Maccauro (Confindustria): caro Monti, troppo poco per il Sud

Maccauro (Confindustria): caro Monti, troppo poco per il Sud

Il decreto Sviluppo bis, approvato ieri dal Governo Monti, contiene diverse novità, a partire da quelle che toccheranno il mondo delle start up e i giovani imprenditori. Le start up, infatti, saranno agevolate grazie a nuove disposizioni in materia di avvio dell’attività. Il provvedimento prevede, per le aziende in fase di sviluppo, un salvagente di durata quadriennale, si tratta di un regime meno duro in caso di fallimenti, per cui se dovessero essere coinvolte in un fallimento, verranno assoggettate alla disciplina per eccesso di debito. Novità anche per quanto riguarda i contratti: se il testo ad oggi escluderebbe l’introduzione di un contratto a termine di quattro anni ma andrebbe invece a prevedere, all’interno del limite massimo dei 36 mesi valido per tutti, una maggior flessibilità per i rinnovi. Sì anche alla defiscalizzazione delle opere infrastrutturali strategiche, attraverso l’introduzione di un credito di imposta a valere su Irap e Ires fino al 50%; all’attrazione degli investimenti diretti esteri, con la costituzione dello sportello unico Desk Italia a cui potranno rivolgersi gli imprenditori stranieri; al rafforzamento del sistema dei Confidi per migliorare l’accesso al credito delle Pmi. Il nuovo decreto del Governo ha approvato poi i servizi digitali per i cittadini, che potranno avere un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione.
Si aspettava qualcosa di più in questo secondo decreto sviluppo il presidente di Confindustria Salerno, Mauro Maccauro (foto), che soprattutto per il Sud d’Italia ravvisa ancora la necessità di una “buona amministrazione”.
Presidente Maccauro come giudica il provvedimento varato dal Governo Monti?
Di sicuro la parte che riguarda la digitalizzazione della pubblica amministrazione è qualcosa di importante, dà sicuramente la sensazione che c’è qualcosa su cui il Paese vuol migliorare, attraverso i servizi digitali diamo il senso si una pubblica amministrazione che cerca di riformarsi. Certo si tratta di un provvedimento che non incide immediatamente sulle tasche degli italiani.
Il timore degli italiani è proprio questo, che tutto il provvedimento non incida per far crescere l’economia…
No, la parte che riguarda la digitalizzazione della Pubblica amministrazione è positiva. Gli aspetti legati strettamente all’attività produttiva riguardano soprattutto il credito di imposta concesso per le grandi opere infrastrutturali. Questa parte del decreto dà due idee: da una parte il Governo ammette di non avere soldi pubblici per realizzare le opere da solo, e dall’altro il pubblico mette il suo solamente attraverso il credito di imposta.
Basterà?
Adesso dobbiamo verificare proprio questo: innanzitutto, le lentezze legate ai tempi della burocrazia, sappiamo che da quando c’è la progettazione dell’opera passa un tempo lunghissimo per arrivare alla realizzazione. Per quanto riguarda il credito di imposta, il problema è che l’imprenditore dovrà anticipare le somme di danaro per poi riottenerne una parte come credito, e sappiamo già che i tempi sono lunghissimi. Oggi lo Stato deve 100 milioni di euro ai privati per quanto riguarda le infrastrutture. Tutto questo crea un ulteriore problema con le banche. Avremmo avuto bisogno di provvedimenti che stimolassero la liquidità da parte degli istituti creditizi. Per quanto riguarda il sostegno alle star up, alle aziende che investono in innovazione, bene, il Governo ha fatto bene a puntare sui giovani, sulle aziende spin-off delle Università. Ma non penso che questi provvedimenti possano incidere sullo sviluppo del settore industriale. Andava fatto altro.
Ad esempio? A che cosa doveva mettere mano il Governo Monti?
Per quanto riguarda le opere infrastrutturali, avrebbe dovuto garantire la sburocratizzazione, oppure avrebbe dovuto intervenire per alleggerire dalle tasse la busta paga dei lavoratori, affinché il lavoratore avesse maggiore capacità di spesa. Nelle aziende dove si sta operando per avvicinare impresa e sindacati dovrebbe operare per defiscalizzare l’aumento della produttività.
Dunque, boccia o promuove il secondo decreto sviluppo?
Tutti i provvedimenti legati alla pubblica amministrazione vanno bene, ma si ha l’idea che non ci siano ulteriori risorse a disposizione per i provvedimenti che le ho appena elencato. Sembra il massimo che può fare questo governo con il tempo che ha.
E per quanto riguarda le imprese salernitane, lei che ha il polso della situazione, come stanno le aziende locali?
In generale l’aumento nel 2012 rispetto al 2011 del ricorso alle misure eccezionali per il sostegno o la cassaintegrazione del reddito ci dicono che sono maggiori le difficoltà. In generale molti hanno cercato di cambiare mercato, innovare sul prodotto, l’alimentare e la meccanica di precisione hanno risentito meno della crisi. Non è stato lo stesso per agricoltura ed edilizia. Il grande problema rimane la carenza di liquidità, la stretta creditizia delle banche.
E forse lo è per tutto il Mezzogiorno…
Purtroppo Basilea 3 impone dei vincoli agli istituti di credito, ma credo che nel Sud sia mancato proprio una politica di sviluppo, anche la vicenda della mancata spesa dei fondi strutturali europei dà una fotografia di quanto il Mezzogiorno d’Italia abbia bisogno di una “buona amministrazione”. Gli imprenditori si rimboccano le maniche ma la politica rende ancora forte il gap con il resto del paese.
(m.a.)

m.amelia

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