle contorsioni interiori dei personaggi sono il lascito più evidente di questa versione del Macbeth. La visione stessa delle immagini degli esterni traduce l’inospitalità di uomini, donne, luoghi e dialoghi; è uno spaventoso affresco di una rilettura del dramma shakespeariano che soffia come un vento fortissimo e una nebbia che non dà tregua, laddove s’intravedono forme rarefatte di giovani, soldati morti che circondano il viaggio di Macbeth verso il proprio destino.
La storia scorre nel sostanziale rispetto del testo originale con i due attori protagonisti, Michael Fassbender e Marion Cotillard, che offrono i loro volti alle lacrime, alla spietata follia e all’abisso. L’impasto tra ogni elemento del film è sapientemente dosato anche grazie ad una colonna sonora straniante che, con le sue melodie metalliche fatte di strumenti ad archi, dilata la percezione della scena da parte dello spettatore.
Le atmosfere cupe così avvolgenti e potenti sembrano quasi soffocare l’espressività del linguaggio, a tal punto che in diversi passaggi del film le presenze umane sembrano quasi degli orpelli, figure funzionali alla suggestione epica complessiva della storia; l’immortale parola del testo è ridimensionata e sacrificata ad esigenze di impatto visivo; il cinema divora la congenita teatralità del Macbeth.
C’è molto rosso nel film, re Macbeth non si separa mai dal suo sangue rappreso tra il colto e il collo, qui il regista indugia un po’ troppo sul suo profilo sanguinario e sul ruolo compulsivo di Lady Macbeth, in questo senso; come se il re diventasse un automa mosso dai vaticini delle tre streghe con il loro parlare coreutico e dalla sussurrata perfidia della moglie. La discesa agli inferi di Macbeth è accompagnata dalla figura disincarnata dell’amico Banquo, tradito e ucciso, il cui figlio sarà re e Macduff, l’uomo strappato dal ventre della madre prima di venire al mondo e, secondo la profezia delle streghe, colui il quale darà la morte a Macbeth, vendicando l’assassinio di moglie e figli, inghiottiti dalla crudeltà senza argini del re tiranno.
Macbeth soccombe secondo la profezia; il barone Macduff e Malcolm, figlio del re legittimo di Scozia, Duncan, assassinato da Macbeth, al principio della lunga scia di sangue, muovono contro il castello del despota tra le fiamme del bosco di Birnam; l’avanzata della foresta compie il destino di Macbeth. Il futuro di Scozia è affidato al figlio di Banquo come da stregata profezia.
Potere e guerra s’inseguono l’uno con l’altro e tirano fuori ogni furia disgregatrice di cui è capace l’uomo, anche il più retto e virtuoso, e l’uomo divorato dall’ambizione bagna i suoi panni nell’acqua più torbida se è necessario a realizzare il fine di dominio assoluto. Il film ricostruisce appieno una figura che non sconta mai alcuna inattualità.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *