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Maccauro (Confindustria): Burocrazia e grandi opere ferme frenano lo sviluppo

Maccauro (Confindustria): Burocrazia e grandi opere ferme frenano lo sviluppo

di Caterina La Bella

“Lavoro, sviluppo ed equità”: lo chiederanno questo pomeriggio i sindacati che scenderanno in piazza a Napoli per una mobilitazione che parte dalla Campania. Ma lo chiede anche Confindustria che, dall’altra parte della “barricata”, sa che per superare la crisi è necessario remare tutti nella stessa direzione. Ne è convinto Mauro Maccauro (foto), presidente di Confindustria Salerno e già presidente regionale dei giovani industriali.
Presidente Maccauro, secondo lei sono utili manifestazioni come quella in programma oggi a Napoli?
È sicuramente uno dei momenti peggiori della vita economica del nostro Paese e ciascuno reagisce secondo il ruolo di rappresentanza che ha. In tal senso, la mobilitazione di oggi a Napoli è un modo, da parte delle forze del lavoro, per far sentire la propria voce. Da tempo dico che, in un periodo come questo, le diverse anime del mondo produttivo devono remare tutte nella stessa direzione. Se si incardinasse anche una contrapposizione tra le parti sociali sarebbe un disastro.
Contro una crisi che pare irreversibile, i sindacati scendono in piazza. Bisogna attendersi qualche protesta clamorosa anche da parte degli imprenditori?
Non credo. In questo momento gli imprenditori sono impegnati nelle proprie aziende a resistere a questa onda forte che sta travolgendo le nostre attività. In settimana avremo un incontro in Confindustria con i rappresentanti sindacali per fare il punto della situazione e cercare azioni comuni da mettere in campo. Ripeto, il gioco di squadra, in momenti come questi, è fondamentale.
Qual è, oggi, la vera emergenza della Campania?
Le grandi opere ferme e la burocrazia della pubblica amministrazione. Se si riuscisse a sbloccare le grandi opere si potrebbe dare ossigeno a tante attività. Idem per la burocrazia, che frena e soffoca tante imprese.
Maccauro, lei è ottimista per il futuro?
Più che ottimista direi riflessivo. Seguo con grande attenzione le dinamiche che si evolvono. L’unico segnale di fiducia che possiamo riscontrare è il vertice dei giorni scorsi di Bruxelles. Bisognerà però vedere se alle enunciazioni seguiranno azioni concrete.
La Campania è un po’ il simbolo dell’Italia che non funziona. Siamo messi davvero così male?
Da un punto di vista statistico peggio di noi c’è la Calabria ma non è che siamo contenti di questo dato così disastroso. Vero è che la Regione Campania ha ereditato un debito regionale pazzesco che ricade su tutti i cittadini e sulle imprese, basti pensare all’aliquota Irap che è il simbolo di una tassazione fin troppo penalizzante per gli imprenditori. Speriamo che i piani di investimento e di risanamento che si sono avviati con la giunta Caldoro effettivamente portino risultati positivi che possano ricompensare i grandi sacrifici dei cittadini e degli imprenditori.

 

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